La crisi dei teatri. Cala il sipario su Foggia?

La crisi dei teatri. Cala il sipario su Foggia?

La chiusura dell’Orto degli Attori è solo l’ultima in ordine di tempo 
Ristrutturazioni infinite, limiti strutturali e cortocircuiti burocratici: la debolezza del sistema culturale della città e delle sue strutture

Cala il sipario sulla città di Foggia: preoccupazione, malcontento e disappunto si erano impossessati degli “spazi social” già da tempo, in verità. Le prime avvisaglie erano arrivate dopo la “diffida” notificata al Piccolo Teatro, in via Delli Carri, il “tempio” del teatro in vernacolo, e prima ancora con lo stop forzato imposto di fatto alla stagione del Conart, il contenitore culturale al Villaggio Artigiani. Ma è stata la notizia della chiusura disposta all’Oda Teatro a scoperchiare questo ‘Vaso di Pandora’, mostrando tutta la debolezza e la “precarietà” del sistema culturale della città e delle sue strutture. Il mosaico dell’offerta teatrale foggiana, dopo aver perso alcune tessere-chiave (come il Teatro Giordano chiuso da ormai 7 anni, e il Teatro Mediterraneo, interdetto quasi da 4), si sta lentamente sgretolando, giorno dopo giorno; un impoverimento progressivo a cui si aggiungono le recenti chiusure o restrizioni dovute a limiti strutturali o, secondo i casi, a cortocircuiti burocratici (mancata trasmissione o presentazione di certificati). Certo, a rendere più grave quanto accaduto all’Oda è il fatto che si tratti di una struttura di proprietà pubblica e non privata. E perdere anche il palcoscenico dell’Orto degli Attori (teatro da 300 posti, importante valvola di sfogo culturale per la città) sarebbe uno schiaffo troppo pesante da sopportare. Perfino la Provincia di Foggia, che della struttura in fondo alla seconda traversa di Corso del Mezzogiorno ne detiene la proprietà, si è mostrata incredula dinanzi a quanto notificato e disposto dai Vigili del Fuoco. “La chiusura dell’Oda Teatro ci ha sorpreso. È evidentemente qualcosa che non ci aspettavamo, convinti di aver ereditato una struttura e una gestione che avessero tutte le carte in regola, giacché operanti da almeno dieci anni”, dichiarò il presidente Pepe, il giorno dopo la manifestazione organizzata proprio dinanzi Palazzo Dogana. Una manifestazione organizzata in una manciata di ore in rete, per esprimere vicinanza e solidarietà agli attori del Cerchio di Gesso che dal 2003 gestiscono la struttura e il programma delle attività. Rammaricato per una certa “strumentalizzazione politica fatta attorno alla vicenda”, Pepe chiarì che la convenzione con la quale venne affidata la gestione al Cerchio di Gesso “assegnava al soggetto affidatario il rispetto delle prescrizioni e l’ottenimento delle certificazioni riguardanti, tra l’altro, anche l’agibilità del complesso”. A manifestare per l’Oda, in piazza XX Settembre, c’erano anche i consiglieri comunali Michele Sisbarra e Peppino D’Urso, l’assessore regionale Elena Gentile e il sindaco Gianni Mongelli. Proprio a quest’ultimo è stata indirizzata una lettera a firma dei gruppi consiliari di SEL e Socialismo Dauno con esplicito richiamo ad accelerare, da parte del primo cittadino, le operazioni di riapertura del “Giordano” e del “Mediterraneo”. “La città sta vivendo momenti difficili per lo sviluppo ed il fiorire delle arti – si legge - la chiusura dell’Oda Teatro è un fatto gravissimo, ma non si può non sottolineare come anche le strutture comunali subiscano una mortificazione funzionale e strutturale”. Intanto, sul fronte Oda Teatro, la Provincia si è impegnata a “sanare” l’attuale situazione, disponendo tutte le azioni necessarie affinché la struttura ottenga la certificazione di agibilità, mentre gli attori del Cerchio di Gesso hanno predisposto un presidio permanente Pro-Oda con raccolta firme da indirizzare al Prefetto. Con una firma si chiede una celere pianificazione degli atti e lavori necessari, nonché la riapertura, anche parziale, della struttura. Ma sono, questi, solo i primi passi: l’auspicio è che tutte le strutture, pubbliche e private, possano rialzare presto il proprio sipario e aprirsi alla città. Certo, in condizione di sicurezza e senza ombre di alcun tipo.

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n. 10 / Dicembre 2017

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