Una ‘ciambella di salvataggio’ per Mongelli

Una ‘ciambella di salvataggio’ per Mongelli

Il sindaco in risalita nei consensi, secondo la classifica ‘Governance Poll’
Raffaele Piemontese spinge per le primarie (e per sé), ma gli alleati nicchiano
di Claudio Botta

73esimo su 102: un buon risultato? Un risultato eccezionale, se dodici mesi prima si era al 102esimo, cioè all’ultimo posto nella ‘Governance Poll’ nell’analisi realizzata da Ipr Marketing per il quotidiano Il Sole 24 Ore, per sondare il gradimento dei sindaci d’Italia. Così la pensa il diretto interessato, il primo cittadino di Foggia Gianni Mongelli, risalito in modo vertiginoso in una classifica che lo ha sempre visto stazionare al fondo della considerazione generale, nel corso del suo travagliato mandato. Un aiuto insperato mentre il centrosinistra è alle prese col nodo spinoso legato alla sua riconferma, a una seconda chance da concedere a chi ha avuto il coraggio di metterci la faccia e guidare la coalizione in disarmo dopo la disastrosa esperienza di Orazio Ciliberti, oppure un cambio in corsa dopo aver tirato le somme di quanto fatto e quanto non fatto in questi anni. Opzione graditissima al cerchio magico che ruota intorno al presidente del Consiglio comunale Raffaele Piemontese, che punta perlomeno alla tappa delle primarie nella certezza che la voglia di discontinuità sia prevalente rispetto a quella di continuità, ma non agli alleati insofferenti per l’egemonia del Partito democratico e preferirebbero, al limite, ulteriori spiazzanti opzioni, come Leo Di Gioia sponsorizzato da Pino Lonigro e Nichi Vendola. Centro Democratico, Comunisti Italiani, Italia del Valori, Partito Socialista Italiano, Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Socialismo Dauno: queste le sigle chiamate a concorrere a una scelta delicata e tutt’altro che semplice, perché nel bilancio dell’esperienza che sta per volgere al termine va calcolato il peso specifico (notevolissimo) della pesantissima situazione ereditata. Ma pesano altrettanto le incertezze e la confusione sulle sorti del teatro Giordano ancora chiuso (intorno alla quale Mongelli aveva legato la sua ricandidatura, è bene ricordarlo, e Piemontese aveva richiesto un ‘rompete le righe’ improbabile ai suoi amici e compagni), sul degrado generale non sufficientemente contrastato, sull’assenza di politiche e iniziative culturali, sulla sostanziale inadeguatezza delle risposte messe in campo davanti alle continue emergenze, gli altissimi tributi richiesti ai cittadini a fronte di servizi pessimi o peggio inesistenti. Anche in questo schieramento, in mancanza di un nome pienamente convincente, si è partiti dalla composizione della coalizione, meno eterogenea soprattutto al centro, visto l’arrivederci e grazie della nutrita pattuglia dell’Udc-  poi confluita nell’Unione di Capitanata e quella rimasta fedele ad Angelo Cera e Pierferdinando Casini – e di Lucia Lambresa, che furono decisivi per la vittoria al secondo turno. Una strada tutta in salita, insomma, ma il continuo evolversi del quadro politico la rendono ancora percorribile. Con l’autocandidatura di Lorenzo Frattarolo, giovane commercialista renziano che ha già attaccato il locale gruppo dirigente con l’autorevole sostegno di Ivan Scalfarotto, che rappresenta al momento più un problema che una risorsa per il Pd. Ma non per la città e per la coalizione.

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n. 10 / Dicembre 2017

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