Una poltrona per tanti

Una poltrona per tanti

Partito ufficialmente il toto sindaco, con una pioggia di autocandidature e i big che scaldano i motori. La ricerca del consenso attraverso i social network, e la città che sprofonda. Nessuna novità vera e tante repliche
a cura di Claudio Botta

Una città in ginocchio, ma che bello governarla. Con largo anticipo rispetto alle elezioni della prossima primavera, è scattata la corsa al toto-sindaco, un incarico che dovrebbe far tremare i polsi, per l’eredità lasciata dal secondo mandato di Paolo Agostinacchio, da quello di Orazio Ciliberti e da – dulcis in fundo – Gianni Mongelli in un concorso di colpe imbarazzante in modo fin troppo trasversale e bipartisan. I miliardi di lire in cassa (tanti) lasciati da Salvatore Chirolli al suo primo successore diventati nel tempo milioni di euro (centinaia) di debiti, e intorno solo macerie: macerie di aziende ‘speciali’ solo nelle lottizzazioni selvagge e nelle assunzioni a raffica; macerie di servizi erogati in modo pessimo – o negati del tutto - nonostante il costo elevatissimo; macerie di contenitori culturali chiusi e sigillati e in stato di abbandono nonostante promesse e proclami dal retrogusto amaro della beffa; macerie di contenuti inesistenti, infinite repliche del tutto ignare delle rivoluzioni epocali in corso ovunque ma non qui; macerie di strade dissestate oltre ogni soglia di decenza; macerie di degrado, di bruttezza e incuria elevate a sistema, una cappa più soffocante di una nube tossica; macerie di iniziative; macerie di tagli imposti dall’alto che hanno reso ancora più disperato il presente, una cornice rotta destinata a graffiare e rovinare anche la tela.
 Eppure, nonostante tutto, gli aspiranti sindaco spuntano come funghi dopo la pioggia.
Lucia Lambresa dopo un auto-esilio (piuttosto breve) ha annunciato che vuole essere ancora della partita, dopo il buon riscontro alle urne con la candidatura solitaria e il difficile ingresso – per lei ex Msi ed ex An – in una coalizione di centrosinistra, dopo l’accordo chiuso per il secondo turno di ballottaggio. Lista civica per lei, anima inquieta in questi tempi così confusi.
Un’altra inquietudine, sorprendente non più di tanto: il giovane rampante
Luigi Miranda, figlio d’arte (avvocato, suo padre era il noto legale Lucio Miranda), dopo la sua prima esperienza nel consiglio comunale con pass d’ingresso Popolo delle Libertà e cambio in corsa Unione di Centro, ha a sua volta annunciato che correrà per la poltrona di primo cittadino ma con una sua lista. Core ingrato, il pensiero del vulcanico Angelo Cera, che lo aveva cooptato nella sua squadra foggiana e aveva puntato forte su di lui, al punto da indicarlo come candidato sindaco scavalcando gerarchie e indispettendo parecchi dalle sue parti. Le liste civiche al momento sono solo virtuali, e i voti sembrano orientati sui ‘like’ di facebook: ma dal virtuale al reale c’è di mezzo un mondo, un mondo da assemblare, edificare, spostare e far correre a perdifiato, alla ricerca nei prossimi mesi di un consenso da conquistare prima e mantenere poi.
Un annuncio appena sussurrato è stato quello di Giuliano Volpe, rettore uscente dell’Università di Foggia, al quale una debacle clamorosa ha negato l’ingresso a Palazzo Madama su invito (ovviamente accettato) del suo amico dai tempi del liceo Nichi Vendola. In un’intervista ha fatto cenno a “pressanti insistenze” rivoltegli da intellettuali, associazioni, gens di arte e parte varia e lui non negherebbe certo la sua disponibilità. Ma al momento non può bastare, e il Governatore non è ancora intervenuto su una scelta destinata comunque a spaccare il centrosinistra.
Un annuncio ‘vagante’ è quello di
Leonardo Di Gioia. Ex portaborse e fedelissimo di Antonio Pepe, grazie al quale è diventato assessore al Bilancio a Palazzo Dogana (clamorosa la sua sconfitta alle urne come candidato, è rientrato come ‘tecnico’ spaccando la segreteria provinciale dell’ex Alleanza Nazionale), un utilissimo trampolino di lancio per puntare la poltrona di consigliere regionale in quota PdL, con grande stupore ha lasciato il partito nel quale lo scorso anno aveva concorso alla segreteria per candidarsi alla Camera con Scelta Civica, la formazione guidata dal prof. Mario Monti. Clamorosa la sua sconfitta, ma ancor più clamorosa la decisione di Nichi Vendola di sceglierlo come assessore al Bilancio nella sua nuova giunta. Questo disinvolto valzer può essere la sua fortuna e il suo incubo: il potere – mediatico e non – conferitogli dal nuovo incarico è enorme, ma quanto si possa tradurre in consenso sulla persona è un’incognita. In teoria, potrebbe pescare voti da ogni bacino (quello originario del centrodestra, quello moderato e quello della sinistra vendoliana), se giudicato alla luce di quanto fatto nelle sue esperienze amministrative (è stato anche capogruppo di An al Comune di Foggia): ma in pratica potrebbe non pescarne da nessuno, se ritenuto un voltagabbana principalmente preoccupato della propria carriera.
