Famiglia di fatto: quali tutele?

Famiglia di fatto: quali tutele?

In Italia non esistono leggi a garanzia dei “compagni”
Unica possibilità: stipulare un “contratto di convivenza”
di  Daniela Murano

Al giorno d’oggi non si può ignorare la realtà rappresentata dalla cosiddetta famiglia di fatto. Sono infatti sempre più numerose le coppie che, sebbene legate da un solido vincolo affettivo, decidono di vivere insieme al di fuori del matrimonio. Tale decisione può dipendere o dall’impossibilità giuridica di contrarre matrimonio, come nel caso delle unioni omosessuali, oppure da una scelta volontaria della coppia di non sottostare al vincolo matrimoniale. In entrambi i casi è opportuno evidenziare come in Italia non esistano ancora leggi che tutelino i diritti dei conviventi e ne disciplinino gli obblighi così come avviene per le coppie unite in matrimonio.

In particolare il convivente, diversamente dal coniuge, non è soggetto agli obblighi di assistenza morale e materiale verso il proprio partner. Pertanto, se il vincolo affettivo che ha portato alla convivenza dovesse cessare, il convivente non potrebbe vantare alcuna pretesa di natura economica nei confronti dell’altro, e ciò sebbene la coppia abbia dato vita ad un vero e proprio rapporto di tipo familiare non diverso dal rapporto di coniugio.
E’ importante però precisare che, secondo le leggi attualmente in vigore, è solo il convivente a non godere di alcuna tutela ma non i figli eventualmente nati dalla coppia: essi godrebbero degli stessi diritti che la legge attribuisce ai figli nati in costanza di matrimonio.

E’ stato dunque riconosciuto che la coppia non debba prendere la decisione di contrarre matrimonio a causa di un figlio in arrivo poiché la situazione giuridica di “figlio” è la stessa a prescindere dal fatto che i genitori siano sposati o meno.
Esiste tuttavia un modo per assicurare una valida tutela al convivente? Si, dal momento che è riconosciuta ai conviventi la possibilità di stipulare un contratto di convivenza, anche con l’assistenza del proprio legale di fiducia.
Un contratto di convivenza è un accordo, da redigere con atto pubblico o scrittura privata, con cui i conviventi possono stabilire sia le regole da rispettare nel corso della convivenza, sia le regole da rispettare nel caso in cui la convivenza dovesse cessare.

Più precisamente: i conviventi potranno stabilire il modo in cui ciascuno di loro contribuirà economicamente alle esigenze della famiglia di fatto e come verranno ripartite le relative spese. In caso di cessazione della convivenza, invece, i conviventi potranno concordare l’assegnazione della casa comune nonché la corresponsione di un assegno di mantenimento verso il partner più disagiato. Dal contratto di convivenza nascono veri e propri obblighi giuridici a carico delle parti che lo hanno sottoscritto: se uno dei conviventi non rispetta quanto pattuito l’altro può rivolgersi al giudice per ottenere il rispetto dell’accordo e quindi la tutela dei diritti da esso derivanti. Come un qualsiasi altro contratto però esso può sciogliersi per concorde volontà dei conviventi oppure gli stessi conviventi potrebbero riservarsi la facoltà di recedere unilateralmente dal contratto: in questi casi verrebbe meno la tutela di cui potrebbe giovarsi il convivente. In conclusione si può auspicare che i contratti di convivenza rappresentino un valido punto di partenza per richiamare l’attenzione del legislatore affinché risponda con nuove ed adeguate leggi alle mutate esigenze sociali.  

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf