Doppia preferenza a rischio harem

Doppia preferenza a rischio harem

La Camera imita il Consiglio della Regione Puglia e stronca la parità di genere
A maggio, per la prima volta, gli elettori potranno votare un uomo e una donna

La doppia preferenza è merce che scotta. Ha fatto traballare l’Italicum. La Camera ha affossato la parità di genere nella nuova legge elettorale e ha mandato a farsi benedire le quote rosa. Gli emendamenti bipartisan sono stai respinti in blocco: addio all’alternanza uomo-donna nelle liste e all’equilibrio di genere tra i capilista. Se non ora, chissà quando.
A Montecitorio si sono trincerati dietro il voto segreto, proprio come il Consiglio Regionale della Puglia che a novembre del 2012 aveva seppellito la legge 50e50. Le donne esprimono lo stesso sdegno di allora, riesumando le espressioni di due anni fa.
Non usa mezzi termini nemmeno stavolta Rosa Cicolella, Presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Puglia: “È un’offesa alla Costituzione”. Poi parlerà di una rivoluzione mancata e di democrazia stuprata. Non ha gettato la spugna sulla riforma elettorale regionale in salsa rosa: “Abbiamo avuto rassicurazioni dal Presidente Onofrio Introna che, appena arriverà in Consiglio, la questione della doppia preferenza sarà prioritaria. Rimane il rammarico per una proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da 30mila cittadini che, in maniera trasversale, avevano apposto la loro firma perché si arrivasse all’equilibrio di genere nelle liste e alla doppia preferenza, bocciata in maniera scientifica e vigliacca. Probabilmente andrà in aula ammaccata o forse almeno recependo la legge nazionale che regolamenta i comuni. Noi punteremo a riproporre la nostra legge. Se legifero per le donne, come accade in Puglia, faccio anche in modo che abbiano la possibilità di essere elette. Si rischia un clamoroso autogol politico”.
Nei comuni al di sopra dei cinquemila abitanti la doppia preferenza esiste già. Il 25 e 26 maggio, gli elettori di Foggia, per la prima volta, potranno scegliere un consigliere uomo e una donna. “La legge 215 del 2012 prevede il 30% della presenza femminile nelle liste e una doppia preferenza nel voto: non parliamo di quote (non c’è obbligo di rappresentanza, ndr), ma di equilibrio di genere. In caso di voto doppio devono essere necessariamente contrassegnati un uomo e una donna, o un solo uomo o una sola donna. Due uomini o due donne rendono nulla la scheda - spiega Rosa Cicolella -. Ci rendiamo conto che quest’ottica cozza con il percorso intrapreso per andare verso una naturalità della presenza delle donne nell’ambito delle cariche politiche, ma al momento è un modello di regolamentazione che assicura una maggiore presenza di donne nelle liste e quindi nella preferenza. Il problema è che candidarle non significa che poi saranno elette”.
La caccia alle donne è iniziata, e in certi casi non è una passeggiata. Le più ricercate al gioco delle coppie sono ovviamente le donne che portano in dote un bel carico di consensi. La deriva, dietro l’angolo, è una strumentalizzazione della donna.
“È evidente il rischio di un harem che quasi si propone all’uomo, dove lui andrà ad attingere la donna che, secondo una serie di calcoli, è quella più utile al raggiungimento dell’obiettivo. In occasione delle amministrative che si sono tenute l’anno scorso in alcuni centri della provincia di Bari, la Commissione ha notato che è un’arma a doppio taglio, perché nel ticket (termine mutuato dal sistema americano che in Italia indica l’abbinamento, ndr) gli uomini hanno un numero di preferenze maggiore rispetto alle donne: mentre le donne fanno votare l’uomo, lui non fa necessariamente votare la donna. Si preoccupa solo di incassare il consenso personale. Certamente è un rischio, però abbiamo osservato che dove è stata già applicata la doppia preferenza il numero delle donne elette in Consiglio Comunale è salito”.
In campagna elettorale, una donna può proporre più di un uomo a chi decidesse di votarla. “In questo caso parliamo di una candidatura libera. Faccio un esempio: io sono un insegnante quindi, probabilmente, quando vado a proporre la candidatura maschile ho bisogno di una candidatura che risponda a quell’elettorato. E potrebbe non essere quel candidato che invece ti lega in un ticket fisso”.
Ma è lecito domandarsi se tutte queste aspiranti consigliere possano mai pescarle nei partiti. “Molte donne lavorano nel partito e molte sono invisibili - assicura Rosa Cicolella - C’è sempre esigenza di visibilità ma questo dipende proprio dal fatto che non esiste una reale democrazia paritaria. È da li che comincia veramente il percorso di legittimazione, di democrazia, di pari opportunità”.
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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