Doppia preferenza, un mezzo flop

Doppia preferenza, un mezzo flop

Le donne azzeccano un altro terno secco. La doppia preferenza non ha fatto miracoli: tre consigliere erano nel 2009 e tre restano. Ha seminato zizzania, tutt’al più, per i tradimenti, nel Dna di certi partner. L’unica accoppiata vincente è quella composta da Raimondo Ursitti (625 voti) e Gabriella Grilli (494 voti), che se non avesse vinto Franco Landella, però, sarebbe rimasta fuori. Campagna elettorale in perfetto stile ticket: hanno posato in coppia per i manifesti, hanno distribuito santini con il doppio cognome e si sono scambiati l’elettorato. A trainare è uno scafato Ursitti che ha perso 240 voti rispetto al 2009, e c’è chi è pronto a giurarci: la preside del Liceo Scientifico Volta gli ha portato pure i suoi consensi. La premiata ditta di Forza Italia Ursitti-Grilli non ha paragoni.

In Consiglio Comunale entra anche Erminia Roberto del Nuovo Centro Destra con 539 voti che rivendica uno per uno. “Quei voti sono soltanto miei. Non ho viaggiato in tandem con nessuno, non ho mai chiesto niente e se qualcuno ha fatto il mio nome abbinandolo al suo lo ha fatto di sua iniziativa. Se devo essere votata devono valutarmi per quello che sono in grado di esprimere, per le mie capacità e per quello che sono, non perché trainata da qualche uomo”. Il segreto? Le famiglie numerose, numerosissime, che ha intercettato. Alle spalle quattro anni da dirigente del movimento pari opportunità dell’Unione di Capitanata.

Chapeau a Ilaria Mari per i suoi 768 voti a 26 anni suonati. La “rossa” non si è abbinata neanche per sogno e quantifica in 50 o 100 voti al massimo la quota di preferenze ascrivibili all’indicazione uomo-donna. “La doppia preferenza secondo me non è servita ed è anche offensiva nei confronti della donna, perché se vogliamo affermare la parità dei sessi e se vogliamo considerarla effettivamente pari all’uomo non servono agevolazioni. È indiscutibile che la donna abbia preso dall’uomo e viceversa perché io ricevevo quasi tutti i giorni chiamate dai miei elettori che mi chiedevano di accostare al mio nome anche quello di un uomo. Il fatto che si agevoli la donna più che l’uomo penso sia solo una trovata mediatica.  Può agevolare tanto l’uomo quanto la donna in base agli ambiti in cui cercano i propri elettori. L’importante è saper pescare”. È arrivato il momento di sfatare il mito della destra maschilista : “Per quanto la sinistra politicamente e storicamente abbia combattuto maggiormente per la parità dei sessi, con questo risultato elettorale possiamo constatare che anche l’uomo di destra è capace di valorizzare la donna”.

Incredibile quanto l’exploit di Luigi Miranda il risultato di Carmela Catalano, che non riesce ad entrare in Consiglio ma prende una barca di voti. A 26 anni - pure lei - e con una lista civica, ne conta 520: “Ho corso con il dottor Borrillo, persona stimata, e abbiamo corso bene insieme perché facendo io parte del mondo dell’associazionismo nonché di un’associazione di ragazzi diversamente abili, Le Ragioni del Cuore, ed essendo lui un medico di famiglia ci siamo ritrovati spesso con un elettorato comune. Però la doppia preferenza ha influito marginalmente perché ci siamo solo presentati vicendevolmente al nostro elettorato,  abbiamo provato a scambiarcelo senza alcuna pretesa, e la gente al seggio ha fatto la sua libera scelta. Anche se dati alla mano oggi posso dire che siamo stati forse una delle pochissime se non uniche coppie uomo-donna che sono riuscite ad avere uno scarto minimo di dodici voti”.

Beffata da tapiro d’oro Anna Rita Palmieri: 849 voti, praticamente il doppio del 2009, col sostegno di Pasquale Pellegrino che le ha scaricato l’elettorato addosso, non bastano per entrare in Consiglio Comunale causa sconfitta di Augusto Marasco. Destino che accomuna anche la più corteggiata del PD, Lia Azzarone, che si era sudata 650 voti. Niente da fare pure per Rosa Cicolella, la Presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione, candidata col Pd, che alla vigilia della prima volta dell’applicazione della legge 215 era scettica. “Credo che la doppia preferenza non abbia funzionato, secondo me non si è colto lo spirito. Lo dicono i numeri. È stata intesa come un partenariato, mentre la doppia preferenza è un equilibrio di genere: doveva essere il cittadino a scegliere un uomo e una donna insieme. Ci si è preoccupati di più degli accoppiamenti e in alcune occasioni abbiamo assistito all’esasperazione con due nomi imposti come pacchetti e lì il senso è saltato. Non è una quota è un riequilibrio che parte dalle liste: c’è una risposta se c’è una rivoluzione culturale. E se poi vogliamo guardare l’aspetto pratico ognuno ha pensato a sé”.

Mariangela Mariani

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf