Il colore della legalità

Il colore della legalità

La battaglia per la legalità non ha colore politico, e su questo non ci piove, ma saranno la sensibilità e l'intuito femminile a tingerla sempre più di rosa. A ben vedere, c'è oltremodo bisogno di ripristinare le regole e i valori della convivenza civile, di riscoprire il senso civico, di promuovere l'antimafia sociale. Ripartire dall'ABC, insomma.
Ad animare il Comitato "Appelliamoci!", al momento presieduto da Marco Pellegrini, ci sono tre donne distanti per ideologia politica, ma accomunate dai medesimi obiettivi: Rosa Barone, Presidente della Commissione regionale Legalità e Lotta alla Criminalità, Michaela Di Donna, dirigente regionale di Forza Italia, e Patrizia Lusi, dirigente regionale del PD.
La lista delle richieste è lunga: la sede distaccata della Corte di Appello di Bari con giurisdizione sul territorio compreso nel circondario del Tribunale di Foggia; una sezione della Corte d’Appello di Bari con funzione di corte di Assise d’Appello nella cui circoscrizione è compreso il circolo della corte di Assise di Foggia; l’istituzione del Tribunale per i Minorenni e, soprattutto, le sezioni sezioni della Direzione Distrettuale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia.
Al fronte, contro l'illegalità, questa volta nel commercio e nel settore agroalimentare, c'è anche la parlamentare Colomba Mongiello, impegnata a smascherare il falso Made in Italy e a promuovere le produzioni di qualità. È una lotta senza quartiere, in entrambi i casi, talvolta sfibrante, che ha il volto delle donne di Capitanata, testimonial di una battaglia che riguarda tutti.

La  missione della Commissione anti-contraffazione in Capitanata
Settore olivicolo ai raggi X, dalla parte degli onesti
Colomba Mongiello e la battaglia contro le adulterazioni

Combatte l'italian sounding, ad ogni occasione utile fa assaporare il gusto autentico delle produzioni nostrane e fa parte del pool che scannerizza il mercato dell'agroalimentare e studia il fenomeno delle frodi. La Commissione parlamentare d'inchiesta sulla contraffazione è l'organismo istituito proprio su proposta dell'on. Colomba Mongiello (PD) con l'obiettivo di indagare su questo fenomeno, con il contributo degli organi dello Stato e di chi rappresenta imprese e consumatori, per avanzare al Parlamento e al Governo proposte di legge in grado di arginare l'invasione del falso made in Italy, che costa alle nostre casse all'incirca 10 miliardi di fatturato l'anno.
Guidata dal presidente Mario Catania, già ministro delle Politiche Agricole, e dalla vice presidente, la stessa Mongiello, i commissari hanno svolto una missione a Foggia focalizzata sull'agroalimentare e, in particolare, sull'olio, uno dei prodotti più contraffatti e adulterati tra quelli che rientrano nel paniere della dieta mediterranea e che in Puglia ha il suo maggior bacino produttivo.
Prima nelle aziende, poi in Prefettura la Commissione ha ascoltato imprenditori, rappresentanti delle forze dell'ordine e della magistratura, organizzazioni agricole per avere un quadro più chiaro e raccogliere indicazioni operative.
Cosa emerge, onorevole Mongiello?
Siamo positivamente colpiti dalla qualità dell'azione dello Stato in difesa delle imprese che producono qualità e dei consumatori, ai quali deve essere garantita la salubrità di ciò che mangiano e bevono. Magistratura e forze dell'ordine hanno condotto e stanno conducendo indagini di grande complessità, di cui non posso ovviamente riferire, che fanno emergere due elementi: le organizzazioni mafiose territoriali non sono interessate a questo business; esistono legami internazionali di assoluta rilevanza.
È davvero l'olio il prodotto più contraffatto?
Purtroppo sì, insieme all'alcol per alimenti. È anche per questo che il maggior numero di questi casi è stato scoperto a Cerignola, uno dei poli agroalimentari più importanti della Puglia. Perché va da sé che i contraffattori operino con maggiore alacrità dove si produce. Stiamo comunque parlando di quantitativi limitati rispetto al totale della produzione, che è di ottimo livello come abbiamo potuto verificare visitando i luoghi in cui si produce la Bella di Cerignola e la Peranzana, nell'agro di Torremaggiore.
Lei ha elaborato la legge 'salva olio' e contribuito ad elaborare le nuove norme sul caporalato, un impegno fondato sull'affermazione del principio di legalità in un mondo, quello agroalimentare, pieno di zone d'ombra.
Lavorando nella Commissione Agricoltura, prima in Senato e poi alla Camera, mi sono resa conto che le norme destinate a prevenire l'illegalità e contrastarne gli effetti non erano adeguate al sistema della libera circolazione delle merci e del lavoro. O meglio, che i buchi legislativi avevano favorito i disonesti a danno di migliaia di imprenditori onesti, alterando gravemente la competitività del sistema agroalimentare. Colpire finanziariamente chi abusa della chimica per vendere come extravergine un olio lampante o chi fa ricorso ai caporali e al lavoro nero introduce una sanzione certamente più onerosa ed efficace della semplice e irrisoria multa. E più l'attività illegale diventa rischiosa o scarsamente remunerativa, più diventa conveniente la legalità. L'errore che non bisogna commettere è trasformare i necessari controlli in vessazioni, coordinare più e meglio l'attività dei diversi uffici per evitare che gli imprenditori finiscano con l'individuare nell'azione dello Stato un intralcio e non un sostegno alla propria attività.

