Il Centro Antiviolenza perde 40mila euro

Il Centro Antiviolenza perde 40mila euro

Sfumato il finanziamento per il programma “Il diritto di non essere maltrattate”
L’Ambito Territoriale di Foggia escluso dalla Regione

“Il diritto di non essere maltrattate” a Foggia sta a zero. Il programma antiviolenza è stato scartato dalla Regione. Sedici Ambiti Territoriali in tutta la Puglia hanno presentato le domande per il finanziamento, solo due non sono stati ammessi. Lucera, Cerignola, Troia e San Severo hanno chiesto e ottenuto 40mila euro, San Marco in Lamis, per essere precisi, ha richiesto 39.912 euro e tanto è stato concesso. I punteggi assegnati ai programmi antiviolenza arrivati dalla Capitanata vanno dai 76 punti di Lucera ai 55 di San Severo, considerato il minimo per accedere al finanziamento (la prima in graduatoria è Barletta con 90 punti, ma il finanziamento massimo resta di 40mila euro).
Foggia ha conseguito un punteggio inferiore a 55, appena 48 punti, l’altro programma non ammesso arrivava da Fasano ed è stato considerato inammissibile dalla Commissione. Gli elenchi sono stati approvati dal dirigente della Sezione Promozione della Salute e Benessere e pubblicati a fine ottobre.
La Regione ha notificato all’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Foggia soltanto la non ammissione al finanziamento richiesto ma nel provvedimento non sono state comunicate le motivazioni della valutazione e della conseguente mancata assegnazione. Tanto che l’assessore Erminia Roberto voleva recarsi a Bari per capire quali fossero le ragioni dell’esclusione.
I programmi dovevano essere presentati da parte dei Centri Antiviolenza agli Ambiti territoriali non beneficiari del finanziamento assegnato a novembre dell’anno scorso (il Comune di Foggia non aveva proprio presentato domanda) e questi ultimi lo candidavano al finanziamento regionale. A maggio era stato pubblicato il secondo Avviso Pubblico finalizzato a “sostenere le attività dei centri antiviolenza ed implementare su tutto il territorio regionale la rete dei servizi per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, finalizzata all’accoglienza, al sostegno e all’accompagnamento delle donne vittime di violenza, sole o con minori, con l’obiettivo di supportarle durante tutto il percorso di fuoriuscita dalla violenza medesima”.  Tra i criteri di attribuzione del punteggio e ai fini della valutazione, venivano considerati la dimensione del cofinanziamento del programma da parte dell’ambito territoriale, le professionalità coinvolte, il livello di formazione specifica delle operatrici, i temi della prevenzione e contrasto alla violenza di genere quali finalità esclusive o prioritarie indicati nello statuto, avere garantito al personale operante l’accesso a corsi di formazione specifici o di aggiornamento nell’ultimo triennio.
Sarebbero state  riscontrate una serie di criticità nell’istanza presentata dall’Ambito Territoriale di Foggia: un punteggio così basso potrebbe dipendere dalla mancata costruzione di una rete di partenariato, con l’indicazione chiara e concreta del ruolo attribuito a ciascun partner e l’indicazione effettiva e concreta delle strategie adottate per implementare e consolidare nel tempo la rete antiviolenza (così come richiesto dall’Avviso Pubblico), dalla mancata presa in carico del progetto da parte del Comune e da possibili lacune nell’indicazione del percorso formativo delle figure professionali coinvolte.
Sin dalla fase operativa, i soggetti beneficiari devono dimostrare di avere effettivamente i requisiti dichiarati, dunque chiusa l’istruttoria il finanziamento non viene liquidato a occhi chiusi.
Il Centro Antiviolenza di Foggia, operativo nell’ex palestra Gil del Comune in via Matteotti, è gestito ora dal Consorzio “Terzo Settore” Società di Servizi Sociali – Società Cooperativa Sociale con sede a Volla (Na) che si è aggiudicato il servizio e ha incaricato per lo svolgimento delle attività una sua associata, la Società Cooperativa Sociale “Rebus” di Foggia. L’affidamento è avvenuto mesi fa, alla scadenza della convenzione con l’Associazione “Donne Insieme”. Il Centro, almeno per il momento, dovrà fare a meno dei 40mila euro. I programmi antiviolenza restano però integrativi e non sostitutivi rispetto ai servizi e agli interventi programmati nei piani sociali di zona.
a cura di Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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