Arretrati

Arretrati

Il disagio di vivere al Sud
a cura di Mariangela Mariani

Al tempo delle classifiche annuali affiora il disagio di vivere al Sud, per un giorno almeno, quando si rincorrono i nomi delle città (del Nord) più vivibili d’Italia e Foggia è regolarmente nelle retrovie.
Le Alpi sono il paradiso, i foggiani sono ormai assuefatti al saliscendi infernale, come fosse l’ineluttabile fatalità degli oroscopi della domenica.
Gli amministratori spulciano gli indicatori per scovare le attenuanti e i sindaci si rimpallano la patata bollente, perché tanto le indagini sono realizzate su scala provinciale.
Le classifiche di Italia Oggi e del Sole 24Ore si sono accavallate, quest’anno, e così la Capitanata ha perso l’occasione di essere 89esima piuttosto che 103esima. Potere del principale quotidiano economico finanziario del Paese, il giornale di Confindustria.
“La più completa indagine sulla qualità della vita”, come fieramente scrive la concorrenza, fa scalare alla provincia di Foggia ben sei posizioni rispetto all’anno precedente e riduce il divario tra il Mezzogiorno e il Settentrione, facendo sentire i meridionali meno terroni.
Nella categoria Ambiente Foggia guadagna addirittura il 18esimo posto, la Criminalità la fa scivolare giù al 100esimo, 26esima per il Sistema Salute e nella top ten per la Popolazione. Niente male, se l’indomani non fossero arrivate statistiche peggiorative.
Nella graduatoria del Sole 24Ore Foggia arretra di una posizione, in buona compagnia pugliese: subito sotto c’è Lecce, poi Brindisi e, penultima, Taranto. Una cartolina della regione poco incoraggiante.
L’analisi disaggregata nei settori restituisce una fotografia diversa e decisamente meno gratificante: la performance migliore si registra per Ambiente e Servizi (36esima posizione), Foggia non brilla per Lavoro e Innovazione (totalizza complessivamente la 94esima posizione) con lo stesso risultato per Cultura e Tempo Libero, tantomeno per Giustizia e Sicurezza (92esimo posto).
L’ultimo rapporto in ordine di tempo arriva a dicembre ed è circostanziato alla città capoluogo, stilato dall’associazione MeglioFoggia, Osservatorio sulla Qualità della Vita. La presidente, Licia Centola, dopo anni di accurati dossier elaborati a partire dai dati dell’esperto di statistica Michele Mazzone, commenta le classifiche nazionali: “Non è che si possano scalare tanti posti in classifica in poco tempo. Purtroppo, i miglioramenti sono molto lenti e quindi determinate situazioni non si riescono a ribaltare nel giro di uno o due esercizi al massimo, bisogna aspettare di più. Ci sono dei fattori positivi: come al solito, quello dove siamo migliorati è la cultura, con la grossa offerta che c’è stata. Poi c’è da considerare che a differenza del nostro rapporto, che tiene conto solo della città di Foggia, lì viene giudicata anche la provincia”.
Sulla crescita percepita, indipendentemente da numeri e statistiche, non si sbilancia: “Anche qui luci e ombre. Non si può, purtroppo, essere del tutto ottimisti e non bisogna nemmeno vedere tutto negativo però, certo, le difficoltà sono tante, ma la ripresa è iniziata - conclude Licia Centola, economista ed imprenditrice - qualche piccolo segno di miglioramento si riesce a intercettare, ma non è così semplice. Per cui, la strada è lunga e difficile”. 

Il ruolo dell’UniFg
Il commento alle classifiche del prorettore vicario Milena Sinigaglia
“La Capitanata paga lo scotto dell’arretratezza infrastrutturale”