Dalla Regione, il punto della consigliera pentastellata
Barone: "Spingerò per la Corte d'Appello, la DIA e la DDA"
E’ alla guida della Commissione per il contrasto della criminalità

I grillini studiano, per antonomasia, si professano orgogliosamente paladini di legalità, trasparenza e onestà, e per sillogismo la presidenza della Commissione  regionale di studio e inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia - per brevità: per il contrasto della criminalità - non poteva che essere assegnata a loro. La consigliera regionale foggiana Rosa Barone ricopre il primo incarico accettato dai Cinquestelle alla Regione Puglia (dura un anno).
Il mandato coincide con la fase rovente della lotta al crimine in Capitanata. Pochi giorni prima di essere eletta aveva promosso una mozione per chiedere l'istituzione di una sezione operativa della Direzione Investigativa Antimafia e del Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) in Capitanata.
Il Consiglio regionale l'ha votata all'unanimità. Alla prima seduta, Rosa Barone ha indicato tre linee guida: la redazione di un Testo Unico della Regione Puglia sulla legalità e l’antimafia sociale - che rimetta ordine nell'intricato groviglio normativo -, la realizzazione di uno studio sull’impatto della criminalità sul territorio pugliese e la promozione della cultura della legalità. Considerate le criticità in Capitanata, non certo per campanilismo, garantisce un occhio di riguardo.
Concretamente, cosa può fare la commissione rispetto al caso Foggia?
Cercherò di far pesare anche a livello nazionale il mio ruolo istituzionale, la mia figura, provando a spingere per la Corte d'appello, la DDA e la DIA, esercitando magari anche funzioni di controllo. Tutti i provvedimenti saranno chiaramente regionali. Stiamo lavorando per promuovere la cultura della legalità nelle scuole della regione.
Avete già dato un impulso all'istituzione della DIA.
Abbiamo presentato noi la mozione per spingere una risoluzione che era ferma in Parlamento da più di un anno. A parte le promesse, non abbiamo molti risultati, con tutto che è stata votata all'unanimità. È ancora tutto fermo, è una questione politica che dovrebbe partire dalla maggioranza. Dall'opposizione, da qui, non è facilissimo neanche spingere. In più realizzeremo uno studio su quanto costa la criminalità, quanto ci è costata fino ad ora la corruzione a livello regionale e, quindi, quanto potremmo risparmiare cambiando passo in futuro.
Il testo unico sulla legalità potrebbe certamente richiedere un iter più lungo, ma lo studio sull'impatto della criminalità quando sarà avviato?
Immediatamente. Però, chiaramente, sono tutti studi un po' lunghi, penso che si vedranno i primi risultati nell'arco di 6-7 mesi e avremo qualcosa più di pratico entro Natale. Le audizioni partono subito, cominciamo dalla Regione e dalla sua Sezione Sicurezza e Antimafia per capire finora cosa è stato fatto, poi partiremo con i procuratori, i magistrati, i commissari antimafia per fare un quadro di massima.
Mutuando le parole del consigliere regionale Napoleone Cera (componente della Commissione), c'è il rischio che si faccia pura letteratura antimafia e che non faccia atti concreti?
Sicuramente il pericolo è dietro l'angolo e dobbiamo essere noi a scongiurarlo. Il Testo Unico è già di per sé un atto concreto, così come la puntuale verifica dell'attuazione delle leggi regionali, ma sicuramente anche uno studio di quella che è l'analisi costo-beneficio dell'impatto della corruzione e della criminalità alla lunga darà dei risultati, dando vita ad un modo diverso di rapportarsi alla Regione.
Chiaro che è nostro interesse far sì che non sia mera letteratura antimafia. Ci stiamo organizzando proprio per la settimana della morte di Falcone cercando di fare qualcosa per le scuole di concreto, un evento nelle scuole, legato a due agenti della scorta di Falcone che erano pugliesi e che non vengono ricordati abbastanza. Il percorso della memoria è fondamentale.

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n. 10 / Dicembre 2017

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