Dalla parte della vittima: significati e rimedi

Dalla parte della vittima: significati e rimedi

Misure contro gli abusi nelle relazioni familiari
di Valentina Dinisi - Avvocato Penalista

“Ha iniziato a picchiarmi con la scopa, la scopa rotta. Non era ubriaco né drogato, era lucido. Poi è andato a dormire e la mattina dopo mi ha detto scusa, ero nervoso”. Oppure: “Mio marito non mi lasciava guidare, né voleva che uscissi da sola. Non avevo carta di credito, né libretto degli assegni. Non avevo nemmeno la chiave della cassetta delle lettere, perché lui ci teneva ad aprire tutta la posta…”. Questi sono solo alcuni esempi di violenza tra le pareti domestiche, dove spesso trovano malamente sfogo insoddisfazioni, tensioni, rabbia, frustrazioni.

Per molto tempo, la violenza domestica è stata percepita come un affare privato, da risolvere segretamente e solo di recente se ne è riconosciuta l’estensione e la gravità.
La violenza è fondata sulla dominazione dell’uomo sulla donna che si esercita con brutalità fisiche o psicologiche. Si tratta di imporre la propria volontà, di dominare l’altro con molestie, umiliazioni, fino alla sottomissione. L’obiettivo è uno solo: porre la vittima in uno stato di sudditanza per sentirsi potente, comandare per sentirsi appagato e sicuro di sé. Con la legge 154/2001 nel nostro ordinamento sono state introdotte importanti misure contro la violenza domestica a tutela dell’integrità fisica e morale della vittima, per tutelare l’esigenza di liberare la persona offesa da una coabitazione pregiudizievole e pericolosa, per impedire il protrarsi di comportamenti violenti. Si può chiedere l’intervento sia del giudice penale che di quello civile.
Si può chiedere l’emissione dei provvedimenti di adozione degli ordini di protezione contro gli abusi familiari quali misure a carattere di urgenza che però sono provvisorie, in quanto durano non più di un anno. Sussistono comunque gli strumenti giuridici della separazione e del divorzio. Sul piano penale, i vari tipi di violenza possono integrare molteplici fattispecie di reato. L’art. 282 del codice penale prevede tre possibili provvedimenti: l’allontanamento dalla casa familiare, l’ordine di non avvicinarsi a determinati luoghi, nonché il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi.
Scegliere di denunciare il proprio partner è difficile: la vittima si sente isolata, paralizzata, non in grado di uscire dalla situazione di dipendenza psicologica, materiale ed economica. A rendere meno facile la denuncia è la difficoltà di avere un supporto istituzionale adeguato. Esistono, altresì, i centri anti-violenza e le associazioni di volontariato, dove spesso si incontrano donne che lavorano per le donne, e mettono a disposizione la propria professionalità. Spesso alla vittima che ha perso la capacità di progettare una vita normale per sé e per i figli, i centri offrono un percorso terapeutico per svincolarla dalla dipendenza psicologica tipica di tali situazioni, affinché assuma le proprie responsabilità per un futuro in autonomia.

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n. 10 / Dicembre 2017

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