Distacco dell’impianto di riscaldamento

Distacco dell’impianto di riscaldamento

Questioni di condominio: decide la Cassazione
È possibile farlo senza l’autorizzazione o l’approvazione dei condomini
a cura dell'avv. Palma Rubano

Il distacco dall’impianto di riscaldamento è una questione che è stata più volte posta al vaglio della Cassazione. Difatti, la Corte di Cassazione, dopo una serie di pronunce, con la sentenza n. 5331 del 3 aprile 2012, statuiva che il condomino dell’unità immobiliare distaccata dall’impianto centralizzato, fermo il suo obbligo di pagamento delle spese per la conservazione dell’impianto, è tenuto a partecipare a quelle di gestione, se e nei limiti in cui il suo distacco non si risolve in una diminuzione degli oneri del servizio di cui continuano a godere gli altri condomini. Il condomino, dunque, può legittimamente rinunziare all’uso del riscaldamento centralizzato e distaccare le diramazioni della sua unità immobiliare dall’impianto termico comune senza necessità di autorizzazione od approvazione degli altri condomini. Il distacco unilaterale, che non deve essere espressamente vietato è stato giudicato legittimo quando coloro che chiedono il distacco riescono a provare che questa operazione non determina alcun aumento di costi per chi continua a usufruire dell’impianto centralizzato e non comporta uno squilibrio in pregiudizio del regolare funzionamento dell’impianto centrale. In tale ipotesi il condomino distaccato è obbligato a pagare soltanto le spese di conservazione dell’impianto di riscaldamento centrale, mentre è esonerato dall’obbligo del pagamento delle spese del suo uso (Cass. n. 5974/2004). Può dunque oggi ritenersi consolidato il principio secondo cui “il condomino che rinunci all’uso del riscaldamento centralizzato e distacchi le diramazioni della sua unità immobiliare dall’impianto termico comune, è tenuto a partecipare a quelle di gestione dell’impianto, se, e nei limiti in cui, il suo distacco non si risolva in una diminuzione degli oneri del servizio di cui continuano a godere gli altri condomini” Da ciò consegue che: a) il distacco unilaterale è consentito quando il condomino interessato provi che da esso consegue una proporzionale riduzione delle spese di esercizio e non si verifica uno squilibrio pregiudizievole per il regolare funzionamento dell’impianto; b)    il condomino distaccato non può sottrarsi al contributo per le spese di conservazione dell’impianto ma non è tenuto a sostenere le spese di esercizio salva l’ipotesi in cui, a seguito del distacco, gli altri condomini non siano costretti a fare fronte ad una spesa maggiore rispetto al passato. L’operazione di distacco è stata espressa disciplinata dall’art. 3 della Riforma del Condominio che ha sostituito integralmente l’art. 1118 del codice civile che regola i diritti dei condomini sulle parti comuni. Ebbene, senza alcun tipo di formalità o procedura particolare, il singolo condomino potrà decidere il distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato senza rischiare divieti o contenziosi. Per tale decisione, deve essere però “oggettivamente constatato che l’immobile non gode della normale erogazione del calore a causa di problemi tecnici all’impianto di riscaldamento centralizzato condominiale”. Inoltre, il nuovo art. 1118 c.c. specifica anche che il distacco avviene “dopo che nell’arco di un’intera stagione di riscaldamento, il condominio non sia riuscito a risolvere il problema” e sempre che non derivino squilibri tali da compromettere la normale erogazione di calore agli altri condomini. Quindi, quando la nuova disciplina diverrà legge, il proprietario distaccato deve sempre e comunque partecipare alle spese di manutenzione straordinaria e per la sua conservazione e messa a norma. D’altra parte, non dovrà più contribuire alla spesa per l’acquisto di combustibile e di gestione.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf