Mamme Over40? Le opportunità della scienza

Mamme Over40? Le opportunità della scienza

“FertyGyn”, a Foggia l’esperienza dei dottori Cerusico, Valletta e Antinori
Ecco come conservare il ‘patrimonio’ di ovociti mediante vitrificazione

Se fino a qualche anno fa una maternità Over40 era considerata una gravidanza tardiva - ed i casi si potevano contare sulle dita di una mano - oggi posticipare l’arrivo di un bambino è una scelta sempre più diffusa. Per scelte e circostanze imposte, ovviamente. Da una parte, l’instabilità lavorativa generalizzata e la precarietà economica impedisce a molte coppie progetti a breve termine; dall’altra, ci sono donne che decidono di anteporre la carriera alla maternità, oppure si realizzano tardi affettivamente, quando si pensa che avere un figlio sia ormai un sogno impossibile da realizzare. Le stime Istat però dicono che, oggi, quasi 8 bambini ogni 100, in Italia, vengono partoriti da mamme over 40. Quindi una gravidanza in età avanzata è possibile, basta tenere conto di determinati fattori.

Ne abbiamo parlato con il professor Fabrizio Cerusico, tra i massimi esperti in Italia di fecondazione assistita insieme a Monica Antinori ginecoloca, responsabile della PMA del centro R.A.P.R.U.I. di Roma. Solo poche settimane fa, Cerusico ha inaugurato - insieme alla dott.ssa Silvia Valletta, biologa embriologo e alla dott.ssa Monica Antinori, ginecologa - il centro ginecologico “FertyGyn”, in via Mandara, a Foggia, una struttura all’avanguardia, che si occupa di infertilità di coppia lavorando in tandem con il centro di Roma.

Professor Cerusico, quante sono le probabilità di restare incinta superata una certa età?
Su 100 donne che provano ad avere un bambino a 40 anni, 57 ci riescono naturalmente, 36 restano senza figli, nonostante si affidino a tecniche di fecondazione e hanno un figlio “in provetta”. Il periodo più fertile per una donna è tra i 20 ai 25 anni, fino a 35 anni ancora è alto, poi subisce un notevole calo, per arrivare ad essere bassissimo oltre i 40 anni.

Perché accade questo?
Perché le “scorte” di ovuli, con l’avanzare dell’età, si esauriscono. La donna nasce con un “patrimonio” di circa 2 milioni di ovuli. Al momento della pubertà il 90% di questi è già andato perduto, fino a diventare 50 mila intorno ai 20 anni. Ovulazione dopo ovulazione, si verifica un progressivo declino della fertilità fino all’ età di 35-37 anni, quando la velocità di esaurimento dell’ovaio si incrementa drammaticamente.

È possibile preservare in qualche modo il patrimonio ovarico?
Certamente. Si può intervenire quando la produzione ovarica è ancora attiva, conservando gli ovociti con una tecnica che si chiama vitrificazione. È importante eseguire una ecografia tra il secondo e il terzo giorno del ciclo mestruale, per individuare il numero dei follicoli antrali presenti nelle ovaie. Maggiore è il numero dei follicoli antrali, maggiore è la possibilità di recuperare ovociti in seguito ad una stimolazione ovarica con gonadotropine.

Con quali probabilità di successo?
Quando il numero di follicoli antrali è maggiore di 8 ci sono buone possibilità di successo del trattamento. A questo esame generalmente si associa il dosaggio ematico dell’ormone antimulleriano AMH, che costituisce un altro utile indicatore della riserva ovarica. Questo ormone viene prodotto dalle cellule della granulosa dei follicoli antrali ed in accordo con il fenomeno di “invecchiamento” dell’ovaio, ogni anno la sua produzione si riduce di circa il 15% in modo tale da costituire anche un valido fattore prognostico di risposta ovarica alle terapie di stimolazione. Grazie a queste informazioni è possibile decidere quale sia la migliore strategia per programmare una gravidanza.

In poche parole come si fa a ‘conservare’ gli ovuli?
La vitrificazione, è attualmente considerata la procedura più efficace per la crioconservazione degli ovociti. Questa metodica evita infatti la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno e all’esterno delle cellule vitrificate, punto critico delle altre metodiche di crioconservazione, consentendo di conservare ovuli o embrioni da utilizzare a distanza, per un nuovo tentativo di fecondazione assistita senza ripetere la stimolazione ovarica o per una seconda gravidanza da affrontare a tempo debito, visto che il materiale biologico può rimanere vetrificato per un lungo periodo di tempo, senza che vengano compromesse qualitativamente le caratteristiche iniziali.

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n. 10 / Dicembre 2017

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