Viale XXIV Maggio, c’è più vita su Marte

Viale XXIV Maggio, c’è più vita su Marte

Fuga dal Quartiere Ferrovia: altre chiusure di attività in vista

La vendita continua altrove. I fittasi e vendesi sono la regola in viale XXIV Maggio. È una pietosa Via Crucis di stazioni dismesse. Passato il semaforo della Villa comunale, è una desolazione (e per la verità, rischia grosso anche l’isolato prima). A Foggia quello che è successo nei quartieri ferrovia come ce ne sono a bizzeffe in tutta Italia è solo arrivato più tardi. C’è una vita che non continua sul Viale della Stazione, serrande che calano. E quasi miracolosamente e inspiegabilmente sopravvivono due edicole a distanza di quaranta metri l’una dall’altra, sulla stessa strada. Cioè, quando i chioschi dei giornali chiudono in tutta la città, in tutta la provincia, quelli stoici, si fanno concorrenza da un marciapiede all’altro. Roba che non ci puoi pensare, da scritturare per un film. Con lo stesso codice si sono duplicate le kebabberie.
A un capo di quella strada, lo storico Bar Ruocco ha gettato la spugna. “Domani consegniamo le chiavi, si chiude un capitolo. Dopo 55 anni”: è il buongiorno senza cornetto e caffè del titolare al 12 gennaio. Alla vigilia di un doloroso addio, tiene la serranda a metà e dietro la porta raccatta i rimasugli di una vita tra quattro mura ormai disadorne. Oggi si serve solo l’amaro qui. Colpa della politica adottata dall’Acquedotto Pugliese - ci conferma - non c’è una verità occulta, nessun retropensiero, nessun mistero, niente da nascondere.
La sua attività non è fallita, per intenderci, e non ha mai avuto problemi con nessuno. Tantomeno c’entrano gli stranieri: “Gli extracomunitari erano forse i nostri migliori clienti, per orgoglio lasciavano anche la maggiorazione”. Il fitto è raddoppiato. Due terzi del palazzo sono vuoti. “Prima gli affitti erano vantaggiosissimi, negli ultimi vent’anni si sono lentamente adeguati ai prezzi di mercato”. Lui ha ereditato il bar dal padre. Nemmeno aveva capito quanto fosse popolare, quanta gente avesse fidelizzato e quanta lo considerava un riferimento, fino a quando non ha chiuso.
La fuga dal viale a gennaio ha accelerato: un altro commerciante, il titolare di Franzi, ha annunciato la chiusura del punto vendita dopo 18 anni. “Questa zona è diventata un vero e proprio ghetto” ha scritto comunicando il trasferimento. E ancora: “Il salotto di Foggia non doveva assolutamente essere trascurato e abbandonato in questo modo”. Difficile continuare a guardare il mondo da un oblò e si salvi chi può. E ora come ora c’è più vita su Marte.
“La situazione del viale è peggiorata perché con la chiusura del Bar Ruocco si avverte una sensazione di tristezza, di abbandono di una parte della città dove anni fa c’era passeggio, c’era vita, c’era gente. E sono previste anche ulteriori chiusure di altre attività italiane - è lo sfogo di Roberta Apicella, presidente degli Amici del Viale -  Gli unici spazi occupati adesso sono occupati solo dagli stranieri, tra i quali abbiamo una macelleria, esattamente sul viale per antonomasia di Foggia.
A mio modesto parere, la mancanza del piano del commercio ha favorito un disordine totale, una assoluta mancanza di regole del commercio, e sarebbe bastato questo perché il quartiere Ferrovia non venisse ghettizzato, anche perché nelle vie perpendicolari al Viale, Via Piave per esempio, via Monfalcone, ma anche via Podgora, abbiamo tipo cinque kebbaberie nel giro di cinquanta metri. Bisogna riportare l’ordine in città, perché il piano del commercio manca da vent’anni. In questa zona della città in particolar modo si sono permesse delle aperture sconsiderate e scellerate. Per piano del commercio, intendiamo il divieto dal momento in cui venga approvato di aprire altre attività uguali ad un passo l’una dall’altra. Le attività straniere in città sono concentrate tutte nel Quartiere Ferrovia ma non è tanto quello, perché io non sono razzista e non sono xenofoba - ci sono delle attività che sono oramai storiche qui e andiamo d’accordo con tutti - però non ha senso aprire una kebabberia all’angolo di via Piave quando di fronte ce n’è un’altra e a tre metri un’altra ancora. Altrove non sarebbe permesso”.
Il bastone e la carota per l’assessore Claudio Amorese, insieme assessore alle Attività Economiche e all’Annona. “Intendo ringraziare il comandante e tutto il Corpo della Polizia Municipale che oramai ha istituto praticamente un presidio permanente: gli agenti sono sempre in via Podgora, fino alle nove di sera, a monitorare la situazione. Difatti la condizione delle vie che intersecano il viale non è affatto peggiorata ma è migliorata proprio perché ci sono controlli serrati. Per esempio quel mercatino che facevano gli extracomunitari esponendo roba di dubbia provenienza oppure presa dai cassonetti non c’è più. In Via Podgora non c’è più quel bivacco che si creava dall’una in poi. C’è una volante della polizia che passa a intervalli regolari. Ringraziamo l’assessore Claudio Amorese che ci ascolta sempre e ci è venuto sempre incontro, ha fatto in modo che vi fosse il presidio fisso dei vigili urbani, siamo pieni di telecamere. In tutta Foggia si sentono scippi e furti, al quartiere Ferrovia queste cose non succedono, perché siamo attenzionati. E poi il disordine che vedevo un tempo non lo vedo più. Quello che mi dispiace - continua Roberta Apicella - è l’abbandono del viale: un’amministrazione attenta alle sorti della propria città avrebbe dovuto puntare ad un rilancio con dei progetti, degli sgravi fiscali per esempio per chi volesse aprire un’attività sul viale cittadino, invece si conta sui centri commerciali, delocalizzando anche i cittadini, privandoli dell’opportunità di passeggiare sul viale, perché è un danno per tutti quanti. Io ho lo studio in via Isonzo, ho vissuto 21 anni in via Piave per cui la conosco benissimo la zona, come le mie tasche, e sono molto dispiaciuta di questo disinteresse da parte dell’amministrazione comunale. Ci ha accontentato, ci sono state un paio di manifestazioni, una all’Immacolata, e l’altra nel week end dell’Epifania, quando c’erano meno quattro gradi per cui non ha partecipato nessuno, ma le cose da fare sarebbero altre”.
Il comitato di quartiere e l’associazione degli Amici del Viale accolgono di buon grado tutte le buone idee, fiere e mercatini compresi, che possano portare gente. Vorrebbero indietro anche arredi, piante e panchine.
“Le panchine sono state tutte quante divelte e poi sono state proprio smontate perché favorivano il fatto che le signorine che vendono il proprio corpo si sedessero lì, ma le signorine passeggiano comunque lungo il viale, per cui sono solo stati tolti gli arredi urbani a scapito del cittadino. E ci sono molte persone anziane nel quartiere ferrovia. Non c’è una ludoteca, non c’è un asilo, non c’è una merceria, mancano tanti servizi, eppure noi paghiamo le tasse che sono uguali in tutta Foggia, non si paga a seconda del quartiere in cui si sta, ma noi paghiamo dei tributi altissimi per avere zero servizi”.
Promosso a pieni voti solo il nodo intermodale: i nugoli di passeggeri alla fermata, effettivamente, sono una scarica di defibrillatore. “Il terminal bus di Foggia è uno dei più grandi d’Europa per cui è giusto che venga utilizzato e sfruttato al cento per cento - conclude la presidente dell’associazione Amici del Viale - Ne siamo contenti e siamo felici di poter arrivare a Piazza Vittorio Veneto e vederla finalmente sgombera da pullman in tutta la sua bellezza” .

