CARO BABBO NATALE, TI SCRIVO…

CARO BABBO NATALE, TI SCRIVO…

Caro Babbo Natale,
 ti scrivo perché sono disperato, e parecchio arrabbiato pure, e siccome sono grande ormai e non ti ho scritto mai (fa anche rima), voglio metterti alla prova per vedere se esisti veramente, e se veramente sei in grado di portare tutti questi doni, da solo con la slitta anche nel 2013 con Amazon che ha annunciato che le consegne dei loro prodotti le faranno i droni, nemmeno più i corrieri espresso. Se ci sei, insomma, ti chiedo di venire a fare un giro dove sono nato e dove vivo, a Foggia, anche senza pacchi e quando ti pare, non avere altri programmi per qualche giorno e sistemare, anzi risistemare tutto quello che vedi intorno. Questo il regalo che voglio, e se vuoi ti faccio scrivere anche da altre persone che conosco se non mi credi.

LE STRADE
Allora, una volta che arrivi qua, inizia dalle strade. Ti accorgerai tu stesso di quanto fanno schifo: piene di buche, di fossi, di vere e proprie voragini, e poi sporche, piene di cartacce, di ogni tipo di rifiuto, con pochi cassonetti e cestini, e quelli che ci sono vuoti, e con troppa gente che lascia fare i bisogni ai propri cani senza preoccuparsi di raccoglierli, e butta per terra di tutto perché ormai abituata a fare così, senza nessun vigile urbano a mettere delle multe, e senza nessun richiamo a elementari regole di convivenza, di civiltà e di educazione.

I COLORI
Poi alza la testa e guardati intorno: palazzi di colori, altezze, stili differenti uno accanto all’altro, un’accozzaglia che non scandalizza nessun architetto, nessun ingegnere, nessun progettista, nessun esteta. Anche e soprattutto nei quartieri nuovi di zecca, dove vanno a vivere le giovani coppie e là resteranno per gran parte delle loro vite. Puoi fare qualcosa tu? Magari portando qualche foto di comuni che hanno introdotto il Piano di colore, facendo vedere la differenza (perché c’è una differenza, vero?)?

LE PERIFERIE
Non mi prendere per paranoico, ma tu e le renne, una volta arrivati, prima di concentrarti sulla città fatevi un giro per gli altri ingressi, le strade di accesso, e dimmi che ne pensi. Dimmi che pensi del degrado delle periferie, un mondo a sé, dove qualche politico si affaccia in campagna elettorale alla ricerca di consensi e voti, per poi puntualmente sparire dopo aver promesso qualcosa. Dimmi che impressione ne ricavi, che poi sarebbe la prima, la più importante.

I TEATRI
Chiedi a qualcuno dei teatri, mi raccomando non dimenticarlo. Il Teatro Giordano è il pezzo di storia più importante della città, è chiuso da una vita, e ancora oggi nessuno se ne vergogna, nessuno chiede scusa, nessuno è stato cacciato a pedate, nessuno ha spiegato come sono stati utilizzati i tanti soldi erogati negli anni per la ristrutturazione, l’infinita ristrutturazione. Poi chiedi dell’anfiteatro all’aperto, aperto a poca distanza dalla linea ferroviaria e questo faceva abbastanza ridere, quando nelle pause dei concerti sentivi il tipico rumore dei treni. Chiuso e abbandonato a se stesso da anni anche quello, anni senza più un concerto, anni di un appiattimento culturale mostruoso e scandaloso, in una città con una facoltà umanistica che lentamente sta educando una generazione all’arte e alla curiosità. Un costo sociale spaventoso ma che non sembra preoccupare nessuno, tanto per cambiare: niente cultura, niente svago, risorse (scarse) utilizzate per infinite repliche di iniziative già viste e riviste.

L’AEROPORTO
Proseguilo, il giro tra i monumenti dimenticati, e corri al Gino Lisa, l’aeroporto civile. Vedi il piazzale e la facciata? Le ristrutturazioni sono recenti, ma ci volano solo un elicottero e aeromobiline telecomandate. Poi al mattino ci vanno a lavorare poche persone per non fare nulla di nulla per tutto il giorno, da mesi, da anni. Avevano promesso a Bari l’allungamento della pista, con un finanziamento di 14 milioni di euro (pochi spiccioli rispetto a quelli stanziati per altre realtà analoghe), avevano pure fatto un bando ma a una settimana dall’apertura delle buste hanno detto “scusate, avevamo scherzato” e hanno bloccato tutto. Ora sembra ci abbiano ripensato, perché nella prossima primavera ci sono le elezioni ed evidentemente hanno paura che, finalmente, venga chiesto loro il conto. Senza quei lavori non si torna a volare, così si dice e si pensa. E come al gioco dell’oca si riparte dal punto di partenza. Ti interessa un aeroporto, Babbo Natale? Vuoi mettere tu una compagnia con tuoi colleghi, almeno date un senso a un’infrastruttura diventata una barzelletta e una tragedia?

UN SINDACO, GRAZIE
A proposito, mica avresti un sindaco da regalarci? Ne serve uno per la primavera del prossimo anno, non puoi capire quanto. Quello attuale aveva promesso una “Foggia Capitale”, tu che giri per il mondo non scoppiare a ridere ti prego, perché qui la situazione è triste assai. Porta una slitta grande, tipo station wagon o monovolume, e porta lui, i suoi predecessori, i suoi collaboratori, i suoi compagni di avventura/sventura in qualche vera capitale, in qualche città dove le piazze restaurate sono migliorate e non sono state devastate, insegna loro a copiare le cose belle, quello che potrebbe rendere migliore, più vivibile la loro e la mia città. Un’area pedonale più vasta, per esempio, come a Bologna o Firenze o Lecce, e anche i commercianti in quel centro cittadino così svuotato dalla concorrenza del centro commerciale (e ce ne sono altri in arrivo) all’inizio sobbalzeranno sulle sedie e poltrone, ma alla fine saranno i primi a festeggiare. Porta con te manager capaci, una classe dirigente nuova al posto di replicanti alla Blade Runner che non sentono il dovere di ammettere sconfitte e fallimenti e lasciare il posto ad altri, e regala senno, coscienza, responsabilità a chi continua a votare non per l’interesse comune ma per il proprio (presunto), affidandosi o credendo di affidarsi a chi cambierà il suo destino. Regala orgoglio, regala dignità, regala consapevolezza, regala coraggio. Il coraggio di dire BASTA e cambiare finalmente pagina.

ASILI NIDO,SERVIZI SOCIALI
Regalaci, anzi scusa restituiscici, una città a misura di anziano, di bambino, di mamme che lavorano. E che non hanno mamme o suocere che possono aiutarle. Regalaci iniziative, appuntamenti, incontri, stimoli. E non dimenticare qualche fuoco d’artificio tipo quelli di Capodanno, che nel ferragosto dello scorso anno pure quelli hanno avuto il coraggio di eliminare, per la delusione di tantissimi emigranti e di tutti quelli hanno trascorso un’estate di nulla. Sapessi quanto hanno risparmiato, caro Babbo Natale: ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò.
Ti ho chiesto troppo? Lo so, che credi? Ma a chi avrei dovuto chiederlo, scusa? A loro, proprio a loro?
Ti aspetto allora, ti aspettiamo tutti (e ricordati che da noi si mangia bene spendendo poco: almeno quello!).

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n. 10 / Dicembre 2017

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