L’alga che viene  dal freddo…

L’alga che viene dal freddo…

Per una completa depurazione dell’organismo. Assorbe i metalli pesanti, come piombo e mercurio, impedendone l’assorbimento da parte dell’organismo
 A cura del dott. D’Alessandro

La Durvillea Antartica, come indica il nome, è un’alga bruna che vive nell’Antartico aggrappata alle sponde rocciose, e per tutto il periodo più freddo dell’anno vive sotto la calotta glaciale. È la sua composizione, ricca di zuccheri e polisaccaridi, a conferirle la sua straordinaria capacità di resistenza in particolare nei confronti del freddo. Quest’alga ha delle strabilianti proprietà depurative per il nostro organismo ed è in grado di apportare notevoli benefici alla nostra salute.
Uno dei principali responsabili delle proprietà salutari di quest’alga è l’acido alginico che è contenuto nella parete cellulare delle alghe brune. L’acido alginico ha due proprietà importanti: innanzi tutto non viene assorbito dal nostro organismo, inoltre ha proprietà gelificanti. Questa molecola forma delle masse gelatinose in grado di assorbire metalli pesanti tra cui piombo, cadmio, mercurio ed altre sostanze tossiche, impedendone l’assorbimento da parte dell’organismo. Per questo viene impiegato come valido depurativo. L’alga non presenta tossicità.
L’acido alginico e i suoi sali (di sodio, potassio, magnesio) sono noti per l’elevata capacità di scambio e le proprietà chelanti in grado di eliminare dall’organismo i metalli pesanti e numerose altre sostanze tossiche. L’alginato sodico solubile, reagendo con il piombo o con altri metalli pesanti, forma dei chelati insolubili destinati ad essere espulsi dall’organismo attraverso le feci. Quest’ultima sorprendente proprietà fa’ delle alghe un alimento indispensabile nella dieta di tutti coloro che sono costretti a vivere in ambienti particolarmente contaminati. E’ possibile assumere questo prezioso alimento attraverso integratori specifici per la depurazione del nostro organismo.
Per saperne di più.
Nell’agosto del 1945 la seconda bomba atomica statunitense, dopo quella di Hiroshima, fu sganciata sulla città di Nagasaki. Il Dr. Akizuki, che lavorava in un ospedale ad appena un miglio dal centro dell’esplosione, raccolse tutti i pazienti sopravvissuti nei sotterranei del fabbricato distrutto e, con mezzi di fortuna, li nutrì con una strettissima dieta a base di riso integrale ed alghe.
A differenza dei degenti di altri ospedali che perirono nei giorni susseguenti a causa delle radiazioni, quelli del Dr. Akizuki, incluso egli stesso ed i suoi collaboratori, si salvarono tutti. Alcuni scienziati condussero delle ricerche sul meccanismo tramite il quale alcuni alimenti o sostanze potessero proteggere dalle radiazioni ionizzanti dei tumori. Nel 1964 ricercatori del Gastro-Intestinal Laboratory della McGill University di Montreal dimostrarono che gli alginati contenuti nelle alghe riducevano fino all’80% la quantità di stronzio assorbito dall’intestino. Si osservò che l’alginato di sodio contenuto nelle alghe brune “agganciava” il composto radioattivo che veniva successivamente espulso dal corpo. In successivi esperimenti, compiuti negli anni ‘70, scienziati giapponesi verificarono che, introducendo alginato di sodio estratto da alghe in cavie assieme a calcio e stronzio, si constatava una riduzione dell’assorbimento dello stronzio a livello osseo fino all’80%, senza che ciò interferisse con quello del calcio.
In un suo libro, nel quale comparava ed elaborava vari studi sia statunitensi sia giapponesi, Steven Schecter afferma: “Non esiste nessun altro gruppo di alimenti maggiormente protettivo nei confronti di elementi radioattivi e di altri contaminanti ambientali delle alghe. Esse possono prevenire l’assimilazione di diversi radionuclidi e metalli pesanti come cadmio, bario, zinco ed altre pericolose sostanze presenti nell’ambiente”. Recentemente alcuni studi sulle microalghe hanno individuato nuove sostanze, le fitochelatine, con importanti proprietà disintossicanti dai metalli pesanti.

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n. 10 / Dicembre 2017

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