Marzia Albenzio, una carriera ‘Made in UniFg’

Marzia Albenzio, una carriera ‘Made in UniFg’

Da studentessa a ordinario, storie di chi resta e scommette su Foggia
A 45 anni è, oggi, l’Ordinario più giovane d’Italia in un settore tutto maschile
“Vivo il mio come il traguardo di un territorio, qui sono nata e qui volevo restare”

E’ il professore ordinario più giovane d’Italia nel suo settore (Zootecnia speciale, ambito da sempre appannaggio maschile). Ma soprattutto è la prima studentessa dell’Università di Foggia ad aver fatto tutta la trafila: dai banchi alla cattedra più importante del Dipartimento di Scienze agrarie UniFg.
E’ la storia della professoressa Marzia Albenzio, un percorso di una maturazione (accademica e professionale) ed un racconto di amore e fiducia per la propria città e le sue potenzialità. I primi 18 anni di autonomia dell’Università di Foggia contengono molte storie che vanno sedimentandosi man mano che cresce la profondità della traccia lasciata dall’Ateneo nel tessuto sociale del territorio che lo ospita. Albenzio -  45 anni il 23 agosto – ha vissuto appieno l’esperienza universitaria: da studentessa a laureata, da ricercatrice a professore associato, fino a diventare ordinario della Dipartimento in cui ha mosso i primi timidi passi. “Vivo il mio personale come un traguardo del mio territorio”, spiega Albenzio. “Quando, dopo la maturità, ho deciso di proseguire gli studi, ho scelto l’Università di Foggia. Il perché era semplice: qui sono nata, qui volevo continuare la mia formazione. Ho scelto un corso di laurea afferente alla Facoltà di Agraria, e la prima lezione che ho seguito è stata di Zootecnia generale. Nel tempo questa circostanza, che a me sembrava solo casualità, si è rivelata un segno del destino”.
Si è laureata il 10 ottobre 1996 (110 con lode, tesi in Microbiologie degli alimenti presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Foggia allora sede gemmata dell’Università di Bari): da quel momento in poi il dilemma che riguarda un po’ tutti i laureati presso gli Atenei del Sud, restare o partire. Oggi grazie all’attività di placement e alle molte conquiste socio-territoriali ottenute dall’Università di Foggia, il dubbio appare quanto meno più robusto rispetto a una scelta che – oltre vent’anni fa – appariva scontata.
Invece la prof.ssa Albenzio scelse di restare e di investire nell’Università che l’aveva formata. “Quando mi sono laureata e abilitata all’esercizio della professione, i miei titoli erano facilmente spendibili soprattutto fuori dalla Puglia”, racconta. “Ancora una volta mi sono trovata di fronte a un bivio e ancora una volta, grazie all’ammissione ad un corso di dottorato di ricerca afferente all’Università di Foggia, potevo continuare la formazione post lauream nella mia città, nel mio territorio. Per questo percorso e durante tutte tutte queste scelte, i miei genitori mi hanno sempre sostenuta e incoraggiata. Dopo i tre anni di PhD la scelta è stata definitiva e, nonostante mio marito lavorasse lontano dalla Puglia, abbiamo deciso di continuare ad investire nella nostra città, nel nostro territorio: questa, alla fine, è diventava anche una scelta familiare. Da quando ho preso servizio come ricercatore di Zootecnica speciale, le mie ricerche sono state preferenzialmente rivolte allo studio del territorio ed al suo potenziamento; in questo sono stata avvantaggiata dalla naturale vocazione agricolo-pastorale della nostra terra. Negli anni a seguire, nel ruolo di professore associato ho consolidato la passione per l’attività didattica e cercato di ottimizzare la capacità di trasferire la mia passione, le mie conoscenze agli studenti, per una formazione quanto più completa possibile”.
Dallo scorso ottobre, è docente Ordinario dell’Università di Foggia. La prima studentessa foggiana a diventarlo, come detto la più giovane d’Italia nel proprio settore disciplinare. Albenzio, inoltre, è il secondo Ordinario donna in un settore, quello della Zootecnia, caratterizzato da una preponderante presenza di uomini. “Quando penso a questo traguardo al femminile - conclude - penso alle mie figlie, al dono della maternità, a come loro vivono la mia e nostra UniFg, con un senso di appartenenza assoluto. Scegliendo di rimanere nella mia città, mi sono, in qualche modo, fatta scegliere dall’Università di Foggia, che mi ha riservato un importante percorso professionale, ma anche e soprattutto di vita”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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