La città delle donne di Caos Calmo

La città delle donne di Caos Calmo

L’associazione, nata un anno fa, ha raccolto le proposte per migliorare Foggia
Presto un sopralluogo in Piazza Puglia per verificare la fattibilità del progetto

Cara Foggia, ogni giorno sento parlare male di te. Qui ci sono nato, ho vissuto gli anni più belli, ma non posso dire di essere orgoglioso della mia città “. A scrivere è Matteo, 19 anni. Chiede ai foggiani di amarla di più. Sono sufficienti impegno e voglia di cambiare mentalità. “Vorrei la raccolta differenziata e più multe per chi non conferisce i rifiuti negli appositi contenitori”. Lo scrive una foggiana, di 56 anni. Ha qualche anno in meno, sulla soglia dei cinquanta, la donna che si limita a due parole: “Politici adeguati”. E qualche anno in più la signora che si rivolge al primo cittadino con un “carissimo sindaco” ma poi, quasi spazientita, conclude le sue poche righe con un interrogativo: “quando si muove?”. A rifare le strade, perché pochi giorni prima è caduta per una buca e ne porta ancora i segni addosso.
I foggiani hanno infilato 680 bigliettini in un’urna. A leggere i messaggi uno per uno sono state le donne di Caos Calmo. Loro un’idea ce l’hanno: trasformare Piazza Puglia in uno skatepark. Ai foggiani, sotto un gazebo nell’isola pedonale, a dicembre, hanno chiesto cosa ne pensassero del loro progetto e qualunque cosa passasse per la loro testa, purché la mettessero nero su bianco, anche in forma del tutto anonima. Non hanno trovato nemmeno una parolaccia. A scrivere sono state soprattutto le donne, adulte, “evidentemente mamme più sensibili ai bisogni degli adolescenti”, osserva Flavia Rizzi, presidente dell’associazione alla sua prima uscita ufficiale dopo un anno di vita. Ma tra gli uomini è risultata più alta la percentuale dei giovani. Prima di Natale, le donne di Caos Calmo si sono presentate dal sindaco Gianni Mongelli col loro faldone di letterine. Lui ha chiesto di fare qualche fotocopia. Hanno concordato pure di fare un sopralluogo in Piazza Puglia con l’assessore ai Lavori Pubblici Leonardo Pietrocola. Una commissione consiliare valuterà il progetto e la sua fattibilità. “Quella piazza, abbandonata al degrado, che sorge tra la Facoltà di Ingegneria, l’istituto Altamura e l’ispettorato del lavoro potrebbe essere fruita dai giovani, luogo di ritrovo per gli anziani. Di giorno c’è chi bivacca, la sera i nostri figli ci raccontano che lì c’è lo spaccio”.
Accanto a Flavia Rizzi c’è Lina Longo, la tesoriera. Suo figlio, tornato da New York, entusiasta, le ha aiutate a fare una ricerca su Internet, e hanno trovato uno skatepark a Molfetta. Non contente, hanno cercato le aziende che realizzano gli accessori, in Trentino. Stanno lavorando all’idea con gli studenti dell’istituto tecnico per Geometri. E così i sopralluoghi diventano didattica. Tocca al Comune smantellare la vecchia piazza. La tesoriera sa che ne passerà di tempo: “Magari se la godranno i nostri nipoti”. Loro non si perdono d’animo.
Sono partite come un gruppo di amiche, meno di dieci, sono diventate una trentina. Nessuna di loro ha un incarico pubblico: sono commercianti, insegnanti, casalinghe, avvocati, farmaciste. Ma soprattutto mamme, “tutte intorno al mezzo secolo, chi più chi meno” sorridono, di figli che non devono più accudire. La loro forza è il passaparola. In cantiere hanno un seminario sull’archetipo femminile, proposto all’Università di Foggia. Sulla loro strada, cercano quelle persone che vorrebbero dire con orgoglio che i figli rimangono a Foggia perché non se ne vogliono andare. Intendono stimolare i cittadini, affinché contribuiscano a migliorare la città. Sul modello di Salerno, magari, “che è diventata un fiore all’occhiello eppure era messa peggio di noi. Non tocca solo al sindaco, all’assessore o al politico di turno. Il cittadino ci deve mettere del suo”. Sognano una città bella a vedersi e a sentirsi, non fatta solo di ristoranti e pizzerie, dove la cultura sia fruibile, non certo elitaria. “Una città in cui se viene qualcuno da fuori non ti devi vergognare”. E almeno cento bigliettini dicono che basta metterci il cuore.  
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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