S.O.S. Assegno di mantenimento

S.O.S. Assegno di mantenimento

I criteri che il giudice deve seguire per stabilire la cifra
Va garantito il tenore di vita avuto durante il matrimonio
di  Daniela Murano - Avvocato

Una domanda ricorrente da parte di chi intende porre fine ad un matrimonio ormai in definitiva crisi riguarda l’esistenza e la eventuale quantificazione del diritto al mantenimento nei confronti del coniuge. Ebbene l’assegno di mantenimento è disciplinato dall’art. 156 del codice civile per il quale “il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a carico del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri”. La legge dunque prevede la possibilità, in sede di separazione consensuale o giudiziale dei coniugi, di stabilire un assegno di mantenimento a favore del coniuge più debole al fine di garantirgli lo stesso tenore di vita goduto nel matrimonio: l’ammontare di tale assegno, in caso di accordo tra i coniugi, sarà stabilito dai coniugi stessi mentre in caso di disaccordo deciderà il giudice seguendo determinati criteri. Quali? Secondo la Cassazione il giudice deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio.

Tale accertamento non dovrà però tenere conto della possibilità che i coniugi abbiano attuato un regime di vita eccessivo rispetto alle proprie possibilità o, viceversa, ridotto rispetto alle stesse. Poi è necessario verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge separato gli permettano di conservare detto tenore di vita indipendentemente dalla percezione dell’assegno di mantenimento. In caso di esito negativo di tale verifica il giudice procederà alla determinazione dell’assegno in relazione alle circostanze e ai redditi posseduti dal coniuge obbligato.

E’ da dire che tra i redditi da considerare ai fini del calcolo del mantenimento devono essere compresi non solo i redditi da lavoro ma anche altre utilità economiche di cui beneficia il coniuge che deve corrispondere l’assegno: ad esempio occorre tenere presente il valore di eventuali beni immobili di cui esso sia titolare, anche ai fini di una loro eventuale locazione o vendita, nonché crediti o risparmi, partecipazioni in società o titolarità di aziende. Non solo: se è fornita la prova dell’esistenza di redditi in capo al coniuge quest’ultimo è obbligato al mantenimento anche in caso di redditi non dichiarati e non regolari. Tra le circostanze determinanti per la quantificazione dell’assegno devono essere annoverate tutte le situazioni di fatto che caratterizzano la separazione: ad esempio va considerata l’attitudine a lavorare del coniuge beneficiario nonché le condizioni di salute del medesimo. La legge individua poi un ulteriore criterio per la quantificazione dell’assegno di mantenimento che è costituito dalla durata del matrimonio.

Il giudice, in caso di inadempimento dell’obbligo di corrispondere l’assegno, può anche ordinare ai terzi che sono tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato che una parte di esse vanga versata direttamente al coniuge beneficiario. Va ricordato infine che la legge sul divorzio prevede la stessa possibilità di ricevere un assegno, di natura assistenziale, anche a favore del coniuge divorziato in caso di peggioramento della propria situazione economica a causa del divorzio, e nonostante la definitiva cessazione del vincolo matrimoniale. Questo perché nel nostro ordinamento il principio di solidarietà economica tra i coniugi sopravvive alla fine del matrimonio e si protrae anche dopo il divorzio.

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n. 10 / Dicembre 2017

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