Le donne alla finestra

Le donne alla finestra

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Il primo semestre è andato. Da mezzo anno "il primo cittadino sei tu". Il sindaco di Foggia Franco Landella si lascia alle spalle sei mesi di governo, e non sono stati una passeggiata di salute. Alla finestra, osservatori privilegiati della vita politico-amministrativa, ci sono gli uomini e le donne di partito che conoscono i meccanismi, i militanti, i candidati che hanno provato a salire la scale di Palazzo di Città, ma l'esito delle urne li ha sconfessati. Ne abbiamo scelte due agli antipodi della politica, che guardano il mondo da un oblò senza annoiarsi e senza starsene con le mani in mano. E, a sorpresa, il loro primo bilancio, nel complesso, è positivo.

“Dopo il ballottaggio, mai un incontro”
Il telefono di Lucia Lambresa non squilla
Il voto, spietato, l’ha relegata dietro la balaustra dell’aula consiliare, nello spazio destinato al pubblico, ad ascoltare, braccia conserte. Non aveva rinunciato a seguire le sedute nemmeno quando disse addio a Gianni Mongelli, rassegnando le sue dimissioni da vicensindaco. Lucia Lambresa osserva, e affida i suoi commenti ai social network. In copertina, sulla sua pagina facebook, c’è l’immagine dell’accordo politico sottoscritto il 2 giugno con Franco Landella, a sostegno della candidatura di quello che era stato un suo avversario al primo turno. Sanciva l’inizio di un percorso comune insieme al suo Movimento di Impegno Civico, l’apertura di un cantiere per riaggregare il centrodestra. Passato il Santo e la festa, non se n’è più parlato. Non che si senta sedotta e abbandonata, ma almeno una chiamata era legittimo aspettarsela.

Come vede la città negli ultimi mesi?
Se guardiamo il quadro generale, il momento non è dei più felici. La questione della sicurezza, ovviamente, trascina tutta una serie di altre valutazioni che sono di tipo economico, sociale, politico, amministrativo. Bisogna lavorare su tutti i fronti perché Foggia torni ad essere una città vivibile.

Ritiene che questa amministrazione stia operando bene?
I segnali di una ripresa ci sono. E anche abbastanza decisionismo. Poi ogni provvedimento deve essere valutato nel merito, e da fuori non ne conosciamo bene l’evoluzione amministrativa però, a giudicare dalle intenzioni, i provvedimenti che fino a questo momento sono stati adottati sono senz’altro positivi.

È ancora presto per fare delle valutazioni, ma rispetto all’amministrazione Mongelli?
Facciamo un parallelo dei primi mesi. Anche Mongelli partì bene, poi si è perso per strada.

Ha stretto un accordo non tecnico con il candidato sindaco  risultato vincitore. Si è sentita esclusa nel post elezioni da Landella? Il problema non è Landella. Noi abbiamo sottoscritto un accordo programmatico che ovviamente in prima persona vede coinvolto il sindaco, perché al ballottaggio era lui che doveva competere con Marasco. Sul piano programmatico la cosa che, diciamo, lascia un po’ perplessi è che non ci sia stato mai un incontro, un coinvolgimento, uno scambio di opinioni, di vedute sui problemi. Per cui noi osserviamo, guardiamo, e valutiamo dall’esterno, anche perché io non rappresento me stessa ma un movimento civico che esiste dal 2009, credo che sia il più longevo qui a Foggia se lo intendiamo anche come espressione politico-elettorale. E la cosa più importante è che quell’accordo era propedeutico alla ricostruzione e al rafforzamento del centrodestra, quindi c’era un obiettivo politico molto forte.

Resta in fiduciosa attesa di un incontro?
Gli incontri devono essere voluti reciprocamente, quindi se le premesse di quell’accordo, che ha portato il centrodestra a governare la città di Foggia e ha consentito a consiglieri nuovi alla vita politico amministrativa di sedersi sugli scranni di Palazzo di Città, sono ancora valide, non sono io che lo devo testimoniare.

Se lei fosse stata eletta sindaco che cosa avrebbe fatto in questi primi mesi?
Ognuno ha il suo modo di comportarsi e questo non so se avrebbe determinato delle differenze. L’approccio decisionista ai problemi è quello che caratterizza un po’ noi che abbiamo voglia di fare presto e fare bene.
Quindi su questo mi ci ritrovo. In più ci sono alcuni elementi come il patto nuovo per la sicurezza, il fatto di insistere molto sul senso civico, le consulte - spero che venga presto quella per l’economia - la riorganizzazione degli uffici, la nuova fase regolamentare statutaria, che nel nostro programma c’erano tutti. Quindi sicuramente se ci fossi stata io al posto del sindaco avrei fatto le stesse cose.

