Unioni civili: di cosa si tratta?

Unioni civili: di cosa si tratta?

a cura di Daniela Murano, avvocato

In Italia attualmente manca una disciplina che regolamenti i rapporti personali da cui originano formazioni sociali diverse dalla famiglia fondata sul matrimonio. La realtà sociale odierna conosce invece nuclei familiari di fatto che sono altrettanto meritevoli di tutela giuridica. Qualcosa però si sta muovendo: lo scorso febbraio il Senato ha approvato un disegno di legge che contiene proprio un’apposita disciplina sulle unioni civili. Tale disciplina non è ancora in vigore, dovendo essere approvata, nella stessa identica formulazione, anche dalla Camera. E’ interessante però conoscere questa disciplina per capire quali benefici potrebbe realizzare.

Per “unione civile” si intende il rapporto tra due persone maggiorenni, dello stesso sesso, che vogliano organizzare la loro vita in comune. Tale rapporto viene riconosciuto e tutelato quando viene iscritto, su richiesta delle parti coinvolte, nel Registro delle unioni civili da istituirsi presso l’Ufficio dello stato civile di ogni Comune. Vi sono però dei casi in cui tale rapporto non può ottenere il riconoscimento: ciò accade, ad esempio, quando sussiste un vincolo matrimoniale in atto oppure un vincolo derivante da un’altra unione civile precedentemente riconosciuta, così come quando una o entrambe le parti dell’unione civile sono interdette per infermità di mente oppure sono già legate da rapporti di parentela.

L’unione civile che ha ottenuto il riconoscimento cessa, come accade anche nel matrimonio, con la morte di una delle parti ma può sciogliersi anche per volontà unilaterale o consensuale. Se le parti non vogliono più continuare il rapporto di unione basta che anche una sola di esse effettui una dichiarazione in tal senso all’ufficiale di stato civile. Quali sono dunque i diritti riconosciuti alle parti dell’unione civile e i relativi doveri posti a carico delle stesse? Dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. A differenza delle coppie legate da vincolo matrimoniale non è previsto l’obbligo di fedeltà. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.

Il regime patrimoniale dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di diversa convenzione matrimoniale, è costituito dalla comunione dei beni. Dall’unione civile derivano altresì i diritti successori previsti dalla legge a favore del coniuge superstite nonché il diritto a percepire le indennità spettanti in conseguenza della morte del lavoratore subordinato. Il punto più controverso tuttavia è in tema di adozioni. Non è stata approvata la “stepchild adoption” ossia l’adozione del bambino che sia figlio biologico di uno solo dei componenti della coppia, riconosciuta come unione civile, da parte dell’altro. Sembra dunque prevalere una valutazione negativa sulla possibilità che alla coppia omosessuale venga riconosciuto il diritto alla genitorialità essendo ancora largamente diffusa l’opinione per cui la convivenza con due genitori dello stesso sesso può avere ripercussioni negative sulla salute psicologica del bambino; al contrario è stato da più voci sostenuto che la salute psicologica del bambino dipende dalla permanenza in un ambiente affettivo sereno, cosa che prescinde dal sesso dei genitori, uguale o diverso che sia. Nonostante ciò occorre prendere atto del significativo passo in avanti che si sta compiendo.

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n. 10 / Dicembre 2017

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