Primarie del centrosinistra: la tempesta dopo la tempesta?

Primarie del centrosinistra: la tempesta dopo la tempesta?

Incognite sul futuro della coalizione, dopo l’affermazione di Marasco e le accuse di ‘voto inquinato’
Il sindaco uscente Gianni Mongelli, scaricato da gran parte del Pd, avrà comunque un ruolo decisivo: da alleato o da avversario
di Claudio Botta

Dovevano segnare il trionfo della democrazia partecipata, invece hanno creato e alimentato delle polemiche e delle fratture destinate a condizionare pesantemente la campagna elettorale e a rendere accidentato il percorso del centrosinistra per la riconferma (che avrebbe del miracoloso) a Palazzo di Città. L’effetto primarie non è ancora scemato, nonostante le promesse e le premesse, le dichiarazioni d’intenti, le rassicurazioni. Difficile, infatti, immaginare un Mongelli scaricato da una fetta consistente del Partito democratico, nonostante l’insperata vittoria nel precedente giro e la pesante eredità dell’amministrazione Ciliberti, che si limiti al ruolo di portatore d’acqua per la coalizione negli ultimi mesi da sindaco. “Se lui avesse vinto le primarie, poi avremmo perso le elezioni” la sintesi brutale al quotidiano l’Attacco del presidente del Consiglio comunale Raffaele Piemontese, uno dei grandi avversari del primo cittadino quasi doppiato in termini di preferenze dal suo principale avversario, il suo ex assessore all’Urbanistica Augusto Marasco: un risultato dalle molteplici chiavi di lettura, vittoria netta per i supporters del nuovo/finto nuovo, un inquinamento e un complotto ben orchestrato dalla principale concorrenza, la versione di chi non riesce ad accettare un risultato così eclatante. Perché pesa, nei freddi numeri, la precedente campagna elettorale dell’architetto, vicina se non del tutto organica alle posizioni del centrodestra: ma nella Foggia trasversale dei poteri e degli interessi questo non è mai stato e non sarà mai un handicap, ci mancherebbe, e meno che mai potrebbe esserlo per l’attuale Partito democratico.
Ognuno ha la sua verità, la sua ragione. Il Mongelli sedotto e abbandonato ricorda il suo predecessore, costretto a convivere con una poco gradita ‘cabina di regia’ sin dal suo esordio, spettatore suo malgrado di politiche disastrose destinate ad affossare le aziende speciali ex gioielli di famiglia, ma alla fine scaricato senza rimpianti e additato come unico responsabile del fallimento complessivo dell’amministrazione proprio dal principale partito protagonista di quelle politiche (in particolare riguardo l’Amica). Ma non chiamare in causa le responsabilità dirette del primo cittadino sarebbe al tempo stesso miope e sbagliato: i suoi silenzi (iniziando dai conti del Comune e dall’effettivo ammontare del deficit, un mistero che ha dominato almeno tre quarti del mandato), le sue esitazioni, il suo scarso carisma hanno avuto il loro peso nel crollo verticale del consenso presso l’opinione pubblica, assieme agli evidenti fallimenti rispetto alle ambizioni della ‘Foggia Capitale’ promessa: le strade piene di buche, i contenitori culturali chiusi, il progressivo e apparentemente inarrestabile degrado generale e di quartieri strategici come il viale della stazione, il centro storico, le periferie, le borgate, la sensazione di una navigazione a vista, senza alcun modello di rinascita e sviluppo hanno appannato anche i meriti e la buona volontà. Era un candidato oggettivamente debole: ma nel concorso di colpa con la sua coalizione, quali sono le percentuali esatte di errori, disastri e meriti? Le parole di Michele Emiliano, che da Bari ha sancito la piena legittimità della vittoria di Marasco in nome dell’unità del partito, sono state opportune ma avranno bisogno di numerosi altri passaggi per dimostrare la loro reale efficacia e capacità di persuasione.
L’annuncio dell’ ‘io non mollo’ di Mongelli può rivelarsi un macigno, soprattutto se sostenuto da una lista civica personale. Allo stesso modo, una candidatura centrista all’altezza delle ambizioni (più che di un peso elettorale tutto da verificare) può allontanare la parte minoritaria del Pd tutt’altro che entusiasta di quanto accaduto nel recente passato e sparigliare ulteriormente le carte, in modo velato o aperto.
E la figura stessa di Augusto Marasco, trasversale il giusto per la propria personale carriera, quanto può veramente entusiasmare una base sempre più delusa dai clamorosi deficit alla voce ‘sinistra’? E quanto può riuscire a comunicare ed entrare in empatia con la ‘pancia’ della città, quella che vive un disagio sempre più diffuso e a cui si sta apertamente rivolgendo Lucia Lambresa, e si sta cercando di rivolgere Luigi Miranda, due candidati sindaci che non vanno affatto snobbati proprio alla luce delle falle che tengono ancora ancorate al porto le due (presunte) corazzate? Quanto può coinvolgere chi - puntando su Frattarolo - sperava in un cambiamento radicale, in un rinnovamento vero e non una semplice spolverata? Le prossime settimane saranno decisive per una serie di verifiche interne a partiti e coalizioni, nell’attesa che una delle campagne elettorali più delicate degli ultimi decenni (alla luce della situazione in cui versa la città e delle opportunità che si prospettano a breve scadenza, che necessitano però di una classe dirigente all’altezza) entri finalmente nel vivo. Senza ambiguità, sospetti, manovre poco chiare, trucchi, con la responsabilità preferita all’opportunismo e alla convenienza. La posta in palio, infatti, è troppo alta per essere barattata e messa all’asta in attesa della migliore offerta. E’ il nostro futuro, e quello delle generazioni che verranno. E sbagliare non è ammesso e ammissibile, da qualunque prospettiva e visione.

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n. 10 / Dicembre 2017

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