Figli, imparare a dire di no

Figli, imparare a dire di no

Conoscere la “pedagogia del limite”
Il “capriccio” del bambino è una prova di forza che va combattuta con fermezza e coerenza

a cura della dottoressa Vera Eleonora

Affrontare i “capricci” del bambino rappresenta una delle situazioni più faticose e impegnative per genitori alle prese con figli sempre più dominanti e esigenti. La fase del “No”, che va dai due ai tre anni, è un passaggio obbligato della emancipazione del bambino. Solo dopo i cinque anni si passerà alla fase della ragionevolezza, un momento delicatissimo in cui temperamento del bambino e atteggiamenti dei genitori interferiscono a vicenda, determinando personalità e relazioni familiari differenti. I bambini “sperimentano il capriccio” come prova di forza e rimangono sconcertati di fronte alla fermezza e alla coerenza dei genitori. Fermezza, poche regole, coerenza e coesione dei genitori, sono i paletti su cui fondare una genitorialità efficace.

Sicuramente i ritmi di vita delle famiglie hanno subito negli ultimi tempi delle accelerazioni anomale e i genitori non hanno più tempi distesi da dedicare alle relazioni familiari. Le ansie e le preoccupazioni per il presente e il futuro, rendono i rapporti familiari frettolosi, tesi e sempre meno intensi. Molto spesso i genitori, presi dai sensi di colpa, assumono inconsapevolmente atteggiamenti iperprotettivi, destinandosi a soccombere di fronte a richieste sempre più difficili da evadere. Di rimando, la società trasmette un modello di genitori permissivi e tolleranti, che si rifugiano nel ruolo di “amici” in cerca di complicità e di relazioni compensatorie. Se è vero che per il bambino sfidare l’adulto è un segnale di indipendenza, andare oltre il limite affrontando le paure e i pericoli è segnale di intraprendenza che va canalizzata positivamente. Riconoscere il limite, accettare il “No”, è un esercizio che aiuta il bambino e l’adolescente a trasformare l’ostacolo in una nuova occasione di crescita. Ovviamente si parla di sperimentare il diniego “giustificato” da semplici spiegazioni che aiuteranno il bambino, e l’adolescente poi, a comprenderne il significato.

Accade tuttavia anche a noi adulti, genitori e insegnanti, di avere sfide e dilemmi non risolti in gioventù, che proiettiamo sui nostri figli e alunni. Ciò comporta che genitori e insegnanti per primi, facciano chiarezza con se stessi e utilizzino le proprie esperienze come risorse educative significative; è importante “ascoltare” il bisogno del bambino e “comprendere” ciò che egli intende comunicare, liberi da ogni condizionamento personale. Studi accreditati hanno dimostrato che persino il pianto del neonato può essere interpretato e che le mamme possono esercitarsi nel riconoscerlo nelle diverse situazioni; una abilità che sarà utile anche nell’età successiva. Il problema è la disponibilità all’ascolto, l’attenzione per il figlio, il prendersi “cura”, intesa soprattutto come capacità di ascolto dell’altro; una reciprocità di cui entrambi i soggetti possono beneficiare.
La pedagogia permissivista sembra ormai superata dalla esigenza, emergente dalle riflessioni sull’infanzia e sulla adolescenza, di rivedere il modello culturale ed educativo e di ristabilire un nuovo dialogo formativo tra scuola e famiglie.

Leggevo un articolo interessantissimo del filosofo Umberto Galimberti in cui sottolinea quanto sia deleterio difendere i propri figli dai professori esigenti; e quanto sia invece indispensabile riconoscere e riconoscersi alleati all’azione formativa della scuola. L’insegnamento, l’apprendimento e l’educazione sono occasioni per creare quella trama di vissuti che unisce realtà e fantasia, “ragione e follia”, in un atto di mediazione tra bisogni e soddisfacimento degli stessi; per questo motivo gli insegnanti e i genitori “insieme”, dovrebbero essere in grado di intercettare e selezionare i segnali, le richieste, dando spazio e coltivando quelle significative. È intorno a queste ultime che si costruisce una personalità positiva e propositiva, disponibile e capace di orientarsi tra difficoltà e opportunità.

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n. 10 / Dicembre 2017

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