Tra rigore finanziario e autorevolezza Giannini: “Cambieremo l’Università”

Tra rigore finanziario e autorevolezza Giannini: “Cambieremo l’Università”

Il ministro dell’Istruzione, a Foggia, per il 15° anno accademico dell’ateneo dauno
Disoccupazione, time to job e numero chiuso i principali temi affrontati

Un “ateneo adolescente”, che ha bisogno di trovare la sua “dimensione e messa in prospettiva, lontano da logiche sperequative tra nord e sud”. Così il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini ha ‘disegnato’ l’ateneo dauno, intervenendo alla cerimonia inaugurale del 15° anno accademico dell’Università di Foggia.
A tre lustri dalla conquistata autonomia, ottenuta nel 1999, con la firma dall’allora ministro, Ortensio Zecchino, l’Università di Foggia segna una tappa importante per la sua breve storia: nonostante il periodo storico non florido, infatti, il rettore Maurizio Ricci (alla sua prima con l’ermellino) ha illustrato i risultati, più che ragguardevoli, raggiunti dall’ateneo dauno, tra aspirazioni legittime e rigore finanziario: dalla ricerca alle immatricolazioni (che contrariamente al trend nazionale negativo registrano un+3%), dall’internazionalizzazione all’offerta post-laurea.
Puntualissima, chiara e concisa, il ministro Giannini ha parlato del futuro del sistema universitario, con particolare riguardo al comparto Puglia e sud Italia. Sobria e rigorosa nel suo tubino crema, l’onorevole ha voluto, però, affrontare questo tema con “concretezza spicciola”, illustrando “orientamenti e linee guida tracciati nei 68 giorni dall’inizio dell’esercizio di questo Governo”.
“Dobbiamo essere consapevoli del ruolo insostituibile delle infrastrutture educative per arginare la crisi in atto e per creare condizioni di sviluppo. Parlo di categorie qualitative che sono ben altra cosa rispetto alla crescita”, precisa. “Di questa consapevolezza deve essere ‘portatore sano’ questo Governo, che ha scelto la scuola e l’università come fulcro della sua agenda politica”.
La lotta alla disoccupazione è il primo obiettivo da centrare, aspetto che investe direttamente l’università e la comunità scientifica. “E’ nostro compito far sì che l’iscrizione all’università torni ad essere una ambizione alta delle famiglie italiane”, spiega. “Il calo delle immatricolazioni non è un mero dato statistico ma è un indicatore sociale di cui dobbiamo farci carico. E’ il sintomo evidente della progressiva mancanza di fiducia nel valore reale del titolo di studio”. I numeri, d’altro canto, non sono incoraggianti: secondo l’Istat, la disoccupazione giovanile nel 2013 ha toccato il 40%, con picchi allarmanti al sud Italia, spingendosi fino al 54% per la disoccupazione femminile. “Questi dati tratteggiano una situazione da dopoguerra - spiega il ministro - ed effettivamente una guerra è in corso e va combattuta con azioni politiche concrete”.
Sono due, allora, le direttrici sulle quali impostare il lavoro: innanzitutto potenziando alcuni capitoli specifici quali i dottorati di ricerca industriali, l’orientamento lavorativo e la formazione professionale per le high skills. Misure che vanno però inquadrate in una dimensione europea: “Annunciamo una disponibilità di 14milioni di posti di lavoro in Area Euro, dove in 9 paesi dell’Unione si richiedono professionalità altamente specializzate”, spiega. I fondi disponibili anche per tali azioni ammontano, ad oggi, ad 1miliardo e 640 milioni “pochi - puntualizza -rispetto ai 5miliardi stanziati appena 5 anni fa”.
Per quanto attiene alla lotta all’inattività giovanile, invece, è necessario partire dal “grado di consapevolezza nelle scelte di studio. Un dato finora trascurato, infatti, è quello relativo all’abbandono e alla dispersione universitaria e alla mobilità interna tra i vari Dipartimenti. Tutti parametri che vanno ad incidere sul ‘time to job’, ancora molto, troppo alto”.
Sul numero chiuso per l’accesso alle facoltà di area medica, in particolare, il ministro da una parte promuove la politica della ‘formazione controllata’ di medici, dall’altra boccia il meccanismo del test d’ingresso. “Non sono 60 domande a risposta multipla lo strumento atto a misurare le capacità dei candidati. Credo di più nella cosiddetta modalità francese: un primo anno aperto a tutti con una selezione rigorosissima in corso”. Una sorta di selezione naturale in itinere, insomma. “Credo sia un meccanismo giusto, meritocratico e altamente selettivo, con i candidati misurati nel corso di un anno e non in un’ora o poco più”.
Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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