Foggia, città in bilico

Foggia, città in bilico

L’occasione di dibattito offerta da AQV e Agorà
Luigi Miranda: “Il presente è buio, frutto di una politica miope e stanca”

La città divisa, tra passato e presente. Ieri e oggi, guardando al futuro. Foggia è allo specchio. E, a quanto pare, anche ad un possibile giro di boa. Quello costituito delle amministrative di maggio. Dell’evoluzione/involuzione della città negli ultimi decenni se n’è parlato nel partecipato convegno promosso dall’associazione Qualità della Vita e dall’associazione Agorà, nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte di Foggia. Un incontro dal titolo volutamente provocatorio: “Foggia: città dal passato lusinghiero tra teatri, cultura e sviluppo. Ed oggi?”, una domanda retorica, la cui risposta è, ogni giorno, sotto gli occhi di tutti, sia per quanto riguarda le infrastrutture che i contenitori e gli spazi culturali.
Un tema, quest’ultimo, da sempre caro alla decennale associazione presieduta da Luigi Miranda. “Dal 2004 ad oggi l’AQV ha all’attivo quasi 100 manifestazioni in materia”, spiega. “Il tema è cruciale e ci consente di fare una disamina della situazione della città, contemperando le potenzialità che non sono state concretizzate”.
Circa le cause che hanno portato Foggia all’attuale stato di cose, 6Donna ne ha parlato con lo stesso Miranda che, oltre ad essere il presidente dell’AQV (“associazione senza bandiere ed estranea al mondo politico”, tiene a precisare), è anche candidato sindaco di Foggia, a capo di una lista civica che verrà presentata alla città il prossimo 28 febbraio. Per l’avvocato foggiano, la causa è da rintracciare in “decenni di politica miope e dissennata”. E ancora scippi, lungaggini e occasioni perse che hanno portato Foggia “così importante nello scacchiere dell’Italia meridionale nel periodo bellico” sull’orlo del baratro. “Dovremmo recuperare quella stessa strategicità geografica che nel ‘43 ci sfavorì e valorizzarla, ad esempio, con la riapertura dell’aeroporto, che non è un lusso ma priorità inderogabile per il nostro futuro”, spiega.
Lo stesso dicasi per i collegamenti ferroviari e per le strutture deputate alla cultura. Primo fra tutti il Teatro Giordano. “Ci sono voluti solo tre anni per costruire il teatro più antico del meridione d’Italia dopo il San Carlo di Napoli. E non ne bastano otto per eseguire dei lavori di ristrutturazione”, spiega ancora tra l’incredulo e il disilluso.
“La cultura non è solo mera accademia, ma possibilità di business”. In soldoni, occasioni di lavoro. “Ci sono città che hanno molto meno di noi, ma la cui economia è retta per il 60% dalla gestione in termini di impresa dei patrimoni culturali”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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