Legittima difesa, questa sconosciuta

Legittima difesa, questa sconosciuta

Quando può essere effettivamente invocata?
Il diritto di difendersi: la cronaca recente riapre il dibattito

In questi ultimi giorni si è fatto un gran parlare dell’anziano di Vaprio d’Adda (MI) che, scoperto un soggetto di origini albanesi che stava per entrare all’interno della propria abitazione, “si è difeso” uccidendolo con un colpo di pistola. Si è gridato a gran voce: “è stata legittima difesa”. Ma che cos’è la legittima difesa? Il nostro ordinamento disciplina l’istituto della legittima difesa nell’ambito del codice penale all’art. 52, che la classifica quale scriminante atta ed elidere l’antigiuridicità di un fatto di reato. Che vuol dire? Vuol dire che un fatto, che normalmente è considerato un reato, in presenza della legittima difesa, diventa lecito.
E’ opportuno, però, esaminare se invocare la legittima difesa è sempre “legittimo”. Il legislatore pone a fondamento della scriminante della legittima difesa l’interesse di chi viene aggredito, reputandolo prevalente rispetto a quello di chi intende delinquere. Si tratta di una sorta di autotutela privata, “farsi giustizia da sé”, in presenza di un’aggressione contro la persona o contro i propri beni.
Ma quando la legittima difesa può essere effettivamente invocata? E’ opportuno sottolineare che, per poter parlare di difesa legittima ci sia un pericolo attuale di un’offesa ingiusta ad un diritto proprio o altrui, personale e patrimoniale.
Che cosa si intende per pericolo attuale? Perché la legittima difesa sussista è sufficiente un’elevata probabilità che il reato si realizzi: allora perché chi si difende viene indagato e condannato per omicidio volontario? Ed è qui che si pone il problema.
La necessità di difendersi si verifica quando il pericolo non può essere evitato se non reagendo contro l’aggressore, ma attenzione... ci si deve difendere solo se questa è l’unica strada percorribile e non anche se, per esempio, la vittima ha la possibilità di chiamare le Forze dell’Ordine o di darsi alla fuga. Si deve ammettere, però, che è un po’ difficile pensare a tutto quello che si potrebbe fare se si viene aggrediti o se si scopre un ladro in casa.
Un altro elemento che non si deve dimenticare è quello per cui la reazione difensiva deve essere proporzionata all’offesa minacciata: non è possibile togliere la vita ad un uomo se, per esempio, quest’ultimo ha dato solo uno schiaffo. Con riferimento a questo elemento della proporzione, è intervenuta, nel 2006, una nuova legge che ha inteso regolare la legittima difesa domiciliare (legge n. 52 del 2006).
Si è intervenuti, dunque, sul rapporto di proporzione tra reazione e aggressione; aggressione da parte di chi si introduce abusivamente nel domicilio provato o in un luogo dove viene esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Ai fini dell’applicazione di questa scriminante, per così dire, “speciale” è necessario che si verifichi una violazione di domicilio: si ponga il caso del ladro che, sorpreso all’interno della abitazione dal proprietario, mostri di voler continuare nella sua impresa criminosa, aggredendo fisicamente il proprietario. Questa è l’ipotesi in cui opererebbe la legittima difesa, quando vi sia da difendere il bene dell’incolumità personale propria o altrui, dinanzi ad un’aggressione attuale e concreta.
Al fine di poter invocare la legittima difesa, anche nell’ipotesi speciale di legittima difesa domiciliare, deve sempre sussistere un’aggressione ovvero il pericolo di un’aggressione in atto. Al contrario si tratterà di reato.

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n. 10 / Dicembre 2017

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