Testamenti ed eredità: che fare?

Testamenti ed eredità: che fare?

Il defunto potrebbe lasciare in eredità anche debiti
La parte di patrimonio denominata “quota di legittima” sarà riservata
Il testatore non ne può disporre liberamente: va ai parenti più stretti
di Daniela Murano
Come recita un antico proverbio “Chi muore giace e chi vive si dà pace”. Nessun proverbio ma solo la comune esperienza dimostra che, in realtà, la morte di ciascun individuo comporta la necessità che i propri congiunti adempiano a tutta una serie di obblighi previsti dalla legge. Il defunto potrebbe lasciare in eredità ai suoi cari non solo denaro o beni immobili ma anche debiti di importo più o meno elevato.
Cosa occorre fare dunque se si è coinvolti in una vicenda successoria? La persona della cui successione si tratta potrebbe aver fatto testamento: secondo il codice civile il testamento è un atto revocabile con il quale ciascuno può disporre dei propri averi per il tempo successivo alla morte. Il testatore può indicare una o più persone alle quali intende lasciare il proprio patrimonio: dette persone, all’apertura della successione dovranno decidere se accettare l’eredità cui sono state chiamate ovvero rinunciare alla stessa. Se esse decidono di accettare l’eredità riceveranno i beni del defunto ma dovranno anche saldare i suoi debiti.
L’accettazione dell’eredità può avvenire, entro dieci anni dalla morte, in modo espresso ovvero tramite comportamenti inequivoci della volontà di accettare. In proposito è bene sapere che, accettando l’eredità, l’erede è chiamato a rispondere dei debiti ereditari anche con il proprio patrimonio personale, nella misura in cui il valore dei debiti è superiore ai beni o ai diritti ricevuti dal defunto.

L’unico modo in cui l’erede può tutelarsi nel caso in cui l’eredità cui è chiamato sia gravata da ingenti debiti è procedere ad effettuare l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario: così facendo l’erede sarà tenuto al pagamento dei debiti ereditari solo nei limiti del valore di quanto ha ricevuto in eredità. Per accettare l’eredità beneficiata l’erede deve recarsi da un notaio o dal cancelliere del tribunale del luogo dell’ultimo domicilio del defunto e dichiarare di voler accettare l’eredità in questione con beneficio di inventario. Il pubblico ufficiale richiesto deve ricevere la suddetta dichiarazione che, successivamente, deve essere inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso tribunale e trascritta presso l’Ufficio dei Registri immobiliari del luogo ove si è aperta la successione. Prima o dopo aver effettuato l’accettazione beneficiata l’erede dovrà  redigere l’inventario del patrimonio del defunto, con l’aiuto di un professionista di fiducia per assicurarsi il rispetto di tutte le regole imposte dalla legge.

Se invece l’erede vuole rinunciare all’eredità che gli è stata offerta deve effettuare la rinunzia con dichiarazione espressa, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del luogo ove si è aperta la successione, che deve essere poi inserita nel registro delle successioni tenuto presso il tribunale stesso. Se, infine, tutti gli eredi dovessero rinunziare all’eredità la stessa finirebbe allo Stato, dal momento che secondo l’ordinamento giuridico ogni persona che muore deve necessariamente avere un successore.

Nonostante il defunto abbia fatto testamento in vita istituendo eredi i soggetti desiderati vi è una parte di patrimonio denominata “quota di legittima” di cui il defunto stesso non può liberamente disporre poiché riservata ai suoi parenti più stretti. In particolare le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità nella successione sono: il coniuge, i figli e gli ascendenti. Se invece una persona muore senza aver fatto testamento è la stessa legge a stabilire le persone a cui deve spettare l’eredità ma gli eredi designati devono rispettare le stesse suddette regole per l’acquisto o la rinuncia alla stessa.


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n. 10 / Dicembre 2017

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