L’eredità di Nichi

L’eredità di Nichi

In via Capruzzi, a Bari, serve “più cuore, meno burocrazia”
Il bilancio di Anna Nuzziello, l’unica donna foggiana in Regione

La sua Regione Puglia dovrebbe avere più cuore che burocrazia. Non per altro, la dote che forse apprezza di più del Presidente è l’umanità. Da cinque anni Anna Nuzziello (in foto) è l’unica donna foggiana in Consiglio Regionale. Eletta con La Puglia per Vendola, ha lavorato all’istituzione del Garante dei detenuti e di quello dei minori, e da ultimo alla proposta di un garante per le persone con difficoltà. Il suo cavallo di battaglia sono le Zone franche urbane: grazie al suo intervento piccole e medie imprese hanno potuto beneficiare di un risparmio su Irpef e imposte per quasi cinque anni. Nel suo bilancio, oltre allo sguardo tipicamente femminile, c’è la sensibilità di chi ha dedicato una vita al sociale. Non risparmia frecciatine ai colleghi che cercano le luci della ribalta. Si guarda indietro, con la consiliatura agli sgoccioli, prima di un vorticoso gioco delle sedie: ne rimarranno solo 50, venti in meno. Sempre più difficile.

Che tipo di regione lascia il presidente Nichi Vendola?
Una regione che finora non conosceva nessuno. Adesso anche all’estero ci conoscono, per il turismo, l’agricoltura, per tutto quello che è stato fatto in tanti anni di governo. Stimo molto il governatore Vendola, e ricordo ancora quella piazza nel 2005, anche se io non sono stata eletta allora. Rappresentava un fenomeno di innovazione, culturale e di metodo. Credo che lui abbia dato il massimo per quello che poteva fare, anche dal punto di vista umano.

La sanità ha rappresentato forse la questione più spinosa e complessa. Secondo lei la Regione è andata nella direzione giusta? Il discorso della sanità va considerato a livello nazionale, non riguarda solo la Regione Puglia. Anche altre regioni hanno avuto un problema molto serio con la sanità. Il rispetto del paziente è essenziale ma non dobbiamo dimenticare che parliamo di economia, e che i costi per la sanità incidono nel bilancio in una maniera incredibile. La gente probabilmente non lo sa. Quando uno Stato non riesce a garantire il welfare, il benessere comune, vuol dire che tutte le belle teorie che si fanno non hanno pertinenza logica sul piano economico. La matematica non è un’opinione. Oggi vogliono fare tutti i bravi e belli: è facile scendere in piazza e alzare la bandiera. Onlus, associazioni cooperative, si sono sostituite allo Stato per i doveri cui dovrebbe assolvere. Occorre cambiare il metodo per il welfare. Non ci sarà un mago, poi se c’è me lo faccia conoscere.

In questi anni si è trovata mai in difficoltà rispetto al suo ruolo in maggioranza per le questioni attinenti alla Capitanata?Probabilmente essere eletti a volte è molto facile, entrare nei meandri dei palazzi per cercare di poter collaborare diventa veramente difficile. A volte mi sento impotente nel non poter risolvere le questioni. Per me quello che sfugge di mano un po’ a tutti è la grande povertà che c’è intorno a noi. Ho lottato e lotto ancora oggi per le persone che veramente hanno bisogno. Se tanti anni fa scendevo in piazza con le bandiere s’immagini in Consiglio.

Un tema su tutti, il Gino Lisa.
Sul Gino Lisa sinceramente non mi sono mai voluta esprimere perché lì forse si pecca in termini di ottimizzazione, di dialogo, di risorse. È come le Zone franche urbane: come mai sono state lì per tanti anni sul tavolo a giacere? Erano state fatte nel 2001, quando governavano altri. Come mai io inizio a lavorarci su, vado a Roma, faccio incontri, cerco il dialogo, e nel 2014, dopo oltre dieci anni, vengono approvate? Forse perché qualcuno non ha saputo leggere? Forse perché qualcuno non si prende la briga di andare a fare il suo lavoro invece di fare vetrina?

Ritiene che voi consiglieri regionali della Capitanata siate riusciti a fare squadra in questi anni per le questioni cruciali che riguardano il territorio?Io sono di questo avviso: bisogna lavorare sulle materie di propria competenza, bisogna fare squadra quando c’è la necessità di farlo, su fatti reali e che non siano solo spot per campagne elettorali. Laddove c’era l’impegno di tutti i consiglieri, e non c’entra niente il colore politico, è chiaro che ai colleghi ho dato sempre la mia disponibilità. L’importante è che non ci sia altro fine che il bene comune.

Rispetto all’eredità cosa si può migliorare nella regione del futuro?
C’è sempre da migliorare. Viviamo in un momento di grave difficoltà, dei giovani che non hanno lavoro, di gente che non può mettere il piatto a tavola. Sono figlia di operaio e sto vivendo momenti veramente allucinanti del passato. In questi anni ho fatto tante leggi e credo che tanta gente non sappia neanche che le abbiamo fatte perché si parla sempre delle cose negative, e diventa complicato quando pure le abbiamo fatte e chi deve applicarle non le sa interpretare. Laddove ritenevo che ci fosse una normativa fatta bene non mi andava di alzare il dito semplicemente per prendere voti da chi è debole. Bisogna cambiare il metodo culturale: può essere una Puglia con una marcia in più, ma che metta al centro il cittadino, non l’utente.

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n. 10 / Dicembre 2017

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