Daniela Tzetkova dall’Az alla Buki

Daniela Tzetkova dall’Az alla Buki

La personale dell’artista bulgara esposta alla Galleria d’Arte “Creo”
Il fascino dell’alfabeto, segni tramandati nella storia e tradotti in “disegni”

Az e buki, sono le prime due lettere dell’alfabeto bulgaro e sono loro a divenire installazioni monumentali, e a pendere all’alto per accogliere il visitatore nella sede dell’Associazione di Promozione Sociale “Creo” in via Lustro a Foggia, e gestita dai soci fondatori Angelo Pantaleo e Anna Altamura.
Fino al 2 dicembre è stato possibile ammirare le creazioni grafiche dell’artista bulgara Daniela Tzetkova (in foto), nota al pubblico foggiano per una serie di collaborazioni strette, negli anni, con le associazioni cittadine che operano nell’ambito del sociale e della società civile; la Tzetkova ha prestato, infatti, la sua indiscussa professionalità e il suo talento per diverse “cause” artistiche tra le quali anche le decorazioni all’interno dell’allestimento della collezione archeologica al primo piano del Museo Civico di piazza Nigri.
Oggi il suo percorso maturo e mai scontato, si rivolge al mondo nella sua essenza, quella del colore, della luce e non ultima, della materia. L’emotività è il filo conduttore di un percorso espositivo carico di suggestioni e rimandi alla cultura proto-bulgara.
Si parte dunque dall’alfabeto che dalle rune al cirillico ha attraversato millenni di storia tramandando segni che la Tzetkova traduce in “disegni”. Nelle serigrafie in particolar modo, il tratto si libera dalle regole sia della scrittura che della tradizione orale, e le filastrocche bulgare danno vita a immagini archetipiche diventando: fate, gatti a sette code, animali notturni, piante mostruose, anemoni e bambini capricciosi. Il capriccio artistico invece corrisponde ad una linea ludica che segue dinamiche proprie della filosofia del concept, rifuggendo da stereotipi iconografici e traducendo l’energia del pensiero in ductus grafico dal sapore nordico.
Dal Nord Europa l’artista pesca ad ampie mani, attingendo dalla grande temperie dello studio del segno grafico, dal quale riprende sia gli stilemi formali che il legame che questi popoli hanno da sempre con la cultura degli abitanti della penisola scandinava. Sono poi la carta naturale e i pigmenti ricavati da piante rigorosamente custodite nel viridarium dell’artista a fare il resto, con quel terrazzo odoroso che lei custodisce gelosamente e che è diventata la sua bottega alchemica, nella quale - grazie a impasti e misture - per via di sperimentare, vengono fuori tessuti (in fibra picta, appunto), sui quali viene impressa una immagine che rinvigorisce o sbiadisce con inconsueti modi.
E non provate a chiederle come ottiene quei colori lievi dalle misture strutturate, poiché le “ricette” dell’indaco polvere, della ruggine, della terra bruciata, degli ocra pallidi e dei rosa cangianti, sono rigorosamente top secret, e il suo hortus conclusus è lo spazio nel quale crea con animo puro e con evidente stupore, opere che parlano un alfabeto altro… Che, secondo noi, non è solo quello proto-bulgaro ma è quello dell’aria, dell’acqua, della terra, ispirato dal Creato, da cui tutto nasce e a cui tutto torna, dall’Alfa all’Omega, o meglio per dirlo come direbbe la Tzetkova: dall’Az alla Buki.       Francesca Di Gioia

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n. 10 / Dicembre 2017

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