L’uomo che spezzò il filo del racket

L’uomo che spezzò il filo del racket

Due donne ricordano il ‘sacrificio’ di Giovanni Panunzio
Sul palco del Giordano, per non dimenticare il 6 novembre 1992: dopo 24 anni torna a Foggia il testimone di giustizia, Mario Nero

Ci sono periodi dell’anno, mesi e giorni precisi, che restano impressi, nel bene o nel male, nella memoria. Per Foggia, è evidente, il mese di novembre sembra destinato a lasciare sul calendario collettivo avvenimenti che hanno modificato sensibilmente la storia della città. 6 novembre 1992, alle 22.40 l’imprenditore Giovanni Panunzio viene raggiunto da una scarica di colpi di pistola e rimane ucciso in un agguato mentre percorreva via Napoli, alla guida della sua Y10.
Panunzio veniva ucciso dopo 3 anni di minacce e tentate estorsioni. Tentate, perché il 51enne ex muratore diventato un professionista affermato nel campo dell’edilizia, non si era mai piegato alla richiesta di consegnare 2 miliardi di lire al racket, anzi tentò di ribellarsi denunciando i suoi estorsori. Ma la Foggia in cui echeggiarono i colpi esplosi per uccidere il costruttore, era una Foggia diversa da quella odierna. Una Foggia silente, che per anni aveva preferito voltare la testa dall’altra parte. Quell’episodio segnò una tappa fondamentale per chi ancora oggi combatte e contrasta fenomeni di tale portata: con la condanna all’ergastolo dell’assassino di Giovanni Panunzio, la Corte riconosceva per la prima volta l’esistenza del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Il primo passo per combattere un male. Ecco perché il sacrificio di Panunzio, l’uomo che per primo spezzò il filo del racket, non è stato vano. Lo ribadiscono tutti i giorni con forza, attraverso l’associazione che porta il suo nome, i suoi famigliari e quanti hanno deciso di abbracciare la causa onorandone la memoria. E lo hanno fatto anche domenica 6 novembre con una cerimonia commemorativa a 24 anni dal suo assassinio.
Sul palco del Teatro Giordano, si sono avvicendati tanti ospiti dal mondo della magistratura che hanno riportato testimonianze preziose di chi ogni giorno combatte la mafia e di chi c’era durante quel periodo delicato in cui le coscienze vennero brutalmente scosse. Sono intervenuti al dibattito il Procuratore aggiunto del Tribunale di Bari, Pasquale Drago, l’ex commissario di polizia Ennio Di Francesco, il procuratore generale della Corte d’Appello di Potenza Massimo Lucianetti, Dimitri Lioi, presidente dell’associazione Panunzio, Eguaglianza, Legalità, Diritti.
Ma la serata è stata soprattutto l’occasione per presentare il libro della giornalista Michela Magnifico, “6 novembre 1992, il coraggio di un uomo”, edito da La Meridiana. Scritto con la collaborazione di Giovanna Belluna, nuora di Panunzio, e con la prefazione di Agostino de Paolis, allora capo della Squadra Mobile di Foggia e attuale primo dirigente della Polizia di Stato, il libro torna sulla vicenda dell’imprenditore foggiano delineandone un profilo umano, anche attraverso aneddoti di coloro i quali lo ebbero come padre, marito e nonno.
Un omaggio che vuole essere un monito per la città, affinché non dimentichi questa pagina della sua storia, e uno strumento, per quanti non conoscono la vicenda dell’omicidio Panunzio, che sottolinei quanto l’intento pedagogico di un libro come questo sia fondamentale perché contribuisca a formare una coscienza civica, a partire proprio dai più giovani. Ai momenti di riflessione si sono alternati momenti musicali a cura del M° Luciano Fiore che ha diretto il Coro Dauno U. Giordano, il soprano Ripalta Bufo e il M° Fabrizio. I monologhi teatrali scritti da Marcello Strinati e interpretati da Stefano Corsi e Stefano Tornese del Centro Universitario Teatrale - Cut Foggia, hanno riportato in vita pensieri e parole di Giovanni Panunzio e Mario Nero, il testimone di giustizia, “l’uomo senza volto” che perse per sempre la sua libertà quel 6 novembre di 24 anni fa, quando decise di raccontare quello che aveva visto. Un uomo che, grazie all’impegno dell’associazione è riuscito a tornare dopo 24 anni a Foggia e ha potuto finalmente guardare in faccia la sua città per dire a gran voce che ancora tanto c’è da cambiare, soprattutto le coscienze di ognuno. “Perché non bastano proclami e manifestazioni – ha detto Mario Nero, con la voce rotta dall’emozione - se poi ognuno torna a curare il suo orticello. Bisogna avere il coraggio di alzare la testa e denunciare, non piegarsi a logiche fin troppo radicate”. Giovanni Panunzio, per dirla con le parole di Mario Nero, è stato un vero costruttore, ha posto le basi per una società migliore. E il palazzo della legalità sarebbe già terminato, se avessimo seguito il suo esempio.                           
Ilaria Di Lascia

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n. 10 / Dicembre 2017

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