‘Donna Faber’, il mestiere di essere donne

‘Donna Faber’, il mestiere di essere donne

A Palazzo Dogana la mostra fotografica frutto di una ricerca di sociologia visuale


Non sono principesse, non sono ritratte in pose plastiche, né in abiti ricamati con pizzi e merletti, ma hanno negli occhi la luce e la soddisfazione di chi ce l’ha fatta, di chi è riuscita a realizzarsi facendo il mestiere che desiderava da bambina. C’è chi sognava di diventare fabbro o minatore, chi di guidare un elicottero o di fare il vigile del fuoco, la guardia giurata, la camionista. Sono donne che fanno mestieri da uomini, ritratte nella quotidianità di ruoli considerati ancora appannaggio esclusivamente maschile.
La mostra “Donna Faber. Lavori maschili, sessismo e altri stereotipi” ha fatto tappa a Foggia, nell’ambito delle attività promosse dall’Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Foggia, Antonietta Colasanto. “Stiamo operando un percorso di educazione di genere indirizzato alla cittadinanza”, racconta la Consigliera. “Siamo convinti che le discriminazioni di cui la donna ancora oggi è oggetto, vadano combattute educando prima di tutto le nuove generazioni.  Dopo il primo Festival del Cinema di Genere, realizzato nei mesi scorsi in collaborazione con l’associazione Cinemafelix, infatti, abbiamo promosso una serie di incontri rivolti ai bambini dai 7 ai 12 anni, con il titolo esplicativo di “Ma quale principe azzurro”, che hanno inteso raccontare ai più piccoli, il percorso di vita di eroine non convenzionali, quali Frida Khalo, Violeta Parra, Juana Azurdauy e Artemisia Gentileschi. La mostra Donna Faber, inaugurata alla presenza della Consigliera Nazionale di Parità, Francesca Bagni Cipriani, dunque, porta a compimento un percorso dal più ampio respiro.”
Nel corso dell’inaugurazione a Palazzo Dogana, si è svolta una lectio magistralis tenuta da Antonella Cagnolati, docente di Storia dell’Educazione di Genere all’Università di Foggia e  rappresentante delle Pari Opportunità, sul tema “Sguardi differenti – Il lavoro delle donne in un’ottica di genere” e da Emanuela Abbatecola, docente di Sociologia Economica e del Lavoro Università di Genova, su “Donna Faber. I lavori maschili e altri stereotipi”.  
La fotografia è utilizzata come strumento di comunicazione immediata e ricerca sociale, mezzo per uscire dall’ambito accademico e portare l’esito degli studi compiuti, in giro per l’Italia. Il progetto è, infatti, il frutto di una ricerca di sociologia visuale sviluppata dal laboratorio Ag. About Gender e il laboratorio di sociologia visuale dell’Università di Genova, coordinato da Emanuela Abbatecola, ricercatrice e direttore della Rivista Internazionali di Studi di Genere AG-AboutGender. Le fotografie sono state realizzate dall’associazione culturale 36° Fotogramma. Trenta immagini a corredo di altrettante interviste e testimonianze, che raccontano le storie di donne che quotidianamente si misurano con un mondo del lavoro sessista e costellato da pregiudizi, difficili da abbattere. “Una volta ero a casa di un cliente e il mobile non entrava. Il marito mi guardava e ha detto alla moglie ad alta voce: te l’avevo detto che una donna non è capace di prendere le misure!”, si legge a corredo della foto che ritrae “Irene, falegnama”.
L’uso del femminile nelle didascalie delle immagini, come spiegato in calce, è volutamente forzato, per sottolineare quanto anche grammaticalmente il maschile assume troppo spesso un’autorevolezza ostentata. “I passi avanti nella storia dell’affermazione dei diritti delle donne nel mondo del lavoro sono stati fatti e sono tanti – ha concluso la Colasanto - ma non è ancora abbastanza. Bisogna puntare alle politiche legate alla conciliazione tempo vita - lavoro. Un donna, a partire dalla famiglia, deve essere messa in condizione di potersi realizzare e lavorare in maniera serena. Bisogna operare delle scelte fatte in base alle capacità e sarebbe tutto più facile se si riconoscesse alle donne la grande capacità che hanno di portare nel lavoro il loro essere originali, la propensione alla creatività, la passione, peculiarità unica delle donne, in ogni ambito”.               Ilaria Di Lascia


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n. 10 / Dicembre 2017

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