Tutte le donne della fabbrica  di carta di Via del Mare

Tutte le donne della fabbrica di carta di Via del Mare

Datajournalism e comunicazione di genere
La giornalista foggiana Mara Cinquepalmi racconta sul web le operaie della Cartiera

L’odore della colla ce l’ha ancora nel naso una delle “donne di carta” di Mara. Quella puzza rimaneva appiccicata sulle mani, anche se le lavavi. I fogli ti tagliavano le dita nell’IPZS, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato di Foggia. La Cartiera anni ‘60, quando le donne si spezzavano la schiena per sollevare le risme da 25 chili. Avrebbero dovuto aspettare 20 anni gli elevatori. Mara Cinquepalmi, giornalista foggiana, ha ficcato il naso nella loro vita passata, in una fabbrica, 50 anni dopo. Le loro storie, per ironia della sorte, non sono state affidate alla carta ma al web, in una sezione del progetto “Via del Mare racconta” (www.viadelmareracconta.it).
L’autrice, ormai bolognese d’adozione  - vive lì da 18 anni -, ha il pallino dei numeri: la sua ricerca parte dai 1446 operai del 1946, fonte Archivio di Stato. Applicando la sua inclinazione alla lettura di genere, 146 operaie non sono più soltanto cartellini timbrati. “Si parla sempre degli operai della Fiat, dei lavoratori dell’Elettrolux, si parla poco, invece, delle donne della Fiat, delle donne dell’Elettrolux. Per l’Omsa è stato diverso, perché era una fabbrica più femminile”. A pensarci bene, quelle operaie avrebbero sfilato come fantasmi pure nella memoria dei foggiani: chi ci avrebbe giurato che negli anni ‘40 ci fossero delle donne nella Cartiera.
Mara Cinquepalmi si occupa di datajournalism, il giornalismo dei dati che elabora graficamente le informazioni.”Quando mi sono trovata tra le mani l’elenco dell’Archivio di Stato, quello era davvero un database ante litteram, mi è venuto facile lavorarci”.
È un vulcano di idee e questa l’è balenata quasi due anni fa, mentre era in vacanza. “Lo dico sempre: a me le vacanze fanno male. Leggevo sui giornali le cronache dell’Ilva di Taranto e a un certo punto mi sono detta che anche noi, a Foggia, abbiamo un’industria di Stato che sotto tanti punti vista ha inciso sul territorio”.
A dirla tutta, è stato un mezzo calvario trovare le carte:  non esistono libri sulla Cartiera, all’Archivio Centrale di Roma non avevano documenti e all’Archivio di Stato di Foggia, scavando, hanno trovato un fascicolo che ne conteneva circa venti datati tra il 43 e il 46. In 24 enormi fogli battuti a macchina, che poi ha trascritto in formato elettronico, era contenuto l’elenco al ‘46 di operai, impiegati e lavoratori dell’azienda agricola annessa allo stabilimento. Quel materiale non poteva rimanere in un cassetto. Non è escluso che un giorno possa diventare un e-book oppure un libro tradizionale, in formato cartaceo. Mara aveva messo a dura prova la pazienza di troppi colleghi e del direttore dell’Archivio per rimandare. Ma non poteva deludere soprattutto le sue donne che si erano domandate chi fosse quella “matta” che voleva sapere cosa facessero in fabbrica. La Cartiera ci teneva a loro e sono ancora grate all’azienda: “Avevano il nido aziendale, che negli anni 60 era una cosa normalissima, la colonia, i buoni per l’acquisto dei libri, gli ambulatori”.
Mara, mille impegni e una famiglia, appartiene alla rete Giulia, le GIornaliste Unite Libere Autonome. Femministe, ci tengono al linguaggio di genere. “Leggiamo ancora nelle cronache il ministro e non la ministra che in italiano si può dire, ma c’è qualcuno che ancora si ostina ad usare il maschile anche se si tratta di una donna”. Il suo ultimo progetto dà la caccia agli stereotipi sessisti nelle cronache sportive. In un blog, “Un certo genere di sport”, fa le pulci ai media su come raccontano le atlete. “Le tenniste sono belle e brave; il binomio donne e motori accompagna le cronache delle principali manifestazioni automobilistiche; le sciatrici o le pattinatrici sul ghiaccio sono le regine delle nevi”.  Sarà pure un tantino oltranzista, ma a scorrere titoletti e fotogallery valle a dare torto.
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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