Le donne fantasma di “Uno cinque due due”

Le donne fantasma di “Uno cinque due due”

Il titolo è uno spot pubblicitario, un manifesto: denunciate. ‘Uno cinque due due’. Sono le cifre del numero antiviolenza e stalking attivato dal ministero per le Pari Opportunità. Se solo lo avessero fatto, se avessero chiamato, non sarebbero donne fantasma quelle sul palco del Con.ar.t. Teatro. La compagnia ScenAperta, diretta da Tonio Sereno, ci ha lavorato solo due mesi, o poco più, una full immersion più che uno studio teatrale sul femminicidio e la violenza sulle donne. Non volevano mancare all’appuntamento del 25 novembre, la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Nel giro di quattro giorni sono arrivati a tre repliche.

L’idea è partita da Marina Lanzillo, un’insegnante che quando non è riuscita nell’impresa di portare un corso di autodifesa a scuola ha pensato ad un’alternativa per educare al rispetto. Gli attori del laboratorio sono partiti dai classici sul tema, per poi spulciare tra gli articoli di giornale, i dati, le statistiche, internet e le testimonianze. Ognuno di loro ha buttato giù qualcosa, ma i testi di Pina Sfortunio erano impareggiabili. Ha lavorato a lungo sul monologo di Franca Rame ‘Lo stupro’ e le parole sono venute fuori da sole. C’è l’influenza di ‘Ferite a morte’ di Serena Dandini, “anche se noi con lo stesso stile - tiene a specificare Tonio Sereno - avevamo già portato in scena Storie del Sud sul brigantaggio femminile”.

Lo spettacolo si compone di diverse performance: inizia con ‘La sindrome di Otello’ e un approccio stanislavskiano, il metodo dell’immedesimazione. Desdemona è su un letto di un rosso accecante in mezzo al palco come un catafalco che prelude alla morte. Tra una scena e l’altra, questa volta in stile brechtiano, la tecnica dello straniamento, le attrici leggono dei bigliettini, pagine di giornali che raccontano i numeri dell’orrore quotidiano. Le scarpette rosse uscite dall’installazione del 2009 di un’artista messicana che ha fatto il giro del mondo sono poggiate a terra mentre a piedi nudi i fantasmi delle vittime rievocano il loro dramma.

Un freddo che non passa più, chiede solo una coperta la moglie braccata come un animale e tagliata a pezzi come un bue. Istigata al suicido, ha scelto da sola, almeno quello, come morire, un’altra delle cinque donne cadavere. “Sedici coltellate. Ero già morta alla prima”. Ogni fendente un motivo, come quello di aver denunciato, salvo poi ritrovarsi il carnefice subito a piede libero. “La sedicesima me la sono meritata, perché non ti ho ammazzato io”. ‘Violate’ è un pugno nello stomaco. Una prostituta non si spiega perché chiamino protettore uno che ti pesta a sangue e ti porta via il 70 percento dei guadagni. “Sono sopravvissuta a tredici infezioni ma avrei preferito morire”: aveva solo 6 anni Anaya quando in Somalia le hanno praticato l’infibulazione. ‘Non chiamatelo amore’ è l’ultimo struggente monologo.

“Forte ma bello” è il responso del pubblico, l’impressione a caldo appena si alzano le luci. Il progetto che entrerà nelle scuole superiori non si esaurisce qui, ma si compone di altri spettacoli in costruzione: ‘La stanza rosa’, quella degli ospedali, che questa volta conterà tutte donne sopravvissute al mostro; ‘L’epistolario’, fatto di carteggi ed emozioni affidate alle lettere; ‘Braccio Sette’, un insieme di monologhi degli uomini rinchiusi in prigione, nel settore destinato a chi si è macchiato di reati contro le donne. Pensato per i più piccoli, ci sarà anche ‘Barbablù’.

Calcano il palco solo due uomini: Luigi Schiavone e Mimmo Metta, consapevoli di attirare tutta la rabbia del pubblico contro il genere maschile. Nel cast Pina Sfortunio, Elisa Russo, Oriana Casiello, Rita De Gregorio, Gabriella Spina - che si fa notare per la sua giovane età e il suo talento - Cinzia Spinelli, Valeria Pesce, Maria Grazia Spinelli, Marina Lanzillo, Paola Pizzolla e Maria Assunta Imperio. Il regista Tonio Sereno è già proiettato verso i nuovi capitoli. Eventuali sbavature non gli interessano, la sua è un’associazione culturale senza scopo di lucro, e così per gli attori i laboratori non sono un mestiere ma una passione da coltivare. “Anche se manca un personaggio andiamo in scena comunque”. All’uscita del teatro una voce ti rimbomba nella testa: “Violata, sono stata violata”. E poi “Uno cinque due due”. Allora funziona. Non chiamatelo amore. Mai.

Mariangela Mariani


Con.ar.t. Teatro, gli eventi
Nel cartellone del Con.ar.t. Teatro compare spesso la compagnia ScenAperta: Rosaria Prencipe, alla direzione artistica con Bruna Nunziante, riesce sempre ad infilarla nel programma dell’Associazione, un contenitore culturale nel cuore del Villaggio Artigiani, in Via Tressanti. Per l’anno sociale 2014-2015, dicembre è il mese della musica e della risata: dopo il concerto Gospel del 6, sabato 13 c’è il cabaret. Si ride anche a gennaio con “Che Musica Maestro”, sempre di sabato dal 17 Febbraio è dedicato a Dario Fo con “Gli imbianchini non hanno ricordi. Non tutti i ladri vengono per nuocere”. Marzo è il mese delle “Sorprese” e aprile dei “Saggi”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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