Dolore cronico, il diritto a non soffrire

Dolore cronico, il diritto a non soffrire

I numeri del Centro di Medicina del Dolore degli Ospedali Riuniti di Foggia
La struttura diretta dal dott. Consoletti è un centro hub di riferimento in Puglia

Il Centro di Medicina del Dolore degli Ospedali Riuniti di Foggia è sempre pieno. Nei corridoi che portano all’ambulatorio, al piano terra del plesso Maternità, si incontrano uomini e donne di ogni età, in fila con la loro prenotazione ottenuta grazie ad una semplice richiesta del medico curante. Nonostante i numeri elevati, i tempi delle lista d’attesa non sono impossibili: “Massimo 7-10 giorni per i malati non oncologi”, spiega il dottor Leonardo Consoletti, l’anima dell’ambulatorio. “Le richieste dei malati oncologici, invece, vengono evase nel giro di 48 ore al massimo”, precisa. I motivi sono facilmente intuibili.
Non tutti sono a conoscenza dell’attività che viene svolta all’interno della Struttura di Medicina del Dolore del nosocomio foggiano. “La gente che non soffre, non sa. C’è un muro di disinformazione e diffidenza che va assolutamente abbattuto. Come se il dolore fosse un tabù”, precisa.
Eppure, il centro di Medicina del Dolore dauno è hub di riferimento in Puglia e si occupa della cura del dolore in pazienti oncologici e non, con un approccio polimodale che va dalle prescrizione farmacologica alla terapia infiltrativa, fino alle più moderne ed avanzate tecniche di neuro modulazione (impianto di stimolatori midollari e di pompe intratecali) e procedure in radiofrequenza.
IL DOLORE CRONICO. In Italia sono circa 15 milioni le persone affette da dolore cronico, di cui solo il 10% legato ad una malattia oncologica. Il più delle volte si tratta di un dolore dovuto a patologie vertebrali, artrosi, cafalea, sciatalgie, lombalgie e neuropatie periferiche, con un fortissimo impatto sulla qualità della vita sociale e lavorativa di chi ne soffre (il 20% di questi pazienti dichiara di aver cambiato lavoro e addirittura il 17% di averlo perso). Importantissime sono le conseguenze psicologiche (nel 22% dei casi è stata diagnosticata una sindrome depressiva).
“I centri di terapia antalgica non servono a dare una soluzione al dolore”, spiega Consoletti. “Ma servono a trovare soluzioni in grado di migliorare la qualità di vita complessiva del paziente, attraverso il contenimento del dolore e migliorandone le funzioni. Con risultati importanti: parliamo, ad esempio, dell’80% dei casi di cefalea e del 50% di casi di lombalgia. Ma c’è chi preferisce continuare ad ‘imbottirsi’ di antinfiammatori”.
TERAPIA DEL DOLORE. In questo modo, è possibile interrompere l’uso di farmaci - “che molto spesso diventa un vero e proprio abuso, anche pericoloso”, spiega - ed intervenire con infiltrazioni, radiofrequenza od ozonoterapia, tutti trattamenti ripetibili volti alla ricerca di un equilibrio tra farmaci e tecniche fisiche e antalgiche. “I pazienti che soffrono di dolore cronico non oncologico sono stretti in una zona grigia tra l’area farmacologica e l’area chirurgica: la prima non è più sufficiente, ma non sono suscettibili di trattamenti chirurgici. I medici anestesisti della Medicina del Dolore intervengono in quest’area di mezzo, con strumentazioni e tecniche particolari e innovative”.
DIRITTO A NON SOFFRIRE. Chiave di volta nell’istituzionalizzazione di questo ambito della medicina è stata l’approvazione di una legge sul dolore, la n.38 del 15 marzo 2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”: si tratta di una legge innovativa che per la prima volta inserisce la terapia del dolore e le cure palliative nel capitolo dei LEA, ossia dei Livelli Essenziali di Assistenza, che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire in maniera gratuita o con il pagamento di un ticket in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il dolore viene riconosciuto come “quinto segno vitale” per cui la sua misurazione, mediante apposite scale, viene inserita nella cartella clinica del paziente così come la pressione arteriosa o la temperatura corporea. Viene inoltre facilitata la prescrizione di farmaci oppiacei mediante semplice ricetta rossa.
I NUMERI. Ogni anno, attraverso il Centro di Medicina del Dolore di Foggia vengono effettuate dalle 3500 alle 4000 prestazioni ambulatoriali. Almeno un migliaio i pazienti che vengono trattati chirurgicamente, con interventi di piccola e media chirurgia, attraverso assistenza ambulatoriale, day hospital e ricovero. Tutto ciò è possibile perché dal 2015 la struttura del Riuniti è stata individuata centro ‘hub’ di riferimento per la Regione Puglia (nel complesso, vi sono 6 centri ‘hub’ e 15 ‘spoke’, ovvero strutture ambulatoriali). “Da quest’anno, sarò affiancato dalla dottoressa Nicoletta Di Francesco, anestesista, e la struttura potrà crescere ancor di più, a tutto vantaggio della popolazione”, spiega Consoletti. “E questo grazie alla sensibilità dell’azienda e dei direttori delle varie strutture. Il prossimo obiettivo da centrare sarà quello di poter dispensare la cannabis all’interno della struttura”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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