Alla ricerca del sindaco perduto

Alla ricerca del sindaco perduto

Stallo al centrodestra, la scena è tutta per le primarie del centrosinistra. Il Pd, in rotta di collisione con Mongelli, punta su Marasco.
Ma attenzione anche agli outsider Saraò e Frattarolo…
di Claudio Botta

Una doverosa premessa: questa pagina è stata ‘chiusa’ in redazione domenica sera 16 febbraio. E analisi e commenti non possono quindi tenere conto delle possibili - e prevedibili - sorprese fino al giorno fissato per il termine ultimo di iscrizione alle primarie della coalizione di centrosinistra per la candidatura a sindaco, il 18 febbraio (con almeno 350 firme raccolte a sostegno).
Allora, si annunciano fuochi d’artificio fino al 9 marzo. Grazie soprattutto allo scontro all’arma bianca tra il sindaco uscente Gianni Mongelli e il suo potente ex assessore alla Qualità e all’Assetto del Territorio del Comune di Foggia, Augusto Marasco, architetto vicino al centrodestra nella precedente campagna elettorale, poi improvvisamente convertitosi ed entrato in giunta e diventato, al termine di un lungo corteggiamento, il coniglio nel cilindro del Pd di Raffaele Piemontese per accompagnarlo al portone di Palazzo di Città e congedarlo. Un terremoto politico destinato a produrre azioni e reazioni a catena (il ritiro delle deleghe principali da parte del primo cittadino ‘sdegnato’, l’annuncio della candidatura al veleno, sono solo le prime schermaglie), ma largamente annunciato perché non era certo un mistero l’insofferenza dei soci di maggioranza della coalizione per l’ingegnere, nonostante l’insperata vittoria (dopo le macerie lasciate dall’amministrazione Ciliberti) e la difficile azione di risanamento intrapresa, dopo aver trovato il Comune sull’orlo del dissesto (e per molti ben oltre). Mongelli si augurava, dopo anni di robusti sacrifici, un convinto via libera almeno da parte dei suoi per un secondo mandato che si annuncia decisivo per il rilancio della città, alla luce dei finanziamenti e delle importanti infrastrutturazioni annunciate: ma invece paga la non esaltante popolarità (per usare un eufemismo) presso l’opinione pubblica, e lo scarso feeling con gran parte dell’establishment del Pd e del cerchio magico che oggi ruota intorno alla figura del presidente del Consiglio comunale Raffaele Piemontese. Alle primarie, quindi, ecco un’altra carta pesante. In aggiunta alle altre già sul tavolo, tutt’altro che trascurabili. Perché Rita Saraò, esponente di punta dell’Università di Foggia e dell’associazionismo dopo l’impegno profuso nella presidenza di Donne in Rete, legatissima all’assessore regionale alla Salute Elena Gentile, porta in dose un robusto pacchetto di voti e consensi, e sa di rappresentare una novità attesa in tanti ambiti ed espressioni della città finora alla finestra, per mancanza di sponde concrete e punti di riferimento. Un’outisider, certo, ma in grado di sparigliare. Così come Lorenzo Frattarolo, giovane commercialista, renziano della primissima ora (in tempi non sospetti, insomma), sostenuto dal deputato Ivan Scalfarotto. Il primo a presentare le firme necessarie (in numero largamente superiore) e a bruciare i tempi, per cercare di recuperare in visibilità rispetto alla concorrenza. Il ruolo del guastafeste se l’è invece assegnato Nino Abate, giornalista, poeta, comunicatore, riferimento della nuova formazione ‘Socialismo e democrazia’ e a sua volta insofferente per l’egemonia piddina a ogni livello. Sullo sfondo il ruolo di Sel, e della strana coppia Pino Lonigro-Leonardo Di Gioia.
Confronti e scontri che si annunciano accesi. Ma che animeranno il prossimo mese, e regaleranno visibilità e possibilità di consenso ai candidati, che potrebbero poi rivelarsi decisivi per la vittoria finale, alla luce dello stallo dei principali avversari, quelli del centrodestra che possono contare su una coalizione allargata e sul malcontento diffuso di una comunità frustrata, ma non riesce (ancora?) a trovare l’unità intorno a un candidato condiviso, che era poi l’obiettivo annunciato. Al silenzio imbarazzato nelle prime settimane sono seguiti quelli assordanti intorno ai primi nomi gettati ufficialmente nella mischia (Bruno Longo per la Destra, Giuseppe Mainiero per Fratelli d’Italia) e le aperture e chiusure verso l’aspirante leader Franco Landella. Gradito a parte (soltanto parte) di Forza Italia, in particolare al sen. Lucio Tarquinio: ma non abbastanza convincente e d’appeal per amici solo presunti ed alleati, in particolare il Nuovo Centro Destra di Di Giuseppe, De Leonardis, Leone, Di Mauro che continua a trincerarsi e non sbilanciarsi in attesa dell’evolversi degli eventi e per non alimentare ulteriori polemiche e confusione con altri nomi, permanendo la ricerca di una personalità esterna in grado di determinare una necessaria sintesi.
Già in campagna elettorale, intanto, Lucia Lambresa, che ha avviato un ciclo di incontri per raccontare le sue verità e levarsi qualche sassolino dalle scarpe (vedi vicenda dell’Amica, della quale è stata a lungo presidente, e i suoi difficili rapporti con entrambe le coalizioni) e Luigi Miranda, che in attesa di un recupero nel centrodestra (è entrato in consiglio comunale nelle fila del Pdl e in corso d’opera è approdato all’Udc di Angelo Cera) non intende rinunciare alla candidatura a sindaco. Settimane febbrili per il Movimento 5 Stelle, che presenterà un proprio candidato chiamato a non disperdere il voto e il consenso raccolto a grappoli nelle ultimi elezioni politiche: una missione impossibile data l’abissale differenza tra le politiche ai tempi dei listini bloccati (e dei nominati dall’alto) e le amministrative, ma il clima generale di insofferenza e protesta non è certo cambiato, e allora non sarà una partecipazione di routine.
In tanti, probabilmente troppi sperano, infine, di ricevere la telefonata che allunga la vita, dopo precedenti esperienze amministrative. Una telefonata che difficilmente arriverà, in tempi di rottamazioni e rinnovamenti faticosamente avviati. Vero, Matteo Renzi?

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n. 10 / Dicembre 2017

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