Vuoi il mio posto per disabili? Ti querelo

Vuoi il mio posto per disabili? Ti querelo

Posteggiare sulle strisce gialle non è più solo un’infrazione del CdS
Attenzione: qui non si tratta più solo di parcheggi, ingiustizie e soprusi per la Corte di Cassazione potrebbe essere reato di violenza privata
di  Valentina Dinisi - Avvocato

È di quest’estate la notizia di quel giovane che, incurante della segnaletica, ha parcheggiato la sua autovettura in un posto riservato ai disabili e che, per “vendicarsi” del fatto che il legittimato ad occupare quel parcheggio gli ha fatto prendere una bella multa, ha pensato bene di lasciare un cartello di insulti a dir poco imbarazzante.
Purtroppo si tratta di una brutta “abitudine”, di un gesto di inciviltà che caratterizza l’Italia intera, ma attenzione: non solo quel giovane non ha rispettato la segnaletica indicante il parcheggio per disabili, ma, se quel parcheggio fosse stato dedicato ad un individuo preciso, avrebbe anche violato il codice penale, commettendo un vero e proprio reato!
Infatti, qualche mese fa, la Corte di Cassazione, con una sentenza destinata a fare storia, ha condannato un “indisciplinato” automobilista per il reato di violenza privata in quanto ha occupato il parcheggio riservato nominalmente ad una signora disabile.
L’imputato è un automobilista che incautamente parcheggia la propria auto in un posto riservato e la lascia lì per 16 ore. Quel posto è assegnato però a Giuseppina, una donna disabile di 49 anni, che abita proprio lì. La stessa si rivolge inizialmente alla polizia municipale, che non interviene per mancanza di personale libero.
Così la donna decide di recarsi dai carabinieri, dove querela il proprietario dell’auto.
Si tratta di un importante passo in avanti, che magari insegnerà qualcosa ai cittadini affinché sappiano che parcheggiare sulle strisce gialle riservate nominalmente a un disabile non è più solo un’infrazione del codice della strada, che pure prevede multe salate, ma comporta una condanna penale per violenza privata, con annesso risarcimento alla parte offesa.
È una sentenza senza precedenti, arrivata dopo lunghi otto anni di processo, durante i quali la protagonista offesa dall’incurante automobilista ha tenuto duro, pur di vedere rispettati i suoi diritti di persona disabile.
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 17794/2017 ha dunque stabilito che “se lo spazio dedicato al parcheggio dei disabili è generico, nel senso che non è vincolato a nessuna autovettura, la condotta del trasgressore è punibile ai sensi dell’art. 158 comma 2 del codice della strada che prevede una sanzione amministrativa…; nel caso in cui lo spazio in questione è riservato ad una determinata persona, per ragioni attinenti al suo stato di salute, alla generica violazione della norma sulla circolazione stradale si aggiunge l’imputazione del reato di natura penale”.
Ai fini della configurabilità del reato in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente la persona offesa della libertà di determinazione e di azione.
La signora con disabilità, infatti, si è vista costretta a tollerare qualcosa contro la sua volontà: ed ecco integrato il reato di violenza privata.
Si è altresì ritenuto che la condanna penale debba essere estesa anche a chi fa un uso improprio del contrassegno riservato alle persone con disabilità. Quindi, uomini e donne al volante, facciamo attenzione: rispettare le regole vuol dire innanzitutto rispettare le persone, vuol dire civiltà.

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n. 10 / Dicembre 2017

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