Consiglio Regionale di soli uomini? Rosa Cicolella: “Non in mio nome”

Consiglio Regionale di soli uomini? Rosa Cicolella: “Non in mio nome”

Comitato 50/50 | Dalla Commissione Pari opportunità: “È mancata l’interlocuzione politica”
Dopo le firme, sacchi di cartoline nel giorno dell’approvazione della legge elettorale

Se non ora, forse se ne riparla tra cinque anni. Scelte tattiche discutibili, sviste arbitrali, la vulnerabilità della difesa e un attacco inconcludente potrebbero condizionare la partita della parità di genere in Consiglio Regionale, ma la squadra non è stanca. Le suffragette nostrane del Comitato 50/50, per meglio dire suffragiste, più moderate e meno femministe, tornano alla carica. Oltre cento anni dopo, la battaglia ridotta ai minimi termini si riassume nelle stesse parole: il diritto al voto per le donne. Ci vogliono mettere una croce sopra anche gli uomini. Senza ricorrere ad un ovvio processo di disambiguazione, una data è sintomatica: 27 novembre. Correva l’anno 2012. Il Consiglio Regionale suonò il de profundis alla proposta di legge di iniziativa popolare “Norme per l’equilibrio di genere nell’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione”. Prevedeva l’introduzione del principio della parità uomo-donna nelle liste e la doppia preferenza alle urne per l’elezione dei consiglieri regionali. Bocciata con trenta voti contrari, mica pochi, rigorosamente trasversali quanto la parità di genere. In capo a ciascuno - salvo trincerarsi dietro lo scrutinio segreto - la responsabilità di mille firme, che moltiplicato fa trentamila, quante ne aveva raccolte la campagna “Mai più senza 50 e 50” da marzo.

In un lasso di tempo decisamente inferiore, le donne del Comitato 50/50 vogliono compilare tante cartoline da trascinare i sacchi in Via Capruzzi e sommergere il Consiglio regionale. A questo giro, provano ad infilare le norme sulla parità di genere nella nuova legge elettorale che dovrebbe andare alle stampe, e in aula, a gennaio, pena il commissariamento.
A esaminare il testo per il momento è la Commissione Affari Istituzionali (statuto e riforme), presieduta dal foggiano Giannicola De Leonardis. Sono state convocate anche le componenti del Comitato per una serie di audizioni. “Sono utili a fare pressione rispetto al fatto che non si possa fare una legge senza tenere presente il percorso della legge 50 e 50. Quali saranno i risultati non lo sappiamo”.

Per quanto sia caparbiamente convinta, traspare scetticismo dalle parole di Rosa Cicolella, presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Puglia (organismo istituito con legge regionale numero 16 del 1990 nell’ambito della Regione ma non in seno al consiglio regionale), foggiana, passata anche lei per le forche caudine dell’audizione.
“È chiaro che c’è un forte ostruzionismo perché nella prossima legislatura si passa da 70 a 50 consiglieri. Il 50 e 50 comporterebbe 25 donne e 25 uomini nella lista e la doppia preferenza. Questa cosa pare non gradita ai più, nonostante molti del centrosinistra siano favorevoli a questa opzione. Abbiamo preparato una petizione on line che è già stata sottoscritta da volti autorevoli che superano i confini della regione Puglia, come le deputate Luciana Castellina e Annalisa Pannarale, e la ministra Maria Carmela Lanzetta. Firma la volontà di tre punti importanti: in ogni lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 50% (inammissibile la lista che non rispetti questa caratteristica), doppia preferenza (si possono esprimere due voti ma devono essere per candidati di sesso diverso) e parità di comunicazione nella propaganda elettorale”. “L’otto novembre da Bari sono partiti i gazebo - con banchetti allestiti anche a Foggia il 15 novembre - per la distribuzione delle cartoline con la dicitura ‘Un Consiglio Regionale abitato da soli uomini? Non in mio nome’ sotto il mittente”. Not in my name. Pas en mon nom. Stessa espressione della campagna delle musulmane contro l’Isis. Avanzano su un campo minato le donne del 50 e 50. In mezzo a loro c’è anche l’europarlamentare Elena Gentile, e oltre all’organismo di genere di Rosa Cicolella ci sono la Conferenza delle Donne Democratiche, le Donne in Rete e la Consigliera di parità della Provincia di Foggia, Antonietta Colasanto. Il contentino potrebbe materializzarsi in un 60 e 40 nelle liste, minimo sindacale. Incompiute non ne accettano.

“Il pacchetto deve essere completo - chiarisce Rosa Cicolella - potremmo arrivare anche ad un compromesso ma dalla doppia preferenza non si scappa, è fondamentale”. Coi seggi ridotti, in regime di dieta del Governo, il problema si pone anche per gli uomini, non è solo una questione di genere. Ma il rischio di non riuscire a candidare in alcuni territori nemmeno una donna è altissimo. Dalle 3 donne su 70 consiglieri regionali attuali potremmo contarne zero dopo le elezioni di primavera.
Non è infondato il timore che sia troppo tardi e la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità assume un atteggiamento critico nei confronti del suo stesso Comitato: “Dal mio punto di vista abbiamo fatto un errore strategico nel momento in cui abbiamo privilegiato l’azione simbolica rispetto ad un’interlocuzione politica. Questa è la mia idea. In Campania, per esempio, questa legge è passata grazie a delle consigliere regionali che hanno avuto come interlocutori i colleghi e che nelle commissioni hanno contrattato. Perché la politica è questa. La tua legge passa se tu fai qualcosa per questa legge. L’interlocuzione con i segretari dei partiti, con i consiglieri regionali, era fondamentale”.
“Mentre ha prevalso nel Comitato - forse anche in maniera culturalmente avanzata - la linea di non interloquire con la politica maschile, con il suo metodo, e questo secondo me ci ha penalizzato. Penso che il famoso 27 novembre noi avremmo dovuto ritirare la legge, non farla votare e farla bocciare. E sarebbe stato diverso. Ma è un’idea assolutamente personale. La politica si fa con la politica. Simbolicamente è andata come è andata. Però quest’ultima volta chiediamo una cosa: che dicano pure no i consiglieri, ma che lo dicano con voto palese - conclude Rosa Cicolella Chiediamo che non venga concesso lo scrutinio segreto. I cittadini pugliesi devono votare dei consiglieri che hanno detto no alle donne”.

Mariangela Mariani

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf