GINO LISA, stop ai lavori

GINO LISA, stop ai lavori

Il caos e il prevedibile scaricabarile di responsabilità. La farsa continua
Il ruolo dei vertici di Aeroporti di Puglia e quello degli assessori e dei consiglieri regionali. Sullo sfondo, un’infrastruttura condannata a morte
a cura di Claudio Botta

Una notizia che in sé sarebbe drammatica ma che sta degenerando in farsa, e rischia di trascinare nel grottesco un’intera classe dirigente, mentre una città intera assiste impotente, sospesa tra rassegnazione e indignazione. Nelle scorse settimane Aeroporti di Puglia, onnipotente società emanazione della Regione ma i cui vertici operano in piena autonomia, ha ufficializzato la sospensione del bando di gara per l’allungamento della pista dell’aeroporto civile ‘Gino Lisa’ di Foggia. A una settimana esatta dall’apertura delle buste (fissata per il 20 novembre), e a una manciata di giorni dalla scadenza dei termini ultimativi (31 dicembre) per usufruire del finanziamento da 14 milioni di euro derivante dai fondi FAS e rientranti in un Programma di infrastrutturazione che ha riservato al capoluogo dauno una manciata di spiccioli, ma di fondamentale importanza per permettere a compagnie aeree di atterrare e decollare dallo scalo foggiano con vettori in grado di reggere la concorrenza. Il motivo dello stop?
Una (presunta) contestazione dell’Unione Europea, con annesso (presunto) procedimento di verifica del complesso iter avviato, per interferenza con le dinamiche concorrenziali del libero mercato e possibile infrazione per mancato rispetto della normativa europea sugli ‘aiuti di Stato’.
Impossibile riassumere in una pagina i tempi e i passaggi infiniti dall’annuncio dell’ex assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini (16 giugno 2011) alla pubblicazione del bando di gara. E impossibile pensare che, tra uffici dell’assessorato e del management di Aeroporti di Puglia, non si sia prevista e verificata prima un’eventualità del genere. E non ci sia attivati per scongiurarla, o perlomeno percorrere possibili altre strade. Impossibile capire il ruolo vero della Politica (?) in questa vicenda, quanto ci sia di calcolato e quanto di improvvisato, chi siano i protagonisti e le comparse. Impossibile anche capire con chi prendersela esattamente, perché senza quei lavori mantenere in vita lo scalo non avrebbe senso: ma sarebbe inequivocabilmente anche la fine di un territorio.

Il colpo di scena
Ad aggiungere confusione a confusione, e indignazione a indignazione, ecco arrivare nelle redazioni locali un comunicato di Michele Bordo, deputato Pd e presidente della Commissione Politiche UE, dunque (si presume) persona informata. “L’Unione Europea non ha mai aperto una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano per gli interventi infrastrutturali negli aeroporti di Bari, Brindisi e Foggia; quindi non c’è nessun ostacolo all’espletamento della gara per l’allungamento della pista dello scalo foggiano, e Aeroporti di Puglia farebbe bene a riaprire il bando e procedere con la realizzazione di un’opera strategica per l’economia territoriale e pugliese” sostiene. A sostegno della sua affermazione, “una verifica puntuale -con il dipartimento Politiche Europee- della documentazione prodotta a livello regionale, statale e comunitario, da cui risulta l’inesistenza di alcuna procedura formale contro l’Italia per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Foggia. D’altronde, gli interventi infrastrutturali in favore dello scalo foggiano furono autorizzati nel 2007 proprio dalla Commissione europea. Insomma, non è l’Europa che blocca il programma di investimenti, occupazione e sviluppo”. “Il carteggio tra Bruxelles e Bari inizia il 5 giugno 2012, 17 mesi fa” ricorda ancora, “con una richiesta da parte dell’Europa di informazioni sull’intervento programmato per gli aeroporti pugliesi. A motivare la richiesta è l’esposto di un soggetto interessato ad un’eventuale alterazione della libera concorrenza nel trasporto aereo. Gli uffici della Regione Puglia rispondono il 22 giugno 2012 chiarendo il contesto normativo e il quadro economico dell’investimento. Di questa nota gli uffici della Commissione europea prendono atto e, successivamente, la delegazione permanente italiana a Bruxelles afferma di ritenere conclusa l’indagine amministrativa avviata dall’Europa sugli aeroporti pugliesi. Una prassi consolidata che non prevede sempre l’archiviazione formale della pratica. Nessun’altra comunicazione, formale o informale, c’è stata nei 15 mesi successivi e non si capisce pertanto cosa abbia motivato adesso i due funzionari regionali ad intervenire su Aeroporti di Puglia suggerendo la sospensione della gara per l’esecuzione dei lavori di allungamento con la scusa che si era in attesa di un’autorizzazione europea. Ho ragione di pensare che allora le motivazioni siano altre” la sua allarmata (e allarmante) conclusione.

Chi ha ragione?
E quali sarebbero le altre motivazioni? Quelle di chi, al di là dell’unanimità di facciata, ritiene sostanzialmente inutile investire in una infrastruttura a cinquanta minuti dall’aeroporto di Bari Palese, e in una regione che può contare anche su altri scali. Motivazioni che hanno una loro logica se si considera l’utenza proveniente dalla città, ma non tengono conto della strategicità della posizione rispetto ad altre province limitrofe, e della particolare estensione della provincia, dal Subappennino al Gargano, passando per il Basso e Alto Tavoliere. Atterrare a Bari per poi andare a Vieste, per fare solo un esempio, vuol dire costringere l’utenza a un viaggio aggiuntivo probabilmente più lungo di quello aereo. E il Gargano può vantare oltre il 40 per cento delle strutture ricettive dell’intera regione, per non parlare della sempre maggiore importanza del turismo religioso, della necessità di potenziare e migliorare i collegamenti con località come San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo. Ancora, le motivazioni di chi punta su altre presunte alternative, come l’apertura ai voli civili dell’aeroporto militare di Amendola. Nonostante le ripetute chiusure dei vertici militari, e la cauta apertura del ministro della Difesa in carica Mario Mauro.
E una concentrazione di interessi e cause che hanno reso sempre più marginale e irrilevante il peso specifico di Foggia nello scacchiere regionale, con un domino impazzito di sconfitte e contenitori che uno dopo l’altro diventano scatole vuote. Come il quartiere fieristico, sempre più desolante nonostante gli investimenti annunciati e con la Fiera internazionale dell’agricoltura sempre più schiacciata dal confronto con le manifestazioni concorrenti – e non complementari – a marchio doc ‘Fiera del Levante’: ma mancano le infrastrutture per reggere la concorrenza, è la risposta beffarda alle lamentele.

Il momento della verità
Per rispetto della verità, dei cittadini, della propria coscienza, o magari per semplice ed elementare decenza, occorrerebbe adesso fare finalmente chiarezza, sul presente e sul futuro del ‘Gino Lisa’, e sul presente e sul futuro di Foggia.
Strettamente intrecciati, per chi non l’avesse ancora capito. Senza un aeroporto, senza collegamenti infrastrutturali all’altezza una città finestra verso località turistiche fortemente attrattive è destinata a morire, è condannata a morire.
Capire il ruolo della burocrazia e quello della politica, le scelte di Aeroporti di Puglia e quelle della Regione Puglia. Il ruolo degli assessori in giunta eletti in Capitanata rispetto alle istanze provenienti dal territorio di riferimento e agli ordini di scuderia, dei consiglieri regionali, dei consiglieri comunali. Individuare responsabilità, rivendicare responsabilità, per salvare Foggia dall’indifferenza e dalla sciatteria, dalle carriere personali a scapito della collettività, per valutare non solo parole vuote (e parole mancate) ma soprattutto comportamenti e azioni. Prima che sia troppo tardi. È chiedere tanto?


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n. 10 / Dicembre 2017

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