Centrodestra, corazzata senza un leader riconosciuto

Centrodestra, corazzata senza un leader riconosciuto

Elezioni comunali/ La coalizione si è ricompattata e pesa il ruolo degli alfaniani.
E se lo stallo continuerà, via libera alle primarie. Intanto si lavora alla stesura del programma
di Claudio Botta

Stiamo entrando nelle settimane decisive, finalmente, per il rinnovo dell’amministrazione comunale e per cercare di voltare finalmente pagina dopo le ultime stagioni certamente non esaltanti. In controtendenza con il recente passato, dopo gli annunci forse prematuri delle autocandidature di Lucia Lambresa e Luigi Miranda, l’attenzione si è spostata sulle coalizioni in campo, e si spera nei rispettivi programmi, prima ancora che sui candidati sindaci.
La novità destinata inevitabilmente a incidere nell’esito finale è il compattamento del centrodestra - molto vicino a quel Polo delle Libertà che nel 1994 accompagnò Paolo Agostinacchio nella conquista di Palazzo di Città - nonostante le diaspore e le tensioni interne. Può essere un vantaggio e al tempo stesso uno svantaggio, l’unione di tante anime e personalità, ma Forza Italia e il Nuovo Centrodestra (nel quale è confluita in blocco l’Unione di Capitanata di Franco Di Giuseppe e Giannicola De Leonardis), quel che resta dell’Udc e della Puglia prima di tutto dell’ex governatore e ministro Raffaele Fitto, le varie anime della destra, da Fratelli d’Italia-Centrodestra Nazionale al Movimento per Alleanza Nazionale, hanno un ampio ventaglio di opzioni per i moderati o presunti tali che di votare a sinistra non vogliono proprio saperne.
Il clamoroso autogol alle precedenti elezioni amministrative, con la candidatura di Enrico Santaniello che si è dimostrata disastrosa sia nel metodo che nel risultato finale, ha indotto però i big a un ribaltamento del modo di procedere: largo alla collegialità, e quindi alle alleanze, alla stesura di un documento programmatico condiviso e solo in ultima istanza arriverà la scelta del candidato sindaco. Attraverso l’individuazione di una figura di spicco ma non più imposta o scelta in un summit per pochi eletti, da sottoporre magari al passaggio delle primarie in mancanza di un accordo. Diverse le opzioni finora in campo: Franco Landella parte in pole position per il ruolo ricoperto e l’esperienza acquisita in anni di opposizione nella sala consiliare, ma è inviso a parte del suo stesso partito, e non convince fino in fondo gli alleati; Carmine Stallone e/o Antonio Pepe rappresentano una sorta di ‘usato sicuro’, ma l’imperativo pare essere quello del rinnovamento; Billa Consiglio piace solo al Nuovo Centrodestra, gli ex An vorrebbero spazio per Bruno Longo dopo decenni di manifesti, e così via. La vera sorpresa sarebbe Annamaria Fallucchi, parecchio impegnata nel sociale e trasversalmente apprezzata, ma la diretta interessata – moglie del presidente della Camera di Commercio Fabio Porreca - ha finora respinto al mittente qualsiasi corteggiamento. La sensazione, però, è che si giochi ancora a carte coperte, fino al prossimo febbraio quando bisognerà rompere gli indugi e impegnarsi a fondo in una campagna elettorale delicatissima, condizionata anche dalle elezioni europee e dalle sorti finora traballanti del Governo Letta in carica.
Sullo sfondo, la figura di Leonardo Di Gioia. A livello di incarichi un pezzo da novanta, dato il ruolo attuale di assessore regionale al Bilancio nella giunta guidata da Nichi Vendola. Ma il suo passato nell’ex An e poi PdL, la sua candidatura alla segreteria provinciale del partito, il suo ruolo a Palazzo di Città e poi a Palazzo Dogana come potentissimo assessore durante il mandato di Antonio Pepe e in consiglio regionale negli scranni dell’opposizione, nonché la candidatura alla Camera nel partito di Mario Monti e Mario Mauro, rappresentano un biglietto da visita indigesto per chi dovrebbe votarlo, visto che il principale sponsor della sua candidatura è lo stesso governatore e il suo fedele alleato (in terra di Capitanata) Pino Lonigro. La sua collocazione naturale -con relativo serbatoio elettorale - sarebbe nel centrodestra, ma l’attuale carica lo porterebbe a infilarsi in un vicolo cieco. Probabilmente rimarrà sullo sfondo, in attesa di riprovarci alle prossime elezioni politiche: ma un suo impegno, diretto o indiretto, sarà comunque inevitabile ed è tutto da valutare, nonostante il perenne pendolarismo da una figura politica e una tecnica.

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n. 10 / Dicembre 2017

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