Se il glutine diventa un nemico…

Se il glutine diventa un nemico…

Due le patologie legate a questa sostanza
La “sensibilità” è una situazione transitoria; la celiachia, invece, ha componenti genetiche

Il “glutine” - che dal latino gluten-inis significa colla - fu isolato per la prima volta da Beccari nel 1728; è una sostanza lipoproteica contenente due proteine: la gliadina (frazione tossica) e la glutenina presenti principalmente nell’endosperma delle cariosside di cereali quali frumento, farro, segale e orzo.

Oggi si conoscono due tipi di patologie legate all’ingestione di glutine. La prima viene definita come “Sensibilità al glutine”: si tratta di una situazione transitoria in cui i soggetti colpiti sono risultati negativi ai saggi ematici per la celiachia ed eventuali allergie al frumento. Si risolve interrompendo, per un periodo di tempo, l’assunzione di alimenti contenenti glutine, i quali in seguito verranno reintrodotti gradualmente. L’altra, definita “celiachia”, è una patologia autoimmune che provoca una condizione infiammatoria cronica, una patologia complessa dell’intestino tenue causata da un’inadeguata risposta immunitaria al glutine ingerito. Quando gli individui geneticamente predisposti introducono con la dieta alimenti contenente glutine, alcuni epitopi di gliadina vengono riconosciuti e sequestrati dagli antigeni presenti nella lamina propria inducendo la proliferazione di cellule specifiche per la gliadina, CD4 T, che attaccano l’intestino provocando lo stato infiammatorio tipico di questa patologia.

La celiachia è caratterizzata da un’atrofia dei villi, iperplasia delle cripte, e infiammazione dell’epitelio e della lamina propria, che a sua volta portano a un malassorbimento di sostanze nutritive e/o diarrea cronica e il suo unico trattamento attuale è un’esclusione permanente del glutine dalla dieta. La celiachia ha una forte componente genetica, una significativa proporzione della predisposizione genetica proviene dai geni HLA-DQ2 e -DQ8, anche se i soli geni HLA-DQ2 e -DQ8 non sono sufficienti per predisporre alla celiachia poiché più individui positivi ai geni DQ2 o DQ8 rimangono sani, un gran numero di geni non HLA probabilmente contribuiscono alla patogenesi della celiachia, ai quali si associano anche fattori ambientali.
Per la diagnosi della celiachia si esegue inizialmente un dosaggio ematico di transglutaminasi antitissutale (tTGA le più usate a fini diagnostici), gli anticorpi anti-endomisio (EMA) e gli anticorpi antigliadina (AGA meno utilizzati per l’alto tasso di falsi positivi).
Pazienti con elevati titoli di transglutaminasi antitissutale ed anticorpi antiendomisio hanno una probabilità di oltre il 95% di essere celiaci e quindi candidabile ad ulteriori esami di accertamento, come la biopsia duodenale. Si tratta di un esame invasivo, l’esame si effettua mediante esofagogastroduodenoscopia, durante la quale un lungo e sottile tubicino flessibile viene inserito attraverso la cavità orale e fatto scendere lungo l’esofago fino allo stomaco e al primo tratto dell’intestino, dove viene prelevato un piccolo campione per l’esame citologico, il quale consente di confermare o di escludere con certezza pressoché assoluta la celiachia.

Dr. Stefano la Torre biologo
presso il laboratorio Analisi Cliniche “S.Rita.”
Nuova sede Via Telesforo, 8-14 - Tel.0881.746408

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n. 10 / Dicembre 2017

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