Chi non fugge da Foggia: il viaggiatore sfregiato
Un ritorno a casa funestato

Prima o poi il viaggiatore volterà il cuzzetto e se ne tornerà su un treno. Fugge da Foggia e chi s’è visto s’è visto. L’opera “Ritorno a casa” realizzata da Leonardo Scarinzi donata alla città dal Rotary Club di Foggia nel 2014 in occasione del 60esimo anno dalla sua fondazione è stata sfregiata un’altra volta. I vigliacchi, si sa, colpiscono alle spalle. La schiena è stata sfondata. Che li si chiami idioti, menti malate, vandali, stolti (il sindaco Franco Landella ha concentrato le giaculatorie in un post), incivili, imbecilli, balordi e chi più ne ha più ne metta, hanno affondato nella carne viva, dell’umanità che non si rassegna. La città si è affezionata a quel viandante con la valigia, pure quella all’epoca vandalizzata, prima squarciata e poi imbrattata.
Nel 2015 il viaggiatore fece armi e bagagli per qualche mese e si ricoverò per un restauro e quando venne rimessa al suo posto, meno di un anno dopo, ci spruzzarono sopra la vernice. Sui social è stata proposta una raccolta fondi per ripararla subito (l’idea è partita dal presidente dell’Ordine dei Medici Salvatore Onorati), un’occasione per risvegliare anche il senso di comunità. Il viaggiatore troverà i suoi benefattori e tornerà in infermeria, ma rimarrà il simbolo di un foggiano che sceglie di tornare e dopo averne passate di cotte e di crude si domanda chi gliel’ha fatto fare.


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n. 10 / Dicembre 2017

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