Un annuncio frenato è quello di
Raffaele Piemontese, ormai un habitué di questa pagina. Presidente del consiglio comunale, è un ‘giovane antico’ del Partito democratico, cresciuto nella Sinistra giovanile diessina a pane e Sabino Colangelo, spuntata spina nel fianco nell’amministrazione Mongelli negli ultimi mesi, piuttosto nervosetto su quanto fatto e quanto non fatto dai suoi colleghi di maggioranza, ma mai capace di agire coerentemente e conseguentemente con i tuoni e fulmini annunciati. La sua investitura non può che passare per le primarie, sempre che il partito decida di scaricare il sindaco uscente (probabile) e puntare su di lui (non proprio probabile) piuttosto che su un nome a sorpresa fuori dal Palazzo proveniente da quella società civile che ha regalato alla città sorprese gradite e meno, decisamente meno.
Un annuncio rabbioso è quello, ovviamente, di Gianni Mongelli. “Sono il miglior sindaco che ci potesse essere per Foggia in questo momento storico” la sua analisi dettata da chissà quali ragioni, ma una difesa d’ufficio del suo mandato è ovvia, così come la volontà di consegnare agli elettori il giudizio finale sul suo operato. La sua candidatura fu ‘suggerita’ dall’amico Vendola (ancora lui) in irresistibile ascesa, e i prossimi mesi saranno decisivi per determinare l’evoluzione di un rapporto – quello del Pd col primo cittadino – diventato sempre meno d’amore e sempre più di convenienza. Le primarie garantirebbero uno spiraglio, ma costringere il sindaco uscente a confrontarsi con altri e non ricandidarlo direttamente equivarrebbe già a una mezza bocciatura. Una bocciatura piena, invece, equivarrebbe a una candidatura isolata di Mongelli, magari sostenuta da Sel e qualche altro partito o movimento. Lui ha legato la sua candidatura alla riapertura “entro quattro mesi” del teatro Giordano, uno dei simboli di un fallimento negato. Ma, senza comunque dimenticare la drammatica situazione ereditata, sono tali e tanti gli aspetti che andrebbero considerati sull’operato (e sul mancato operato) in questi anni di immobilismo devastante da derubricare l’aut aut a uno sfogo o a una scommessa.
Ancora, un annuncio sospirato è quello di Franco Landella, smanioso di una promozione sul campo da parte del suo partito (oggi una sorta di Forza Italia 2.0) e della sua coalizione. Forte del clamoroso autogol del centrodestra, la precedente candidatura di Enrico Santaniello imposta dai triumviri Leone-Pepe-Tarquinio, che ha prodotto una rovinosa sconfitta nonostante i disastri dell’amministrazione Ciliberti. Non abbastanza forte da marcare una decisa discontinuità col passato e per garantirsi il sicuro consenso di quella città carsica e dei circuiti e tessuti economici che contano. In attesa di novità grilline (i 5 Stelle alle politiche hanno sbancato, ma pagano e pagheranno la mancanza di figure forti a livello locale e le incertezze e i dubbi legati alla loro azione/non azione in Parlamento), di ulteriori outsider o aspiranti outsider di ritorno (il jolly Carmine Stallone, per esempio). Ricordando che, se per la maggior parte degli e delle aspiranti la vita continuerà comunque e sarà un gran bella vita, per la maggior parte delle famiglie foggiane non sbagliare scelta sarà decisivo. In un’altra pagina di questo giornale, potrete leggere la storia di un’eccellenza foggiana partita dal nulla e che è arrivata lontano, grazie al talento, alla tenacia e ai sacrifici. Un’eccellenza foggiana, e non è un ossimoro. Eccellenze che la politica deve (dovrebbe) cercare, scovare, attrarre, alimentare, formare, esprimere, per il bene della comunità e non per le loro prestigiose carriere. Di questo e di queste persone Foggia ha bisogno. Un disperato bisogno.

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n. 10 / Dicembre 2017

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