Per chi suona la campanella?

Per chi suona la campanella?

Come gestire ansie e preoccupazioni
Docenti, genitori e figli alle prese con il ritorno a scuola

A cura della dottoressa Eleonora Vera - Pedagogista


La scuola è iniziata da poche settimane e sono molti i motivi di riflessione per tutti, studenti, genitori e docenti. Per i primi la spensieratezza della vacanza lascia il posto a sentimenti contrastanti che oscillano tra ostilità, tristezza, ansia ed entusiasmo. I genitori attendono con sollievo la ripresa delle lezioni, alcuni con apprensione, preoccupati degli esiti scolastici dei loro figlioli. I docenti vivono queste ultime ore, prima dell’avvio dell’anno scolastico, dibattuti tra frustrazioni, preoccupazioni e aspettative; nelle scuole si predispongono percorsi didattici strategici e accattivanti, si organizzano ambienti di apprendimento accoglienti e ricchi di stimoli. Probabilmente la combinazione di tutte queste variabili determinerà nei nostri ragazzi un diverso modo di “vivere” la scuola e nelle classi, diversi climi di relazione; quasi certamente le attese degli adulti influenzeranno gli atteggiamenti nei confronti dello studio e del successo scolastico. Noi adulti, coscienti delle nostre aspettative, dovremmo soffermarci a riflettere se queste sono rivolte nell’interesse dei nostri figli/alunni, ed essere consapevoli di come comunicarle.

Non ci preoccupiamo tanto di quei ragazzi che hanno una vita scolastica serena, quanto di quelli che la vivono con malessere: alcuni temono di non farcela a portare a termine gli impegni scolastici, altri temono i rimproveri, non si trovano a proprio agio con i compagni o, magari, hanno subito derisioni e atti di bullismo; altri invece si sentono inadeguati rispetto alle proprie attese o quelle degli adulti. Ad ogni modo il classico “mal di pancia” va analizzato con attenzione per individuarne la causa il più presto possibile.

Genitori e docenti costituiscono una combinazione formidabile per sostenere la crescita e la formazione delle nostre giovani generazioni. Quando di parla di “patto di corresponsabilità” tra scuola e famiglia, si intende quell’insieme di azioni coerenti che nascono da un sereno ed aperto dialogo, con l’intento di dare forza all’azione educativa e formativa. Il patto si fonda sul rispetto reciproco dei ruoli. Solo un atteggiamento condiviso di positività e fermezza, di chiarezza e adeguatezza delle attese, può dare una svolta a tante situazioni di malessere e di abbandono scolastico e fornire soluzioni concrete per l’emergenza educativa del nostro tempo.

Se pensiamo alla vecchia scuola, quella dei primi del Novecento, rigorosa e inflessibile, nata per ridurre l’analfabetismo, pensiamo a quante difficoltà abbia potuto generare nelle giovani menti; in realtà assicurava la trasmissione dei saperi ma produceva disagio e dispersione scolastica. Da allora cosa è cambiato nella scuola e nella società? Cosa ha prodotto il permissivismo? Riusciamo a cogliere i veri bisogni di ciascun figlio/alunno? A percepire le loro emozioni e a “educarle”? A individuare le potenzialità e le inclinazioni per canalizzarle? Preferiamo “insegnare” e divulgare i saperi oppure contagiare questi ragazzi con l’amore per la conoscenza, per la vita e guidarli a coltivare i propri sogni? Riusciamo a dedicare loro attenzione e tempo? Sappiamo ascoltarli con attenzione? Sappiamo accompagnare loro nel cammino dentro di sé, alla scoperta della propria identità, con parole e gesti nuovi? Abbiamo ancora pochi giorni per dare delle risposte.

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n. 10 / Dicembre 2017

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