Le classifiche di norma sorridono all’Università di Foggia che ci sguazza e non le teme. Proprio il Sole 24Ore più di una volta (da ultimo nel 2017) le ha consegnato il primato pugliese tra gli atenei. Onori e oneri, perché l’ormai maggiorenne Unifg è una influencer e persegue la cosiddetta terza missione, la sfida di favorire la crescita del territorio, di interconnettersi profondamente con il tessuto economico e produttivo, interagire direttamente con la realtà circostante e contribuire allo sviluppo e ai processi di trasformazione sociale della Capitanata. L’Ateneo dauno si guarda allo specchio e si riflette nella città, con gli occhi del  prorettore vicario, Milena Sinigaglia (peraltro presidente del prestigioso D.A.Re., il Distretto Tecnologico Alimentare).
L’Università di Foggia come commenta i dati riferiti alla Capitanata e relativi alle classifiche sulla qualità della vita de Il Sole 24Ore e di Italia Oggi?
Per quanto possano contare i commenti espressi su dati e rilevamenti statistici, personalmente credo che non ci si possa accontentare di piccoli miglioramenti nell’ordine di una o due posizioni o, al contrario, di lievi regressioni nell’ordine di altrettante posizioni. Io penso che, nell’ambito di queste classifiche, pesi moltissimo la condizione generale del resto del territorio provinciale, e fin quando non si affronteranno questioni di vitale importanza per un territorio come questo - infrastrutture, strade, ferrovie, ponti, stazioni, palazzetti, scuole solo per citarne alcune - il livello della qualità della vita, intendo quello percepito, sarà sempre piuttosto insoddisfacente. Se invece si prendono in analisi altri indicatori che compongono la nostra vita, come la qualità del tempo, dei rapporti umani, dell’aria che respiriamo, della nostra posizione geografica e degli alimenti, allora credo che l’ordine dei fattori cambierebbe radicalmente. Ma noi, purtroppo, non siamo affatto bravi a parlare bene di noi stessi.
Discostandosi dai dati statistici, che livello di qualità della vita raggiunge Foggia e come intervenire per migliorarlo?
Io ho avuto la fortuna di vivere e studiare a Bologna per molti anni, prima di tornare nella mia terra. Ogni tanto viaggio per lavoro ed è ovvio che noti le differenze, talvolta macroscopiche, tra il nostro territorio e quelli dell’Italia più sviluppata... diciamo così. A me pare che siano differenze tutte infrastrutturali, a cominciare dalla pressoché totale assenza di una rete stradale degna di questo nome. Un esempio? Nell’Asi Incoronata, considerabile la nostra area industriale, non tutte le aziende sono collegate in fibra o con adsl. Insomma, si paga uno scotto di arretratezza infrastrutturale enorme, perché sul piano scientifico, intellettuale, formativo e soprattutto educativo, sinceramente non credo che la Capitanata sia seconda a nessuno. La cosa che detesto di più dei foggiani? Una tendenza generalizzata al lamento nei confronti della nostra stessa città.
Qual è l’impatto socio economico dell’UniFg sulla città di Foggia e sulla sua provincia?
L’Università di Foggia è stata ed è ancora oggi l’unica, sola, grande novità che la Capitanata possa raccontare negli ultimi 20 anni. L’Università di Foggia rappresenta, come indotto e come ricaduta economica sul territorio, la più grande impresa economica e intellettuale del terzo settore, perché per ogni convegno scientifico di livello internazionale che organizza l’Università si rimettono in moto alberghi, ristoranti, taxi, società di servizio, operatori dell’informazione e molto altro. Possiamo affermare che l’Università di Foggia ha radicalmente cambiato il modello e il sistema di vita della Capitanata. Può darsi che sia sfuggito a qualcuno, ma è stata una grande rivoluzione culturale che ha coinvolto e investito tutti e i cui veri benefici si vedranno, limpidamente, tra trent’anni, quando Foggia potrà essere definita, a tutti gli effetti, una città universitaria. Mentre vi scrivo in città ci sono circa 400 studenti universitari provenienti da 30 differenti Paesi d’Europa e non solo. Se questa non è rivoluzione?
E dunque quanta responsabilità ha in questo quadro l’Ateneo?
L’Università di Foggia ha ricevuto molto dal territorio, in termini di donazioni di immobili, in termini di disponibilità e di pazienza, in termini di investimento e molto altro, ma ha restituito moltissimo grazie alla sua presenza prestigiosa e soprattutto qualificata. Oggi l’Università di Foggia attrae investitori, stakeholder, partner internazionali, non credo francamente che possa fare di più. Certo potrebbe partecipare più attivamente alla vita culturale e sociale della città, ma abbiamo organizzato festival, eventi, rassegne e molto altro, e dobbiamo pensare soprattutto ai nostri studenti. Ecco perché credo che l’Università di Foggia ricopra già un ruolo determinante per la città, trovare dei difetti è certamente possibile - in alcuni casi auspicabile - ma anche strumentale. Piuttosto le lamentele che più frequentemente raccogliamo da docenti, studenti e loro familiari circa il nostro territorio si assomigliano tutte: difficoltà nei trasporti, mezzi fatiscenti, strade inesistenti, scarso senso civico, mancanza di un aeroporto, treni per e da Roma e Milano a orari non proprio brillanti. Ma sono tutte cose che, ai nostri rappresentanti territoriali e politici, abbiamo già trasmesso.


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n. 10 / Dicembre 2017

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