Il trattamento dell’Enterocolite Necrotizzante

Il trattamento dell’Enterocolite Necrotizzante

Patologia dei neonati, colpisce gli strati più profondi della parete intestinale
Il 75% dei casi riguarda i nati prematuri, per 1/3 di essi si ricorre alla chirurgia
di Maria Nobili - Chirurgo Pediatrico

Per enterocolite necrotizzante, detta anche NEC, si intende una patologia che colpisce i neonati, la cui tipica manifestazione è la necrosi (morte) intestinale che può colpire gli strati più profondi della parete, più comunemente l’ileo terminale, meno frequentemente il colon e il piccolo intestino prossimale. Alcuni neonati sono particolarmente a rischio di NEC: il 75% dei casi si ha nei prematuri, soprattutto se c’è stata una rottura prolungata delle membrane, con infezione del liquido amniotico o asfissia alla nascita.
L’incidenza nei bambini alimentati con formule ipertoniche o che hanno subito un’exsanguinotrasfusione può anche essere più alta. Ritardare l’alimentazione orale di parecchi giorni o settimane, nei bambini prematuri di basso peso o malati, sostituendola con una nutrizione parenterale totale, e un successivo lento reinserimento del latte, può diminuire il rischio della NEC.
SINTOMATOLOGIA | I sintomi e segni clinici comprendono letargia, acidosi metabolica, febbre. Le cause non sono chiare: si crede che la sofferenza intestinale favorisca l’azione dei batteri. La mucosa non produce il normale muco protettivo, lasciando l’intestino esposto alle invasioni batteriche, che con l’inizio dell’alimentazione orale, possono penetrare la parete intestinale  con necrosi di tutta la parete, perforazione, peritonite, sepsi e morte.
La sofferenza intestinale può essere conseguente basso flusso durante un’exsanguinotrasfusione, nel corso di una sepsi o per l’uso di formule iperosmolari; anche una cardiopatia congenita con ridotto afflusso di sangue o una desaturazione arteriosa di ossigeno può indurre una ipossia/ischemia intestinale e quindi predisporre alla NEC. Si pensa che il latte materno offra protezione da tale situazione. In 1/3 di bambini si verifica una sepsi, che si può manifestare con letargia, instabilità termica e/o aumentate crisi di apnea e alterazione dello scambio di ossigeno e anidride carbonica. Altri bambini possono presentarsi con occlusione intestinale, distensione addominale, ristagno gastrico biliare (dopo i pasti) che può arrivare fino al vomito biliare o con sangue nelle feci. I test sulle feci per la ricerca di sangue occulto nei bambini prematuri (che sono alimentati) possono aiutare a diagnosticare precocemente la NEC. Una Radiografia precoce dell’addome può rivelare l’occlusione intestinale. L’evidenza di aria libera in addome, indica perforazione intestinale e richiede un intervento chirurgico urgente. Circa 2/3 dei bambini che hanno presentato la NEC sopravvivono; la prognosi è migliorata grazie a un’aggressiva terapia di supporto (antibiotici e nutrizione parenterale totale), sospensione dell’allattamento e a un tempestivo intervento chirurgico, quando indicato.
TERAPIE | La prima cosa da fare quando si sospetta una NEC è interrompere la somministrazione di latte, decomprimere l’intestino, che deve essere aspirato con una sonda apposita, utilizzare antibiotici. È necessario l’intervento chirurgico in un 1/3 dei neonati. Indicazioni assolute sono la perforazione intestinale (pneumoperitoneo), i segni di peritonite (assenza della peristalsi, difesa addominale, dolorabilità, eritema ed edema della parete addominale). L’intervento chirurgico inoltre deve essere preso in considerazione in un lattante con NEC, che mostra un peggioramento delle condizioni cliniche e dei dati di laboratorio nonostante la terapia medica. All’atto dell’intervento, si deve resecare il tratto intestinale gangrenoso ed esteriorizzare i due tratti terminali. I tratti integri dell’intestino che residua si possono anastomizzare (collegare) subito, se il resto dell’intestino non mostra segni di ischemia. Con la guarigione della sepsi e della peritonite si può ristabilire la continuità intestinale diverse settimane o mesi più tardi. Raramente, i bambini non trattati chirurgicamente sviluppano una stenosi intestinale nelle successive settimane o mesi, è allora richiesta la resezione del tratto stenotico (stretto). La prognosi varia a seconda della rapidità di intervento.

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n. 10 / Dicembre 2017

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