Equitalia, buste che scottano

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L’opposizione alla cartella di pagamento
Autotutela in caso di ricezione della cartella esattoriale
di Elda Panniello - avvocato

Quando si riceve una cartella esattoriale, per prima cosa  bisogna verificare se in precedenza si è ricevuto la notifica del verbale di accertamento cui essa è riferita. A tal proposito è opportuno rivolgersi all’Ente creditore indicato nella cartella chiedendo di esibire l’originale della “relata di notifica” che nella maggior parte dei casi è costituita dalla cartolina di ritorno della raccomandata a/r firmata dal ricevente.

Bisogna, infatti, controllare che la raccomandata non risulti consegnata a soggetti terzi (es. congiunti, conviventi, portinai, ecc.) e che la notifica non si consideri comunque avvenuta per compiuta giacenza. Una volta effettuati gli opportuni controlli, se risulta che il verbale di accertamento è stato notificato correttamente e non è stato tempestivamente impugnato, si sarà formato un valido titolo esecutivo che giustifica la pretesa di pagamento, pertanto l’emissione della cartella esattoriale sarà del tutto legittima. Tuttavia, anche in questi casi, possono esserci altri motivi di opposizione, quali vizi formali oppure errori di notifica della cartella stessa.

Si può dire che la notifica è un passaggio fondamentale di tutta la procedura di recupero delle somme dovute all’Ente creditore e la sua mancanza/tardività costituisce il principale motivo di contestazione da parte del cittadino-contribuente. Esistono, però, anche altri validi motivi di impugnazione della cartella esattoriale, ad esempio quando il ricorso al Prefetto è stato accolto per mancata risposta, oppure quando il trasgressore è deceduto (in base all’art. 7 della Legge n. 689/81 l’obbligazione di pagare le sanzioni amministrative non si trasmette agli eredi). In conclusione, se si riscontrano almeno uno dei motivi di annullabilità di una cartella esattoriale, il primo step da fare è sicuramente agire in autotutela, richiedendo con raccomandata a/r  l’annullamento del debito iscritto a ruolo esponendo i motivi che giustificano la pretesa: questa è la via più semplice e immediata. Il debitore può impugnare la cartella davanti all’autorità competente solo per lamentare la legittimità della procedura di riscossione e non per contestare il merito del titolo esecutivo su cui si fonda la cartella, a meno che dimostri di non essere stato posto in condizione di svolgere la propria difesa in una fase precedente. Avverso le cartelle esattoriali pertanto sono ammissibili i seguenti rimedi: opposizione ai sensi della L. 689/81 se si tratta di sanzioni al CdS, quando sia mancata la notificazione del verbale o dell’ordinanza ingiunzione impedendo così i mezzi di tutela previsti dalla legge riguardo gli atti sanzionatori; opposizione ai sensi del DPR 602/73 se si tratta di tasse e/o tributi; opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., quando si contesti la legittimità dell’iscrizione a ruolo per omessa notifica della stessa cartella o si adducano fatti sopravvenuti alla formazione del titolo; opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., quando si deducano vizi formali della cartella, dopo che è iniziata l’azione esecutiva.

L’azione di opposizione spetta ad ogni soggetto obbligato al pagamento della sanzione, sia egli debitore effettivo oppure obbligato in solido in possesso della notifica dell’atto ingiuntivo. In caso di erronea iscrizione a ruolo per la presenza di vizi sostanziali e procedurali o per prescrizione del debito, l’amministrazione che ha formato il ruolo, senza particolari formalità, può annullarlo d’ufficio in procedura di autotutela chiedendo all’esattore cui è stato trasmesso di cancellarlo dal ruolo. Questo procedimento, che può essere attivato su istanza dell’interessato, è una particolare forma di autotutela amministrativa della Pubblica Amministrazione che, riconoscendo il proprio errore, ha il dovere di annullare l’atto amministrativo  viziato.

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n. 10 / Dicembre 2017

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