Il piacere  del buon gusto

Il piacere del buon gusto

Tutta la verità sulla naturalezza dei salumi dentro un’etichetta. Profumi di frutta e fiori: è il segreto dei vini d’eccellenza
In collaborazione con Uva Rara - VIneria e ristoro

Il nostro bel Paese si distingue nel mondo per il patrimonio agroalimentare, unico per ricchezza, varietà e pregio. Non solo prodotti DOP e IGP, ma anche piccole realtà casalinghe, tradizioni tramandate da padre a figlio con metodi di lavorazione affinati nel tempo. Di queste tradizioni è forte anche la nostra grande provincia; Raffaele Giannelli è un giovane produttore di Troia che, a seguito degli studi e di esperienze lavorative in importanti aziende dell’Emilia, è tornato a casa, sui bellissimi monti dauni, per iniziare una produzione salumiera artigianale. Abbiamo chiesto a Raffaele alcune dritte per riconoscere il salume di qualità; lui ama chiamarle “eccellenze”, e spiega che il più grande rischio è costituito da composti conservanti che hanno l’effetto collaterale di diventare cancerogeni. “Una produzione di qualità – spiega Giannelli - si affida a conservanti naturali quali sale, pepe ed altre spezie, andando a ripescare, talvolta, ricette ed usanze tradizionali. Per distinguere tali eccellenze affidiamoci alla vista: diffidiamo dai colori troppo accesi, preferendo un rosso più scuro ed un grasso tendente al roseo; impariamo a leggere le etichette, scartando quelle nelle quali compaiono sigle come E250, E252, E300, E301, che possono essere sostituite dal nome della sostanza, come potassio di nitrato o antiossidante acido ascorbico, così da essere sicuri che il salume è davvero al naturale, senza conservanti. Tali caratteristiche possono essere assicurate solo dai piccoli produttori: la cura da utilizzare per questo tipo di produzioni non è adatta ad un’industria che fornisce diversi quintali di derrate ogni giorno. Effettuata la scelta giusta, ne gioveranno anche gli altri sensi, l’olfatto ed il gusto, che riscontreranno delle sensazioni più franche e decise, da veri intenditori”. Inoltre, una buona notizia per le donne incinte, che sanno di non poter mangiare salumi non cotti in gravidanza per il rischio di contrarre microrganismi patogeni come il toxoplasma: alcuni studi hanno dimostrato che il suddetto non sopravvive a stagionature che superano i 12 mesi, permettendo così, alle già affaticate donne, di continuare a godere dei piaceri della tavola; il che significa, per i partner, una “voglia” in più da soddisfare nel cuore della notte. Ma come si può godere appieno se a tavola, con i salumi, non si beve un gustoso calice di lambrusco? Vi sembra banale? Fidatevi, vi assicuro che il lambrusco non è solo quel bottiglione da due litri che si trova nello scaffale più basso di tutti i supermercati; quello che vi propongo è un lambrusco di Sorbara, dalle caratteristiche uniche tra i vini con cui condivide il nome. L’etichetta che mi ha fatto innamorare di questa tipologia porta il nome “Radice” ed è prodotto dall’azienda di Alberto Paltrinieri: si presenta con il suo colore rosso porpora, chiaro e brillante, ed una spuma vivace dai riflessi rosei; emana profumi intensi di viola e frutta rossa, nella quale sono facili da scandire la fragola, il lampone e la ciliegia; il sapore è secco, brioso, con una rampante acidità che lascia immaginare fragranze agrumate, finanche di pompelmo rosa, accompagnare quegli effluvi di frutta e fiori che avevamo già incrociato al naso e che ora, respirando, piacevolmente si ripropongono. Un vino in rosa, decisamente adatto alle donne, che sempre di più apprezzano il nettare di Bacco, diventandone spesso delle vere e proprie cultrici. Mentre scrivo mi contatta Raffaele, dicendomi di raggiungerlo al salumificio per sentire in maniera specifica quelle sensazioni di cui mi parlava… “Raffaele, prendo una bottiglia di Radice e arrivo!”

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf