Le carte vincenti del Partito Democratico

Le carte vincenti del Partito Democratico

Anche in Capitanata e a Foggia i supporter del sindaco di Firenze sono diventati un plotone
Sul carro in corsa anche il rampante Raffaele Piemontese. Guardato con sospetto da chi diffida di gattopardi di vecchia e nuova generazione
a cura di Claudio Botta


“Il carro occorre spingerlo, non salirci”. Povero Matteo Renzi, parole sante le sue, dopo la pioggia di adesioni, di consensi inaspettati, di iscrizioni in massa piovute nelle ultime settimane dopo che, sondaggi alla mano, l’ex ‘berluschino di destra’ da guardare con sospetto e derisione si è trasformato nell’unica carta vincente rimasta al Partito democratico – e al centrosinistra – per vincere le elezioni con largo vantaggio  e guidare il Paese in maniera credibile. Anche in periferia, le geometrie – già variabili di per sé – e le pedine si stanno muovendo in maniera ben diversa dalla fine dello scorso anno, quando il confronto tra bersaniani e renziani alle primarie (il Governatore Nichi Vendola ridotto a un ruolo marginale in una partita sostanzialmente a due anche nella sua Puglia) aveva determinato un risultato inequivocabile a favore del re delle metafore. Foggia aveva riservato a Renzi e alla sua piccola pattuglia consensi tutto sommato marginali, nella terra da sempre allineata e coperta dai dalemiani e solo in seconda battuta dalle pattuglie veltroniane con Walter candidato premier. E l’apparizione del sindaco fiorentino una domenica pomeriggio in una sala dell’hotel Cicolella relegata a un semplice passaggio, denso di curiosità più che di reale consenso. E invece… invece succede che Renzi appare – sondaggi alla mano, e umore generale dopo la delusione grillina– l’unico credibile asso nella manica del Partito democratico per vincere, senza se e senza ma, le prossime elezioni politiche, e nonostante i contrasti interni e i parenti serpenti sempre in servizio permanente effettivo in un partito nato con una fusione a freddo tra diversissime anime e correnti non pienamente (o non affatto, questione di prospettive) riuscita, sono in tanti, in troppi probabilmente, a eleggerlo oggi come proprio neo-riferimento. A Foggia, per esempio, ha suscitato scalpore l’adesione alla – adesso, soltanto adesso – sorprendentemente nutrita pattuglia del presidente del Consiglio comunale Raffaele Piemontese, uno che nel suo breve percorso politico non si è certo distinto per scelte controcorrente rispetto alla ‘massa critica’ del partito, sempre e solo filogovernativo e filosegreteriaprovinciale. Ma succede che il giovane sia ambizioso, e che intenda concorrere alla successione di Paolo Campo proprio alla segreteria (un’esperienza caratterizzata da risultati altalenanti, le sconfitte più fragorose dei successi) e, udite udite, alla poltrona di sindaco finora occupata da Gianni Mongelli. E due cariche del genere non arrivano certo attraverso l’appoggio di una nicchia, anche se glamour: da qui un’adesione che ha avuto l’effetto di scontentare e spaventare soltanto i renziani della primissima ora, i quali non hanno certo gradito il nuovo arrivato con truppe al seguito, e hanno alzato un muro per evitare contaminazioni e cannibalizzazioni di un progetto che punta, almeno nelle ambizioni e intenzioni, a un rinnovamento vero, e non all’ennesima trasformazione e al puntuale riposizionamento dei gattopardi di vecchia e nuova generazione. Lo scudo opposto è quello di Michelangelo Lombardi, avvocato ex sindaco di San Marco in Lamis che continua ad essere il candidato ufficiale dei renziani, con tanto di certificazione doc alla segreteria provinciale, uno che potrebbe veramente sparigliare le carte in un partito da decenni ormai tutto orientato e sbilanciato sull’asse Foggia-Manfredonia-Cerignola, e che ha relegato ai margini risorse e talenti fuori schema per libertà di pensiero e distanza, non solo geografica. La posta in gioco è altissima, va ben oltre la semplice segreteria del partito a livello locale: perché nei dintorni di via Lecce si sono decisi destini di città e comunità, fortune e disgrazie personali, sono state costruite dal nulla carriere folgoranti e affossate personalità ben più meritevoli, sono state fatte e disfatte trame che hanno avuto ripercussioni su governo regionale e nazionale. E perché nella prossima primavera si ritorna alle urne per il rinnovo delle amministrazioni dei più importanti comuni della Capitanata: la storia è avvincente, allora, anche per chi ha tutt’altri interessi e preoccupazioni.

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n. 10 / Dicembre 2017

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