Carine Bizimana, trentatreesimo consigliere

Carine Bizimana, trentatreesimo consigliere

IL PROFILO | L’hanno votata 150 migranti, nel “seggio” della Villa Comunale

Due gli obiettivi da centrare subito: il mercato etnico e la strada dei senza dimora

È bella di una bellezza disarmante e semplice, che non la sai spiegare, quella delle principesse d’ebano dei film d’animazione. Chi ha incrociato, anche solo per un una volta, la vita con la sua la racconta con la tenerezza e un sorriso che si distende. Carine Bizimana l’hanno votata 150 migranti. E non solo per il colore della sua pelle.

È la consigliera comunale aggiunta per i migranti, eletta il 25 maggio, ma non all’interno dei seggi tradizionali. Gli stranieri, 243 elettori, hanno votato nella Villa Comunale. Dopo anni di ritardi, i Fratelli della Stazione che insieme alle associazioni impegnate nel campo dell’immigrazione organizzano la Giornata Interetnica hanno deciso di operare una forzatura: hanno indetto le elezioni prima ancora che fosse istituzionalizzata la figura del consigliere straniero aggiunto. La chiedevano da anni: nella civilissima Lecce, che vanta il primato in Italia, esiste da più di dieci. La rivoluzione porta il nome di tre donne, altro elemento sorprendente: a contendersi la carica c’erano anche Anelya Genova e Mihaela Iliescu. E a votare sono stati soprattutto gli uomini, 169. Hanno scelto l’erede spirituale di Colby, l’amico dei migranti, presidente dell’associazione Africa United, recentemente scomparso.

Carine Bizimana, mediatrice culturale da anni impegnata nel sociale con l’Associazione Vangelo della Vita Onlus, ora sarà la voce degli stranieri nel Palazzo di Corso Garibaldi. Non ha diritto di voto, ma alla parola sì. Viene dal Burundi ed è in Italia da 19 anni. “Oltre che consigliera aggiunta sarò anche la portavoce della Consulta per l’immigrazione che sarà istituita secondo le norme dello Statuto comunale - così Carine Bizimana si farà interprete dei bisogni delle comunità straniere - Abbiamo due priorità: il mercato etnico degli ambulanti e la residenza fittizia per i senza fissa dimora. Da anni i commercianti di Via Lanza lamentano il problema degli ambulanti che sostano davanti ai loro negozi e già tempo fa era stato individuato un luogo per il mercato che sarà la prima cosa da fare”. Quando parla di ambulanti, chiarisce che si riferisce ai venditori in regola, provvisti di permesso di soggiorno e di licenza che devono vendere dei prodotti autorizzati. Niente abusivismo. “L’altra urgenza - continua Carine Bizimane - è l’istituzione della via per i senza dimora che verrebbe intitolata a Lassina Coulibaly. Abbiamo fatto una raccolta firme e abbiamo raggiunto il numero necessario. È un’altra cosa prevista dalla legge che non è mai stata attivata. Gli stranieri che escono dal campo per richiedenti asilo di Borgo Mezzanone rischiano di perdere il permesso di soggiorno perché non hanno più un indirizzo. Per la legge italiana è fondamentale averne uno riconosciuto sia dal Comune che dalla Questura”.

Per le donne, e non potrebbe essere altrimenti, chiederà alla consulta un occhio di riguardo perché, a differenza degli uomini, ogni origine, cultura e religione delle migranti porta con sé una specificità di problemi e richiede percorsi diversi. “Le donne migranti devono aprirsi a modelli diversi, nuovi, e noi dobbiamo accompagnarle in questo percorso. Ci sono per esempio alcuni gruppi di donne che non possono partecipare a corsi di italiano perché ci sono anche gli uomini”. Non intende fare gli interessi soltanto degli stranieri, ma intende affrontare anche le questioni scomode che i foggiani sopportano e che rischiano di compromettere i rapporti di convivenza. “L’immigrazione non è assolutamente un problema, ma se non è gestita in un  certo modo crea delle problematiche che possono dare fastidio anche agli italiani e quello diventa il germe dell’intolleranza. Noi dobbiamo prevenirlo. Per i nostri fratelli stranieri ci sono le associazioni, i centri, i patronati, esistono tanti luoghi dove c’è uno sportello per lo straniero e seppure non dovessero ricevere una risposta saprebbero dove andare a lamentare un problema. Gli italiani non ce l’hanno. Io mi metto nei panni degli italiani, lo sono anche io d’adozione. Quando non ricevono risposte nasce il pregiudizio: ‘Vengono qua a portare la delinquenza, pensano agli stranieri e a noi non ci pensano’, che non sono cose vere. Se riusciremo a risolvere anche i problemi degli italiani che nascono da una cattiva gestione del fenomeno migratorio avremo fatto tantissimo”.

Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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