E per il 2015 cosa auspica rispetto all’azione amministrativa?
Parliamo di persone che hanno già amministrato, seppure nel ruolo di minoranza, è gente che conosce la macchina, i problemi, la storia, quindi il 2015 deve essere l’anno in cui, passato questo periodo di rodaggio, si mettono a fuoco bene i problemi non perché non li si conoscano ma perché bisogna individuarne le soluzioni. Se sgarriamo nel 2015 come ha fatto Mongelli abbiamo perso quattro anni. A proposito, io non sto alla finestra, sto al balcone. Come Giulietta.

“L'opposizione deve essere rodata”
Patrizia Lusi non risparmia il centrosinistra
Ha fatto un tifo sfegatato per il Sindaco di Puglia alle primarie, anche a suon di selfie. Candidata nativa digitale 2.0, alle scorse amministrative ha cavalcato l’onda social. Ma i “mi piace”, si sa, non equivalgono ai voti. Patrizia Lusi non ha scalato la lista del Partito Democratico, scontando forse anche il sostegno al sindaco uscente prima della partita vera e propria. L’amica di sempre, Lia Azzarone, altrettanto social, l’ha seminata di oltre trecento preferenze, ma non ce l’ha fatta neanche lei. Avvocato, militante di quelle operative, fa parte della corrente della segreteria cittadina del PD. Non è solo una presenza virtuale. E i suoi giudizi trancianti non risparmiano nemmeno i compagni.

Che ne pensa di questo avvio di amministrazione?
Fino adesso è un po’ deludente. Le aspettative sono soddisfatte nel senso che da parte della popolazione c’era l’esigenza di risolvere problemi quotidiani - io ho fatto le comunali quindi lo so - tipo il rifacimento delle strade, la presenza di più vigili sul territorio. E da questo punto di vista devo dire che ho visto i lavori, la presenza di vigili e che si sta iniziando a fare una lotta all’abusivismo anche rispetto alle bancarelle della frutta, e questo è certamente un segnale positivo. Per il resto devo riscontrare una totale assenza di programmazione a lungo termine, in tutti i settori, dalla cultura all’edilizia popolare. Per il momento non vedo grossi piani.

Quanto invece alla minoranza di Palazzo di Città, sta facendo una buona opposizione?
L’opposizione a Palazzo di Città deve essere rodata, secondo me. Probabilmente dieci anni di amministrazione - e qui faccio un mea culpa in quanto componente del Partito Democratico, un’autocritica - ci avevano abituato ad essere dalla parte di chi governa e quindi eravamo scarsamente preparati all’opposizione. L’opposizione è una cosa seria, garantita anche dalla costituzione: chi ci sta deve non solo opporsi ma anche proporre, è un ruolo che richiede un certo studio, un’analisi, che fino ad ora, mi spiace dirlo, non ho visto.

La scarsa presenza di donne influisce?
Sicuramente. Però da questo punto di vista voglio anche dire una cosa: la battaglia per i diritti femminili mi appassiona fin quando mi rendo conto che ci sono ancora poche donne in politica anche rispetto agli altri Paesi europei, ma io per uomini o donne che siano preferisco parlare sempre di soggetti politici. Anche questa battaglia del 50 e 50 alla Regione ritengo che sia abbastanza inutile se poi non c’è la doppia preferenza, che non passerà. La presenza obbligatoria del 50 percento delle donne in lista serve semplicemente a garantire a qualcuno una passerella - che ci può anche stare - però non si può pensare di avere soggetti politici di qualità di sesso femminile, se poi non si può dare alcuna possibilità a queste donne di venire elette, atteso che i consiglieri regionali uscenti che sono i favoriti sono tutti uomini, per cui ci vorranno dagli 8 mila ai 10 mila voti che una donna alla prima esperienza alla Regione non può recuperare da nessuna parte, almeno io non la vedo possibile, in termini realistici.

Se fosse stata eletta, in maggioranza o in opposizione, cosa avrebbe fatto per prima cosa?
In maggioranza mi sarei dedicata molto al settore a cui tengo di più: la cultura. Avrei accelerato per la riapertura del Giordano, cosa che è stata fatta e per cui sono molto soddisfatta e contenta, anche se so che la riapertura non è una cosa fatta da questa amministrazione ma è stata già avviata da quella di Mongelli. Anche su quello ci sarebbe da dire, perché un teatro chiuso otto anni con un’amministrazione del PD, del centrosinistra, è una cosa vergognosa. Mi assumo anche delle responsabilità che non ho, perché io sto nel Partito Democratico da quattro anni, però è giusto fare un po’ di autocritica. In un territorio come il nostro le imprese culturali possono dare lavoro. All’opposizione avrei fatto probabilmente quello che sta facendo il consigliere Augusto Marasco, cioè uno studio e un’analisi attenta di tutti i provvedimenti, sia quelli annunciati e di cui si discute in Consiglio Comunale, sia quelli di cui non si discute in Consiglio, che normalmente sono quelli che poi vanno ad incidere di più nella vita dei cittadini, che toccano più la pancia della gente.

Commenti

Roberto Palladino ha scritto:
Dec. 19, 2014

Lucia sei sempre la numero uno!!!!

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n. 10 / Dicembre 2017

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