Dove va a finire la giustizia?

Dove va a finire la giustizia?

Le novità introdotte con il pacchetto depenalizzazioni

La nuova normazione suscita alcune “perplessità”
Attenuata tutela delle vittime? Facciamo chiarezza
di  Valentina Dinisi

Con il pacchetto depenalizzazioni, approvato con i decreti legislativi nn. 7 e 8 del 15 gennaio 2016, il Governo ha operato una depenalizzazione di una serie di fattispecie di reato. Che cosa vuol dire? Vuol dire che alcuni fatti che erano considerati reati e, quindi, perseguibili da parte del Giudice penale, ad oggi non sono più tali, non sono più reati.
In linea generale, e senza cadere in alcuna specificazione, sono stati depenalizzati quei reati per i quali si prevedeva la sola pena della multa o dell’ammenda, per esempio gli atti osceni, le pubblicazioni e gli spettacoli osceni, il rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto, l’abuso della credulità popolare, le rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive, gli atti contrari alla pubblica decenza, nonché ulteriori fattispecie contenute nelle leggi speciali.
Altri reati, invece, sono stati del tutto abrogati con conseguente introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, per esempio la falsità in scrittura privata, la falsità in foglio firmato in bianco, l’ingiuria etc. Chiunque commetterà tali fatti non sarà più protagonista di un procedimento penale, ma gli sarà comminata soltanto, a seconda dei casi, una sanzione amministrativa di tipo pecuniario o una multa a seguito di un processo civile di risarcimento del danno azionato dalla vittima (come nel caso dell’ingiuria o del danneggiamento).
Semplificando: per quei reati trasformati in illeciti amministrativi, è ora competente l’autorità amministrativa e per quei reati trasformati in illeciti civili, la punizione dipende dalla circostanza che la vittima intraprenda o meno una causa civile per il risarcimento del danno.
La legge nasce con l’intento di semplificare il lavoro della giustizia penale e ciò, in linea teorica, dovrebbe facilitare il risarcimento dei danni in favore dei cittadini. Sempre in linea teorica, tale novità legislativa dovrebbe garantire una maggiore certezza della pena.
Ma, cosa accade veramente nella realtà? Ci si chiede se questa depenalizzazione, che ha come intento quello di snellire la macchina burocratica della giustizia nell’ambito penale, non rischi di ingolfare il lavoro procedurale dei processi civili.
Soprattutto, ci si domanda se non si corra il rischio che la trasformazione di reati penali in illeciti amministrativi, non comporti uno svilimento del reato in sé agli occhi del cittadino.
La nuova normazione suscita certamente alcune perplessità in ordine alla attenuata tutela delle vittime.
Il cittadino privato non dispone dei mezzi e dei poteri adeguati in ordine, per esempio, alla identificazione dell’autore della condotta (ex reato); la vittima dovrà certamente affrontare tempi e costi più gravosi rispetto che al passato, così che è da prevedersi che la maggior parte preferirà rinunciare ad ogni richiesta di giustizia, pur di non affrontare tali difficoltà. Con molta probabilità, quindi, la sanzione civile non avrà alcun effetto deterrente, nel senso di scoraggiare il compimento di condotte offensive di beni privati, rispetto alla sanzione penale che poteva avere un effetto di prevenzione maggiore. In conclusione, una sanzione penale era sicuramente ben più temibile rispetto ad una condanna civile, sebbene la ratio del provvedimento attuale è di deflazionare il sistema penale, non perseguendo più condotte considerate di “scarso allarme sociale”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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