Animali in casa. E il condominio?

Animali in casa. E il condominio?

Il regolamento condominiale non può vietarne la presenza

I “quattro zampe” non devono ledere il diritto alla quiete altrui Diversamente, sono previste sanzioni anche di tipo penale

di  Daniela Murano

Sempre più numerosi sono coloro che decidono di tenere in casa un animale da compagnia, e ciò senza altro motivo che quello per il quale il loro affetto risulta fondamentale nella vita di ciascuno, a prescindere dal fatto che si è uomini o donne, giovani o maturi, pensionati o lavoratori. Quando però la propria abitazione è posta in un condominio si pone il problema di contemperare le opposte esigenze che vedono, da una parte, il diritto degli amanti degli animali a poter convivere liberamente con gli stessi e, dall’altra, quello opposto di coloro che soffrono la loro presenza in maniera più o meno intensa.

Tale problema ha interessato il legislatore, portandolo ad emanare nuove leggi che disciplinassero tale contemperamento, e più ancora ha interessato i giudici che quelle leggi sono andati ad applicare. Quali sono le novità più rilevanti? Innanzitutto occorre evidenziare che vi è una regola generale, contenuta nell’art. 1138 del codice civile che disciplina il regolamento di condominio, per la quale le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. Questa disposizione, introdotta dalla L. n. 220/2012 ed in vigore dal 18 giugno del 2013, ha riconosciuto il diritto individuale di quanti, pur abitando in condominio, vogliano dedicarsi temporaneamente o permanentemente ad accudire tali animali, che non sono da considerare come cose inanimate ma come esseri viventi e senzienti. Pur essendo previsto a livello normativo, il diritto all’animale domestico non è assoluto ed intangibile. Prendendo ad esempio in considerazione quale animale domestico un cane, presente in una famiglia foggiana su quattro secondo le più recenti statistiche, occorre sottolineare come il proprietario non può lasciarlo libero, di qualsiasi taglia esso sia, di circolare nelle aree comuni senza guinzaglio ovvero senza museruola laddove l’indole o l’aspetto del cane lo richiedano.

Il proprietario deve avere poi cura che le aree comuni, nonché quelle di accesso alle stesse risultino sempre pulite, provvedendo a raccogliere gli eventuali escrementi dell’animale. Infine il proprietario deve educare il cane ad abitudini che non ledano il diritto alla quiete degli altri condomini: se l’abbaio è insito nella natura stessa dell’animale occorre evitare che esso avvenga continuativamente nelle ore notturne oppure, così come il gioco è momento di piacere per il cane, è bene impedire che lo stesso corra e salti nell’ambiente domestico provocando rumori molesti tali da superare una normale tollerabilità degli stessi. Vi sono sanzioni per chi abusa del diritto all’animale domestico? Ebbene in caso di rumori continui ovvero odori sgradevoli imputabili ad una cattiva condotta del proprietario che turbino il regolare stile di vita di anche uno solo dei condomini, questi può rivolgersi al giudice per chiedere l’allontanamento dell’animale. Se poi quest’ultimo dovesse arrecare un vero e proprio danno a cose, persone o altri animali è bene ricordare che il proprietario è sempre responsabile ed è perciò tenuto al relativo risarcimento ai sensi dell’art. 2052 del codice civile. E non è tutto: sono previste anche sanzioni di carattere penale.

In particolare laddove gli odori o i rumori risultino potenzialmente idonei ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone a carico del proprietario si potrebbe configurare il reati di “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” ai sensi dell’art. 659 del codice penale, punito con l’arresto fino a tre mesi o con un’ammenda fino ad euro 309, nonché il reato di “Omessa custodia e mal governo di animali” ai sensi dell’art. 672 del codice penale punito con una sanzione pecuniaria da euro 25 a euro 258.

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n. 10 / Dicembre 2017

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