Lotta alla pedofilia, Foggia traccia la strada

Lotta alla pedofilia, Foggia traccia la strada

Dagli uffici della Questura, un progetto di rilevanza nazionale a tutela dell’infanzia
Lo psicologo della polizia, Giovanni Ippolito presenta il metodo V.I.E.P.I.
“Così una circostanza casuale fa riemergere un ricordo rimasto sepolto”

E’ nato a Foggia, in seno agli uffici della questura, strutturandosi attraverso le esperienze maturate in 19 istituti scolastici della provincia e incontri educativi con migliaia di minori. Ora, il progetto ‘Prevenzione e contrasto alla pedofilia, ai maltrattamenti, bullismo e informazione sui rischi delle rete’ (dal quale è scaturita la V.I.E.P.I. - Verbalizzazione Involontaria Evocata Per Immagini) potrebbe diventare un programma-pilota da sperimentare nel resto d’Italia e in altri paesi del mondo, da istituzionalizzare e mettere a punto come strumento-chiave per la prevenzione attiva ed il contrasto degli abusi sui minori.
Una caso di eccellenza, quello foggiano, chiamato a rappresentare l’Italia al Convegno Mondiale della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, a Roma, e che ha catalizzato l’attenzione dei rappresentanti degli altri Paesi presenti: Messico, Argentina, Australia e Colombia.
A presentare il progetto, a fine marzo, è stato Giovanni Ippolito, psicologo della Polizia di Stato in servizio presso questura di Foggia, che ha illustrato i risultati di una intensa attività di prevenzione portata avanti dallo stesso, insieme al personale dell’Ufficio minori, in collaborazione con le scuole e la diocesi della provincia.

IL PROGETTO | Il programma di prevenzione della pedofilia, dei maltrattamenti e per il contrasto alla pedo-pornografia online, al bullismo, alla dipendenza da internet è stato realizzato presso scuole, parrocchie e centri di aggregazione giovanile della provincia di Foggia. “Dal 2008 ad oggi, grazie ad una convenzione siglata tra la questura di Foggia e l’allora Ufficio Scolastico Provinciale, è in vigore un programma di prevenzione e di sensibilizzazione sul tema degli abusi sui minori, anche all’interno della chiesa”, spiega il dottor Ippolito. Il progetto ha visto e continua a vedere il coinvolgimento attivo di insegnanti, educatori e catechisti, cioè gli interlocutori privilegiati ed indispensabili delle giovani vittime. “La partecipazione alla Conferenza è stato un momento di grande importanza”, confessa Ippolito. “E’ il riconoscimento di un lavoro che portiamo avanti da anni, da prima ancora che venisse istituita la Commissione voluta nel 2014 da Papa Francesco, per prevenire e sradicare la piaga della pedofilia, anche all’interno della Chiesa”.

LA V.I.E.P.I. | Durante gli incontri con gli alunni (la fascia d’età presa in considerazione è quella tra i 6 e gli 11 anni) sono state fornite loro nozioni fondamentali per riconoscere situazioni di abuso, tale o potenziale, utilizzando apposite “schede visive” rielaborate e disegnate dalla docente Mariella Di Paola e che riproducono - in modo delicato e calibrato sull’utenza - scene e comportamenti a rischio. Contestualmente, è stato insegnato ai vari agenti di cura come riconoscere i vari campanelli d’allarme che possano rivelare una situazione di abuso, sia esso episodico o reiterato. “Questa attività mediata attraverso le immagini - spiega Ippolito - mi ha permesso di individuare un processo (da me indicato come V.I.E.P.I. - Verbalizzazione Involontaria Evocata Per Immagini) del tutto simile alla memoria involontaria già citata da Proust, ovvero una circostanza casuale che fa riemergere improvvisamente un ricordo rimasto a lungo sepolto. L’immagine - continua - forniva l’input irrefrenabile per una confessione di abuso, che non fosse figlia della suggestione. Subito dopo, infatti, la vittima provava vergogna per quanto ammesso, a riprova della genuinità del racconto. In questo modo sono emersi alcuni casi di maltrattamenti che, diversamente, sarebbero rimasti a lungo impuniti”.

I RISULTATI | Prendendo in esame i dati del primo anno di attività, quello più intenso per numero di incontri, gli agenti della questura di Foggia hanno incontrato oltre 2800 bambini iscritti in 19 diversi istituti scolastici della provincia. “In quell’anno - puntualizza Ippolito -  abbiamo ricevuto 12 segnalazioni di potenziali abusi in più rispetto alla media annuale. Di queste, il 33,3% erano legate a situazioni generiche di incuria, un altro 33,3% a disagio familiare, 16,6% relative ad abusi tra familiari, mentre il resto delle segnalazioni non ha avuto riscontro”. Si è trattato di un’attività di sensibilizzazione generalizzata, che ha portato, nell’anno successivo alla sperimentazione, ad un aumento significativo (+50%) delle denunce relative a violenze sessuali in danno di minori di 14 anni e in danno di minori di età superiore ai 14 anni (+17%). Più casi sono stati denunciati, più minori hanno visto la fine del proprio incubo. “Difficilmente possiamo arrivare ai pedofili - continua Ippolito - ma facilmente arriviamo ai bambini. Se educhiamo loro a riconoscere le attenzioni buone da quelle cattive, le carezze sane dalle insane, possiamo aiutare loro ad auto-tutelarsi o chiedere aiuto”.             Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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