Omicidio stradale, c’è la legge

Omicidio stradale, c’è la legge

Le novità dell’ordinamento del 23 marzo 2016
Tra le pene: reclusione e sospensione della patente
di  Valentina Dinisi

Sono notizie di ogni giorno quelle relative ad incidenti stradali, spesso mortali. Molte sono le vittime innocenti che pagano per un’ingiustificabile condotta di guidatori che, spesso in stato di ebbrezza o per essersi drogati, si mettono alla guida di un’autovettura; così come molti sono gli incoscienti che trasformano la strada in una pista da corsa, convinti di poter correre senza conseguenze, causando, invece, incidenti mortali. Le chiamano “vittime della strada”, vittime di chi corre troppo, di chi si distrae per rispondere al cellulare e dopo aver messo sotto qualcuno, in tanti casi scappa. I numeri parlano chiaro: tremila morti all’anno, donne, uomini, bambini che non ci sono più. Oltre centottantamila gli incidenti stradali con lesioni a persone.

La legge 23 marzo 2016 n. 41 ha comportato una serie di modifiche all’ordinamento italiano affinché chi si renda colpevole di un incidente stradale, sia sottoposto ad un severo giudizio e che quanto da lui causato, sia equiparato ad un vero ed effettivo omicidio. Troppo spesso si legge che coloro che si rendono colpevoli di terribili incidenti la facciano franca e che addirittura continuino a guidare nonostante il reato commesso. Questa legge è sicuramente un passo avanti rispetto a prima, quando la maggior parte degli incidenti si risolvevano con pene minime, multe e patteggiamenti.

La novità principale contenuta nella legge è l’introduzione dei due nuovi reati: l’omicidio stradale e le lesioni personali stradali. Chi si mette alla guida in stato di ebbrezza o dopo aver assunto stupefacenti e causa la morte di qualcuno, sarà attinto da una pena che va da 5 a 12 anni di reclusione. Se l’investitore si dimostra lucido e sobrio, ma la sua velocità di guida è il doppio del consentito, la pena va da 4 a 8 anni. In caso di omicidio multiplo, la pena può essere triplicata ma non superiore a 18 anni. È invece punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni chi, guidando non sobrio o non lucido, procura lesioni permanenti. Uno tra gli aspetti più importanti è certamente quello che prevede, in caso di condanna per omicidio o lesioni stradali, la revoca della patente.

Una nuova patente sarà conseguibile solo dopo 15 anni (omicidio) o 5 anni (lesioni). Però nei casi più gravi dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca.
Tale nuovo reato non si occupa però di tutti gli “omicidi stradali”, cioè tutti gli omicidi che coinvolgono un veicolo, ma dà rilievo ad una peculiare situazione, che è quella in cui il soggetto che causa l’incidente abbia assunto sostanze stupefacenti o alcoliche. Non bisogna, però, mettere da parte alcune inevitabili criticità del nuovo reato: si tratta certamente di un delitto riprovevole, ma al più delle volte non doloso, per cui le pene non rispetterebbero il principio di proporzionalità tra il fatto e la sanzione. In secondo luogo, pene così elevate possono spingere l’autore del reato alla fuga, specie se si trova in condizioni  di scarsa lucidità.Infine, è criticabile il fatto che la nuova legge sanzioni in modo simile l’omicidio causato in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe, in una condizione di alterazione coscientemente auto-provocata e quello causato per la violazione delle norme del codice della strada, che il conducente vìola incolpevolmente. È, dunque, auspicabile che si faccia sempre una valutazione caso per caso e che soltanto chi si mette alla guida “incoscientemente” paghi in maniera severa.

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n. 10 / Dicembre 2017

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