Nuova legge contro il femminicidio

Nuova legge contro il femminicidio

Fortemente voluta dall’assessore regionale Gentile

Una base normativa solida, che contribuisca a supportare le strutture esistenti e potenziare l’offerta dei servizi attivati per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere. è l’idea alla base dell’iniziativa della Regione Puglia che presto promulgherà una nuova legge contro il femminicidio. La legge regionale, fortemente voluta dall’assessore al Welfare e alla sanità Elena Gentile con la collaborazione della consigliera regionale di parità, Serenella Molendini, farà in modo che l’azione della Regione Puglia diventi ancor più strutturata, integrata, vincolante. La legge3 prevede alcune tappe che partono dalla costituzione di un tavolo tecnico all’interno dell’osservatorio sulla salute di genere, che promuove un’azione di monitoraggio capillare4 del fenomeno, lo sviluppo di programmi di sensibilizzazione e formazione del personale sanitario e sociosanitario, il consolidamento della rete dei servizi e la formazione di tutti gli operatori del settore.
Con le sue 127 donne morte ammazzate nel 2012 e 30 dall’inizio dell’anno (dato che rischia di aumentare nell’arco di tempo impiegato a leggere questo articolo), l’Italia è all’80 posto della classifica mondiale stilata dall’ultimo rapporto 2012  “Global Gender Gap”  del World Economic Forum. “Un fenomeno atroce – ha dichiarato l’assessore Gentile – che ci impone di consolidare e potenziare le azioni e gli interventi messi in campo nell’ultimo quinquennio”.
Agire è dunque la parola d’ordine per ogni istituzione, onde evitare azioni drammatiche che, ricordiamo, non sono solo quelle estreme del femminicidio. È la prevaricazione con la forza che va combattuta, quella che porta all’omicidio, ma anche a violenze sessuali o ad azioni altrettanto insopportabili dal punto di vista umano come lo sfigurare il volto di una donna con dell’acido.
Episodi del genere, che si sono ripetuti più volte nelle ultime settimane, hanno un grande valore simbolico. Colpire il volto che, per un essere umano è il luogo dove si attua il primo livello di comunicazione (non solo con la parola, ma innanzitutto con lo sguardo e le espressioni facciali), significa ferire quella persona nel profondo, inibirla, toglierle persino la possibilità di interagire con il mondo stesso.
 E questo è inaccettabile. Per una donna è un po’ come morire.
Angela Dalicco

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n. 10 / Dicembre 2017

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